MIDRYASI

Formatisi solo un paio di anni fa, i lombardi Mydriasi si presentano sulle scene con un disco omonimo di altissima levatura, un incrocio personalissimo di sonorità psych e doom che lancia la band in vetta alle migliori promesse del panorama italiano. Portavoce del trio è il chitarrista Jon, il quale ci introduce e ci presenta la propria band partendo proprio dalle origini…
Ciao ragazzi, per prima cosa cominciamo con una breve presentazione della vostra band…
Penso che il miglior modo di introdurre la band sia spiegare il significato del nostro nome:
Midryasi è l’espansione della pupilla: prima della morte, nell’allucinazione o per l’emozione,
la pupilla si espande.

Ognuno di voi ha maturato precedenti esperienze prima di arrivare ai Midryasi, cosa vi ha portato a questa scelta musicale così diversa dal vostro passato?
Ogni componente dei Midryasi ha avuto esperienze precedenti. Io (Jon) sono stato chitarrista dei Necroflesh, Convulsion ha suonato con Agarthi, Fiurach, DeathRaid e adesso nei Doomsword, Sapappah ha suonato negli Hatred e con me nei Necroflesh. Tutte band orientate verso un genere di metal estremo. Più che una scelta ci siamo trovati a suonare e a fare quello che ci veniva in quel momento. Abbiamo iniziato praticamente improvvisando e trovando un punto in comune coi nostri stili diversi di fare musica.

Le vostre influenze spaziano dal doom alla psichedelia, quali gruppi hanno maggiormente influenzato il vostro background musicale?
Non solo il doom e la psichedelia ci hanno influenzato, molto arriva da gruppi come Morbid Angel ecc. Principalmente c’ispiriamo ai Black Sabbath soprattutto per il cantato, nelle parti più atmosferiche si sente tanto l’influenza dei Pink Floyd e Tangerine Dream. Alla fine c’ispira tutto quello che ci appassiona, non abbiamo un riferimento ad un genere preciso se non a noi stessi.

Una scena quella cui appartenete di certo di nicchia, soprattutto qui in Italia, come vedete la situazione dal vostro punto di vista, qui e all’estero?
In realtà non sapremmo a quale scena potremmo dire di appartenere forse anche perché dire stoner ormai si riferisce a un genere molto ampio. Comunque notiamo un interesse sempre crescente intorno ai gruppi che suonano un genere simile al nostro e qui in Italia ci sembra di percepire un buon clima di solidarietà tra le band e tra gli addetti ai lavori.

Parlando del vostro lavoro, come sono nati i pezzi che lo compongono e per merito di chi?
Molto del materiale arriva da improvvisazioni riprese e riarrangiate. Altri riff arrivarono dall’esperienza con le altre band. Il merito della composizione dei nostri pezzi è dell’intesa che abbiamo raggiunto improvvisando e suonando tanto insieme.

Di cosa vi piace parlare nei vostri testi e quali sensazioni volete trasmettere in generale con la vostra musica?
I testi sono molto personali e introspettivi. Ciò di cui parliamo a volte lascia molta interpretazione a chi ascolta, a volte parlano di particolari esperienze metaforizzate da chi le scrive (io o Rocco). Nel complesso i testi sono molto visionari, ciò che vogliamo trasmettere può cambiare di volta in volta, anzi alle volte è quasi la musica stessa che sembra scrivere i testi; forse un intento costante è quello di creare un feeling in qualche modo ipnotico.

Quali esperienze avete maturato, sia a livello discografico che dal vivo, con questa relativamente giovane band?
Siamo praticamente all’inizio e le uniche esperienze discografiche riguardano le nostre vecchie band. Ci siamo formati due anni fa e in questo tempo abbiamo preparato molte canzoni, registrare e preparare le copertine ci ha portato via molto tempo poiché abbiamo fatto tutto da soli, ma gli sforzi sono stati premiati. Abbiamo un mese intero di concerti nella nostra zona e a Milano a marzo. Proprio domani sera (18 Febbraio) suoniamo per la seconda volta dal vivo. Per il resto possiamo dirci contenti per i responsi che il cd sta avendo tra amici e addetti ai lavori.

Avete già qualche contatto per l’eventuale pubblicazione del disco intero? Qualche preferenza se poteste scegliere?
Abbiamo spedito molti promo a molte case variando da etichette doom a quelle anche più heavy. Stiamo attendendo delle risposte e sinceramente non sapremmo proprio chi scegliere…spero una label che creda il più possibile nella nostra musica.

Quali sono le vostre ambizioni, o meglio, aspettative da questo punto di vista?
Suonare dal vivo, registrare dischi e continuare a proporre la nostra musica.
Penso che ottimi traguardi potrebbero essere quelli di suonare all’estero e arrivare un giorno a poter vivere della nostra musica.

Quali sono state a vostro avviso le migliori uscite discografiche nell’ambito musicale a cui anche voi appartenete?
Tra le ultime uscite mi sono piaciuti molto i Whitchcraft, i Pentagram (ovviamente!) e l’ultimo dei Colour Haze.

Quali sono i vostri prossimi impegni e come vedi il futuro dei Midryasi?
Come ti dicevamo prima tra Marzo e Aprile suoneremo 4 date, il 2 aprile specialmente suoneremo all’ Ossario ad un festival Horror-Doom con Thunderstorm e altri ottimi gruppi del genere.
Per i Midryasi mi auguro il meglio che possa arrivare; fortunatamente per adesso abbiamo ricevuto molti consensi, il che può essere solo incoraggiante.Abbiamo fiducia nel nostro gruppo e nella nostra musica. Penso che se lavoriamo bene e seriamente potrà esserci un bel futuro per i Midryasi.

È tutto! In bocca al lupo per la band e a presto!!

The Witchfinder