Flamingods, psichedelia per un rave oltre i confini del mondo

Alla fine, i Flamingods ce l’hanno fatta. Levitation, il loro quarto album edito da Moshi Moshi, è uno dei dischi più rappresentativi della nuova scena neo-psichedelica. Per Loud and Quiet è un lavoro che “vuole farci tornare il sorriso dopo tre anni di caos Brexit”, per Billboard è “un concentrato di rock alternativo, funky, psichedelia, influenze mediorientali e beat irresistibili”, per Source ha “un suono unico che rompe i confini”.

In realtà, la questione è molto più semplice: la band ha tirato fuori da questo genere il meglio che si possa ascoltare oggi in circolazione, l’ha trascinato sui palchi dei festival più importanti del mondo e infine nelle playlist di chi la psichedelia non sapeva neanche cosa fosse. In occasione dell’uscita del nuovo album, ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda ai diretti interessati.

Ciao ragazzi. Innanzitutto, ci raccontate da dove arrivano i Flamindogs dato che avete una storia tutta particolare alle spalle.
Tre di noi – Kamal, Sam e Charles – sono cresciuti insieme su una piccola isola del Medio Oriente, il Bahrein, mentre Karthik è cosmopolita: è cresciuto tra Roma, l’Albania, l’Arabia Saudita e Dubai. Ci siamo trasferiti in Gran Bretagna per studiare all’università e uscivamo insieme a Londra prima di creare la band.

Ma è vero che come gruppo vero e proprio siete nati dopo una mega jam all’ATP Festival?
Sì, in parte è vero! In passato Kamal aveva già registrato del materiale sul quale avevamo jammato insieme, e il nostro primo concerto l’abbiamo fatto al Paper Dress Vintage, il vintage shop del nostro manager, nell’East London. Le jam all’ATP avvennero più o meno nello stesso periodo ed essenzialmente non hanno fatto altro che cementare il nostro amore per la musica più sperimentale, ritmica e catartica, che ha aperto le porte al nostro sound degli inizi.

Levitation è il vostro quarto album. In che modo si differenzia dai vostri lavori precedenti?
È senza dubbio l’album più coeso che abbiamo fatto finora. Ed è conseguenza dell’essere rimasti soli in studio, tutti insieme, a lavorare sulle canzoni, per la prima volta dagli esordi della band. Abbiamo dovuto vivere per alcuni anni distanti l’uno dall’altro per vari motivi!

Levitation è una sorta di concept album o c’è comunque una storia dietro? E perché avete scelto questo titolo?
Nei nostri precedenti lavori c’era sempre un concetto o una storia che univano i brani del disco, ma Levitation è aperto a più interpretazioni. Ci piace l’idea che l’ascoltatore decida da solo quale sia l’argomento centrale dell’album. Nell’insieme, il disco è un’esplosione ed esplorazione di idee e concetti, che, in qualche modo, sono rappresentati dall’artwork.

Flamingods intervista

Ascoltando il vostro disco si percepiscono tantissime influenze: la disco funk turca, il jazz, i Beatles, l’exotic e la musica psichedelica che arriva da ogni angolo del mondo. C’è una qualche ispirazione per voi nella musica contemporanea?
Siamo fortunati ad essere in compagnia di tante band che ammiriamo e ci ispirano costantemente come Snapped Ankles, The Comet is Coming, Altın Gün e The Mauskovic Dance Band, giusto per citarne alcune.

Prima come facevate a registrare i vostri dischi dal momento che ognuno di voi viveva in un Paese diverso?
Questo è stato il nostro primo disco dal nostro esordio con Sun, nel 2013, per il quale eravamo nello stesso studio tutti insieme.

Che tipo di strumenti usate? Nei vostri lavori si ascoltano percussioni, strani strumenti a corda, sintetizzatori vintage…
Cerchiamo sempre di espandere il nostro arsenale musicale ad ogni album, ci aiuta ad espandere il nostro suono. Per Levitation abbiamo usato il saz, un importante strumento popolare turco: è simile a una chitarra a sei corde che ci ha permesso di attingere a quel suono mediorientale che non avevamo mai esplorato prima. Lo potete ascoltare chiaramente nella traccia Nizwa. Abbiamo inoltre usato vari synth come il KORG MS2000 e il Micro Korg, oltre a samplers come il Roland SP-555. Infine abbiamo usato un piccolo pedale chiamato Count-to-Five: è simpatico e sbarazzino e compare in alcune canzoni come Olympia.

