THE ORANGE MAN THEORY

Gli Orange Man Thoery sono stati uno dei gruppi italiani più sorprendenti del 2006. Contratto con la Indelirium Records, ora nuovo deal con la Supernova Records, disco prodotto da Steve Austin (Today Is The Day), tour in giro per l’Europa e gli States. Inevitabile scambiare quattro chiacchiere con una band nostrana giunta fino a questo punto.
Innanzitutto ciao ragazzi. Per chi non vi conoscesse, vi prego di presentarvi ai lettori del sito.
Gianni: Heil! Qui Gianni, cantante e autore dei testi degli Orange. Insieme agli altri anche compositore delle musiche.
Gabbo: … grazie … per l’intro. .. qui Gabbo. Per gli Orange solitamente guido la macchina…

“Riding a cannibal horse from here to…” è stato il vostro primo disco. Come è stato il processo di scrittura e composizione dei pezzi?
Gabbo: Dunque, all’inizio direi idee molto confuse… molto sentimento e solo il desiderio di non copiare cose già fatte. Quando Gianni e Merendina mi hanno chiesto di suonare la chitarra con loro io avevo capito che fosse un progetto di musica elettronica… non scherzo. Poi è stato tutto composto insieme in sala, qualche riff preparato a casa, altri improvvisati insieme. Solo i testi sono nati in modo un po’ più studiato, perché sono interamente di Gianni… ma tutto il resto è nato abbastanza di getto.

Ha prodotto l’album Steve Austin. Come siete giunti in contatto con lui e com’è andato il lavoro insieme? Che tipo di persona è? A giudicare dalla musica che suona si direbbe un pazzo scatenato…
Gabbo: Sì… ma come tutti i musicisti estremi nasconde anche un lato burlone, romantico e premuroso con moglie e figli ad esempio. Siamo entrati in contatto con lui perché Gianni è un suo grande fan ed era in contatto via e-mail da alcuni anni per un suo progetto elettronico (www.myspace.com/arthropodz) . Una volta registrato un primo demo allo studio Hombrelobo di Roma, glielo abbiamo spedito e lui ha detto di voler produrre il disco. Non ce lo siamo fatti ripetere due volte e dopo un anno eravamo a Clinton, MA all’Austin Enterprise a registrare il nostro primo disco. Questa è la storia.

Ci spiegate in cosa consiste la teoria dell’uomo arancione?
Gabbo: L’omino verde è la sicurezza. È il “vai tranquillo”. L’omino rosso è anch’esso la sicurezza, a suo modo… la certezza del pericolo. “Fermati”. Poi c’è l’omino arancione, molto più subdolo. Lui semplicemente non è. Teoricamente puoi ancora passare, ma vale la pena rischiare? Oppure puoi lasciarti vincere dalla paura, dalla pigrizia e fermarti… ma quanto tempo dovrai aspettare prima che torni il verde? Hai tutto questo tempo?
Di fronte a questo dilemma da incrocio stradale alle 8.00 del mattino nasce la teoria dell’uomo arancione. Una teoria sull’insicurezza. Una metafora sulla condizione del musicista underground, che rischia tempo, soldi e il proprio futuro per oltrepassare un grosso incrocio col semaforo arancione. Noi abbiamo deciso di passare… ora vedremo se e tra quanto ci investirà quel grosso autobus laggiù…

Usate degli pseudonimi come Gabbo, Cinghio e Merendina. Derivano da qualche aneddoto particolare? Anche Gianni è un nickname?!
Gabbo: Più che “usiamo” direi che ci sono stati affibbiati con varie storie nel corso degli anni… Gabbo è facilmente riconducibile al mio nome di battesimo… Cinghio… beh, basta guardare una sua foto. Merendina è una lunga storia… magari ve la racconterà lui in un’altra occasione. Tra l’altro la nostra collaborazione a livello musicale si è interrotta. In questo periodo stiamo suonando con altri batteristi, per lo più con Tommy dei Thrangh (eccellente band romana), mentre cerchiamo l’erede al seggiolino. Gianni è effettivamente anch’esso un nick… se avete un amico che si chiama Gianni e controllate la sua carta d’identità scoprirete che nasconde un nome ben più lungo…

Definire la vostra musica è opera da super recensori che sparano cazzate pur di affibbiare una etichetta ad un gruppo. Potete aiutare un povero scribacchino in questa impresa?
Gabbo: No! Mica te l’ha ordinato il dottore di fare il recensore…
Gianni: Sì lo so. Spiegare a parole un genere deve essere molto frustrante per un recensore.
Da parte nostra poi è difficile descrivere in una serie di parole e frasi la nostra musica, senza peraltro cadere in banalità tipo “che esprimiamo noi stessi e la nostra visione del mondo”. Siamo la sintesi di tutte le cose che hanno detto di noi in più di 60 recensioni del disco da un anno a questa parte. L’unica cosa su cui non siamo d’accordo è questa tendenza a etichettarci come degli “squilibrati” o dei “pazzi”. Ci vuole una lucidità incredibile per portare avanti questo progetto. J Per essere i manager di noi stessi e fare le scelte giuste. Noi siamo un gruppo decisamente rock’n’roll comunque. Ecco scrivessero che ci sentiamo molto più vicini a Lemmy che a Ray Cappo.

D’altronde nella recensione vi ho definiti un folle insieme di hardcore, metal, sludge e crossover disturbante. Vi ci ritrovate?
Gianni: Ti ringrazio per questa domanda. Quello che hai scritto è ok ma diciamo che ci sentiamo più vicini a Lemmy che a Ray Cappo.

