Nicotine, valium, vicodine,  marijuana, ecstacy and alcohol

Voto
1. Go with the flow
2. Regular John
3. Monster in the parasol
4. Tangled up in plaid
5. Little sister
6. You can’t quit me, baby
7. I wanna make it wit chu
8. Leg of lamb
9. I think I’ve lost my headache
10. Mexicola
11. Burn the witch
12. Song for the deaf
13. No one knows
14. Long slow goodbye
Interscope Records
2005
Website
QUEENS OF THE STONE AGE - "Over the years and through the woods"

Tempo di live album per i Queens Of The Stone Age, un disco forse pubblicato per riportare in auge il nome della band, che con l’ultimo “Lullabies to paralize” non era riuscita a bissare il successo ottenuto dal precedente “Songs for the deaf”. I Queens Of The Stone Age sono un gruppo che fin dall’omonimo esordio ha mostrato una natura ambivalente: da un lato Josh Homme ha mostrato più volte la voglia di sperimentare sonorità e soluzioni inusuali in un contesto rock, dall’altra il chitarrista si è ben guardato dall’abbandonare completamente lo stile inconfondibile del suo gruppo precedente (i mitici Kyuss). In parole povere, il nostro ha sempre voluto tenere i piedi in due scarpe, ovvero acquistare nuovi fan senza rinunciare a quelli legati al sound desertico di Kyuss. Altra cosa che a molti risulta inspiegabile è la mania che Josh ha avuto (dal secondo album in poi) di coinvolgere sempre più musicisti/compositori all’interno del gruppo, per arrivare oggi ad una formazione a cinque elementi, dei quali almeno uno (la tastierista Natasha Shneider) risulta totalmente inutile/superfluo.
Questo live (e soprattutto il dvd allegato, molto ben realizzato), registrato alla Brixton Academy di Londra il 22 agosto 2005, mostra infatti come sia la chitarra di Josh a sorreggere per almeno l’80% l’economia delle canzoni; è il nostro a fare il bello e cattivo tempo, a seconda del suo umore e dell’ispirazione. E allora si rimpiange la formazione originaria della band, il classico trio rock (e Joey Castillo, pur essendo un discreto batterista, non è nemmeno lontanamente paragonabile ad Alfredo Hernadez). La scaletta live pesca da tutta la discografia del gruppo, e così si passa dalla produzione più recente e mainstream (la mediocre “Little sister” conferma, anche in sede live, la sua pochezza) alle canzoni degli esordi, fra le quali spiccano le robuste “Regular John”, “Mexicola” e l’ottima ballata psichedelica “You can’t quit me, baby”. Un album che conferma i Queens come una discreta live band, nulla comunque in confronto ai Kyuss, capaci di dare ben altre emozioni e sensazioni.

Marco Cavallini

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