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Avete registrato il disco al Total Refreshment Centre: è davvero un posto così suggestivo e stimolante come si dice in giro?
Lo è davvero solo grazie al tipo di persone che passano lì regolarmente per fare musica, film o organizzare eventi. Lo studio di registrazione e lo spazio principale, dove le persone si rilassano e vengono organizzati gli eventi, sono abbastanza vicini, così spesso capitava che mentre stavamo registrando e avevamo bisogno di una piccola pausa, potevamo uscire e chiacchierare di musica o altro e invitare qualcuno a registrare qualcosa di veloce con noi, un’esperienza che si è poi rivelata incredibile. È un luogo ideale per le persone che la pensano allo stesso modo, dove c’è rispetto e sostegno reciproco per i rispettivi progetti.

Raccontateci qualcosa in più del video di Marigold, che avete girato in Oman, e del vostro viaggio in Marocco per il Beat Hotel Marrakech.
Kamal era in contatto con un fotografo in Oman, il suo nome è Ali Sharji. Ali ci ha fatto entrare in questo gruppo di biker che vivono in una città chiamata Nizwa. Ci ha detto che erano essenzialmente una banda di motociclisti che avrebbe semplicemente cavalcato queste incredibili moto presenti nel video in tutta la città, moto che in passato appartenevano ai loro padri. Con alcuni nostri amici di Dubai, i Satwa 3000, siamo andati ad incontrarli e abbiamo trascorso due-tre giorni nel deserto, girando con la banda di motociclisti ed esplorando alcuni degli angoli più nascosti dell’Oman. È stato un viaggio davvero emozionante: il Medio Oriente è la nostra casa quindi ogni opportunità di esporre al mondo la sua bellezza culturale è una vera delizia per noi.

Quanto al viaggio in Marocco, Marrakech è stato un altro momento clou di quest’anno. Era la prima volta che visitavamo il Paese come band. Siamo rimasti quasi una settimana nella Medina in una bellissima villa con i nostri amici più cari e abbiamo esplorato quei luoghi, mangiato ottimo cibo e incontrato alcune persone incredibili lungo la strada, amici con i quali siamo ancora in contatto. Il tutto è stato completato da uno show davvero divertente anche al festival, che è un evento davvero da sballo!

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Diteci la verità: vi piacciono compositori italiani come Piero Umiliani ed Armando Trovajoli?
Assolutamente! Piero Umiliani in particolare è stato una grossa influenza nella scrittura del nostro album precedente, Majesty, nel quale abbiamo esplorato il nostro amore per la musica exotic.

Quando si pensa a Dubai, solitamente la mente va a hotel di lusso ed enormi grattacieli. Com’è davvero la vita da quelle parti ed esiste una scena musicale laggiù?
Sì, è vero, ed è interessante perché è sicuramente il modo in cui i media e, in un certo senso, gli stessi abitanti di Dubai vogliono rappresentarsi all’esterno. La realtà è che si tratta di un luogo piuttosto vario, con un sacco di cose da fare a livello culturale ma che molte persone non conoscono. Se qualcuno viene qui per fare un viaggio, specie nelle parti più antiche di Dubai, si ritroverà davanti un mondo di culture diverse: pakistani, bangladesi, filippini, etiopi, nepalesi e molti altri che vivono in stretta vicinanza l’uno con l’altro.

Quando vivevamo lì, andavamo al nostro locale nepalese preferito, lo Yak n Yeti, che serve il miglior cibo, propone la migliore musica dal vivo e le migliori vibrazioni che si possano desiderare. Tutti quelli che si incontrano a Dubai hanno spesso una storia interessante da raccontare su come sono finiti lì, ed è un luogo pieno di sorprese se si è disposti a esplorare questo Paese e ad andare oltre gli hotel di lusso e i grattacieli.

Anche la scena musicale e creativa è interessante perché è in continua evoluzione. Credo che un problema di Dubai sia che spesso le persone non vi rimangono abbastanza a lungo per coltivare e far crescere una scena, così spesso accade che c’è un’esplosione di creatività e di eccitazione che di solito cresce e poi muore per poi manifestarsi in qualcos’altro dopo tre o quattro anni.

