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Voto  |
01. Pulsar 02. Omega Centauri 03. Nova Muscae 04. Le fiamme di Tharsis 05. Quaoar 06. Phobos 07. Deimos 08. Sedna 09. Nemesis 10. La nube di Oort 11. Sul Monte Maat 12. Titano |
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Go Down Records
2012
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EL-THULE - "Zenit"
Giunti al traguardo del terzo studio album, gli El-Thule spostano il tiro della loro proposta: dal fumoso e drogato stoner psych dei primi due dischi, la band di Bergamo muta pelle verso l'heavy di marca High On Fire e giunge a "Zenit" con un basso in meno e una voglia di sperimentare in più. Operazione riuscita in parte, perché se l'assenza di Matteo si fa sentire (il senso di vuoto che pervade le tredici composizioni del disco a volte è assordante), la ricerca stilistica – cantato in italiano compreso – non convince del tutto. La metrica della lingua non sempre si sposa bene ai riff quadrati e chirurgici, mentre permane un certo smarrimento di fronte ad un drumming dall'approccio punk e sporcato di metal, sì ruvido e polveroso eppure troppo elementare e impreciso. Piace invece il concept alla base del lavoro, dedicato all'universo e ispirato alla riscoperta dell'essenza umano-divino nella comunione tra cosmo e vita. La partenza è delle migliori: "Pulsar" e "Omega Centauri" assestano due belle mazzate, stoner cromato e d'assalto, ispirato tanto da chitarre obese stile Matt Pike quanto dalla furia di gente come Black Cobra e Winnebago Deal. La convergenza verso il doom odora di YOB e Goatsnake, spiriti che aleggiano in rallentamenti e rifrazioni acide varie. Segue un passaggio a vuoto che procura vago rilassamento, dal quale si riemerge grazie ad alcune variazioni apportare da "Quaoar" e alla bolla tonico psichedelica in cui rinchiude "Sedna". L'episodio migliore del disco arriva con "La nube di Oort", cinque minuti carichi e concentrati, in cui confluisce l'esperienza stoner anni Novanta con quanto di buono già espresso in "Green Magic". Che in "Titano" e nella ghost track finale dona sottopelle qualche residuo e inatteso brivido. "Zenit" ha il sapore di un'occasione sprecata. L'impressione che se ne ricava è la stessa che prende al cuore quando si guarda su qualche rete locale un vecchio thriller italiano di serie B: regia e fotografia eccellenti, sceneggiatura disastrosa.
Alessandro Zoppo |
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