Quali sono i vostri gruppi di riferimento? Sempre se ce ne sono…
Gabbo: Tenterò di sintetizzare il pensiero di tutti con 3 nomi: Converge, Today Is The Day, The Locust, Black Sabbath, Queens of The Stone Age, Neurosis, Metallica (’83-’88), Fantomas, Bongzilla, Opeth, In Flames, Slayer, Dillinger Escape Plan, AC/DC, Grandfunk Railroad, Hank Williams, Jimi Hendrix, Meshuggah, Cannibal Corpse, Johnny Cash… oddio, avevo detto 3?

Personalmente mi sento di accostarvi ad altri gruppi italiani come Last Minute To Jaffna e Laghetto. Che ne dite?
Gianni: Sono due gruppi di amici con cui abbiamo avuto il piacere di suonare. Ma tu intendevi come spirito?
Gabbo: Forse più Cubre, Inferno, Psychofagist… no?

Il titolo intero del vostro disco è “Riding a cannibal horse from here to Clinton, MA”. Il riferimento è lo studio di registrazione di Steve o l’ex presidente degli States? Spiegateci cosa si cela dietro questo titolo chilometrico.
Gianni: No, il titolo completo dell’album è “Riding a cannibal horse from here to…” La traccia del disco è invece la storia di un tipo che vede la sua vita sgretolarsi e si ritrova in una situazione molto pericolosa da cui deve fuggire. Le solite storie degli zombi e delle epidemie di massa. Il suo unico mezzo di trasporto è un cavallo cannibale che cerca di morderlo in corsa. Lui non sa dove sia diretto macinando chilometri su queste strade interminabili americane, ma sa che deve andare via. A Clinton capisce che tutto dipende da lui e che l’unica cosa che può salvarlo è avere uno scopo nella vita. Capire il suo ruolo all’interno del suo universo. È una novella metaforica sulla forza di volontà e sul significato della vita di cui noi abbiamo composto la colonna sonora. La canzone è l’unica del disco che ha una struttura tipo suite. Divisa in varie parti come dei paragrafi, o la scenografia di un film. È molto legata al periodo precedente alle registrazioni di due anni fa. Quando eravamo tutti presi da quello che ci stava accadendo. Anzi, da quello che noi stavamo facendo accadere.
Gabbo: Grande Gianni…

Perché 007 vi fa na pippa?
Gianni: Perché siamo decisamente più incapaci di James Bond a mantenere un segreto. Ironia rovesciata tratta da un aneddoto da sala prove…

Come vanno le cose con la vostra agenzia, la Alkemist Fanatix?
Gianni: Pare che questo “follow up” con la stampa ci stia dando del filo da torcere. Ma vinceremo noi alternandoci a dare risposte alle stesse domande di queste 20 interviste che ci hanno trovato i ragazzi della Alkemist.

Se qualcuno tocca Merendina che succede?
Gianni: Ha ripercussioni sul lungo periodo. Ma poi è tranquilla.

Che differenze ci sono tra registrare un disco in Europa e registrarlo negli Usa? E tra il suonare in Europa, States e America latina?
Gabbo: È una domanda piuttosto lunga che proverò qui per voi a sintetizzare con un intuitivo quanto schematico sistema di voti numerici da 1 a 10, dove 1 è il minimo, 10 il massimo, 6 la sufficienza: – legenda: USA = States – EU = Europa – AL = America Latina – IT = Italia

calore e partecipazione del pubblico: AL: 9 – EU: 8 – IT: 6,5 – USA: 4
qualità della strumentazione: AL: 5 – EU: 8 – IT: 6,5 – USA: 7
trattamento da parte dei promoter: AL: 8 – EU: 7,5 – IT: 7 – USA: 5
promozione alla band: AL: 8 – EU: 6,5 – IT: 6 – USA: 5
relax e comodità in tour: AL: 4 – EU: 8 – IT: 7 – USA: n.c.

Tirate voi le somme… Per quanto riguarda le registrazioni te lo diremo al secondo disco, anche se potrebbe essere ancora una volta in US…

Roma si sta rivelando una delle città più attive nel tirar fuori ottime band underground. Ci sono numerosi concerti rispetto al passato e tanti gruppi stanno emergendo. Come vivete la situazione della vostra città?
Gabbo: Noi in prima persona con la agenzia NO SUN (www.nosunmusic.com) stiamo provando a far muovere un po’ le cose… comunque effettivamente è un periodo in cui ci sono molti concerti, se si organizzano bene ci si toglie anche soddisfazioni a livello di pubblico. Di band di valore riconosciuto anche fuori dalla capitale poi credo ce ne siano molte, nei vari generi: Zu, Inferno, No Hay Banda Trio, To Kill, Ebola, Payback, Physique Du Role. Sono solo le prime che mi vengono in mente. Questo non può farci altro che piacere, non siamo assolutamente per le divisioni all’interno della scena, ma piuttosto per la coesione e collaborazione. Purchè non siano emo…:)

Domanda di rito: dopo la ristampa dell’album da parte della Supernova Records, quali sono i vostri prossimi passi?
Gianni: Trovare un batterista fisso. Il disco numero due. E tornare in tour.

Bene, siamo giunti alla fine. Vi lascio lo spazio che volete per salutare tutti i lettori.
Gabbo: – Risposta di rito: Grazie mille a te e Perkele.it per l’intervista e speriamo di vederci presto dal vivo! Passate a trovarci anche su www.myspace.com/theorangemantheory o su www.theorangemantheory.com
– Risposta non di rito: sfrutto questo spazio per consigliare a tutti i lettori di ascoltare l’ultimo disco degli Sleepytime Gorilla Museum, perché ci sono andato in fissa e me lo ascolto sempre in macchina… per ringraziarmi del consiglio [email protected] Alla prossima.

Alessandro Zoppo

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