Avete dei lavori o riuscite a vivere con la vostra musica? Nel primo caso, come riuscite a bilanciare la musica con le vostre vite quotidiane?
Abbiamo tutti altri lavori oltre alla band. Siamo grati di aver raggiunto un punto in cui possiamo sia lavorare quando ne abbiamo bisogno e sia fare musica e andare in tour quando è necessario. Non è sempre facile, ma si fa ciò che si deve!

Viviamo un periodo storico caratterizzato dalla paura e dalla paranoia verso l’Altro, in cui si costruiscono muri fisici e muri “marittimi”, specialmente nel Mediterraneo. Voi fate musica con strumenti tradizionali, che arrivano da ogni parte del mondo, e avete provenienze diverse nella band: pensate che la musica possa servire ad abbattere in confini e i muri, persino quelli “invisibili”?
Ci auguriamo proprio che lo faccia. Purtroppo hai ragione, c’è una narrazione che sta crescendo per la quale dobbiamo essenzialmente stare con i nostri simili e chiudere “l’altro” fuori. Noi sentiamo che è un messaggio spaventoso e sconvolgente che deve essere messo in discussione. La difficoltà ovvia è quella di esporre le persone a culture e suoni in un modo che non vengano percepiti come qualcosa di “minaccioso” ma piuttosto di divertente ed emozionante, e penso che sia quello che cerchiamo di fare attraverso la nostra musica: mostrare che questi diversi suoni e modi di vivere possono coesistere e che ci sono molte somiglianze tra loro se le persone sono disposte a smettere di giudicare e ad osservarli abbastanza intensamente.

English version

Flamingods, psych music for a rave off of the edge of the world

Eventually, Flamingods made it. Levitation, their fourth album released by Moshi Moshi, is one of the most representative records of the new neo-psychedelic scene. Loud and Quiet stated they “want to give us something to smile about, even after three years of Brexit chaos,” Billboard described Levitation as “a concentration of alternative rock, funk, psych, Middle Eastern influences and compelling beats,” Source applauded “their unique sound that breaks boundaries.”

Actually, it’s a lot simpler – Flamingods brought out from this genre the best that can be heard today, dragged it onto the stages of the world’s most important festivals, and finally in the playlists of those who didn’t even know what psychedelia was. On the occasion of the release of the new album, we took the opportunity to ask a few questions to those directly concerned.

Hello guys. Please, first of all, tell us where Flamingods come from, as you’ve got an unusual backstory. 
Three of us, Kamal Sam and Charles grew up together on a small island in the Middle East called Bahrain, and Karthik grew up in placed like Rome, Albania, Saudi and Dubai. We all moved to the UK for university and hung out together in London before starting the band.

Is it true that your story as a band began from a big jam at the ATP Festival?
There is some truth to that yeah! Kamal had already recorded some early stuff that we’d often jam together, and we had our first ever show at our manager’s vintage shop, Paper Dress Vintage, in East London. The ATP jams were around a similar time and it essentially just cemented our love for raw experimental, rhythmic and cathartic music which opened the door to our early sound.

Levitation is your fourth album. How is it different from your previous works?
It’s the most cohesive thing we’ve done so far, and I feel that was down to us being in the same room together working on the songs as group for the first time since the early days of the band. We had to endure a few years apart from each other for various reasons!

Is Levitation a kind of concept album or there is a story behind it? And why did you call it Levitation?
Our previous albums had more of a concept around them, but Levitation is more open for interpretation. We like the idea of the listener making up their own mind as to what the album is about. The whole album is really explosion and exploration of ideas and concepts, which is also, in a way, represented in the album artwork.

Listening to your album we can feel you like Turkish disco funk, jazz, Beatles, exotic, and psychedelic music from all over the world. But who inspire you in contemporary music?
We’re fortunate to be in the company of a lot bands that we admire and inspire us constantly like Snapped Ankles, The Comet is Coming, Altın Gün and The Mauskovic Dance Band to name a handful.

How do you made a record when the band wasn’t in the same country most of the time?
This was the first record since our first, Sun back in 2013, where we were in the same room together.

What type of instruments (percussions, strings, vintage synths, etc) do you use?
We’re always looking to expand our musical arsenal for each album to help expand our sound. For Levitation we used a Turkish baglama saz, which is this beautiful 6 stringed instrument similar to a guitar that allowed us to really tap into that Middle Eastern sound that we hadn’t really explored before. You can hear it more prominently on the track Nizwa. We also use various synths such as KORG MS2000 and Micro Korg, as well samplers like Roland SP-555. We also used this fun and cheeky little pedal called the Count-to-Five on a few tracks like Olympia.

You recorded the album at the Total Refreshment Centre: how is it a such inspiring place?
It’s really just down to the sorts of people that come through regularly to either do music, film or put on events. The recording studio and the main space where people chill and hold events are really close to each other, so often we’d be recording and if you need a little break you can go out and have a chat about music or whatever and invite someone in to record something real quick that turns out to be incredible. It’s a great place for likeminded people where there is mutual respect and support for each other’s projects.

Tell us more about the video for Marigold you shot in Oman and your Morocco trip at Beat Hotel Marrakech.
Kamal was in touch with a photographer out in Oman called Ali Sharji who filled us in on this group of Omani bikers living in a town called Nizwa. He told us they were essentially a biker gang that would just ride these incredible motorbikes featured in the video throughout the town which their fathers used to own. Along with our friends from Dubai, Satwa 3000, we went out there to meet them and spent two to three days out in desert filming with the biker gang and explored some of the more hidden aspects of Oman that was really exciting for us. The Middle East is our home and so any opportunity to expose the world to its cultural beauty is real treat for us.

Marrakech was also another highlight from this year. It was our first time visiting the country as a band. We stayed there for almost a week deep in the Medina in a beautiful villa with our closest friends and essentially explored, ate great food and met some incredible people along the way who we’ve still kept in touch with. It was all topped off with a really fun show at the festival too which was also pretty dope!

Do you like Italian composers like Piero Umiliani and Armando Trovajoli?
Definitely! Piero Umiliani in particular was a huge influence on our last album, Majesty, where we explored our love for exotica music.

When we think about Dubai we usually think about luxury hotels and skyscrapers. How’s really life and what’s the music scene like out there?
Yeah, it’s interesting because that’s definitely how the general media and, in a way, Dubai wants to represent itself to the outside world. The reality is that it’s quite a diverse place with a lot going it for it culturally that a lot of people don’t know about. If anyone ere to take a trip to the older parts of Dubai you would find a world of different cultures, namely Pakistani, Bangladeshi, Filipino, Ethiopian, Nepalese and many more living in close proximity to each other.

When two us lived there, we used to go to our favourite Nepalese joint called Yak n Yeti, which served the best food, the best music and vibes anyone could ever ask for. Everyone you meet in Dubai often has an interesting story to tell as to how they ended up there, and it’s a place full of surprises if you’re willing to explore beyond the luxury hotels and skyscrapers.

The music and creative scene out there is interesting because it’s always changing. I guess a problem with Dubai is that people often don’t stay there long enough to nurture a scene, so often what happens in that there will be a burst of creativity and excitement that usually grows and then dies and then manifests itself into something else after three to four years.

Do you have day jobs or can you live with your music? In the first case, how does music bring balance to your lifestyles?
We all have other jobs that we do alongside the band. We’re thankful that we’ve reached a point where we can both work when we need to and still do music and tour when we need to. It’s not always easy, but we do what we gotta do!

We are living in an historical period marked by fear and securitization, where physical walls are accompanied by even longer “maritime walls,” especially in the Mediterranean. You make music with traditional instruments, collected from different places all over the world, and have so many nationalities in the band: do you ever feel like music can break borders and “virtual walls”?
We hope that it does. Sadly you’re right that there is narrative that is growing that we must essentially stick to our own and shut ‘the other’ out and we feel that it is a scary and upsetting message that needs to be challenged. The obvious difficulty is exposing people to cultures and sounds in a way that is non-threatening and rather fun and exciting, and I think that is something that we try to do through music – showing that these different sounds and ways of life can coexist and that there are a lot of similarities between them if people are willing to look hard enough.

 

Intervista a cura di / Interview by: Alessandro Zoppo