ZIPPO

Da promettente formazione di una fiorente scena locale (Pescara e hinterland) fino alle continue esibizioni live, accompagnate da una splendida seconda prova in studio – “The Road To Knowledge” – che li ha catapultati all’attenzione di numerose riviste del circuito specializzato e non: si tratta degli Zippo, una delle orchestre del deserto sparse nell’Italia. Avete capito bene, parliamo proprio del nostro paese, dove da anni ormai la frequentazione verso la dura psichedelia non sembra conoscere pause, e il gruppo è attualmente tra quelli che gode di una buona accoglienza oltreconfine. Sentiamo cosa hanno da dirci Dave, Sergente e Stonino…
Perkele: Ciao ragazzi, quando arrivò in redazione “Ode to Maximum”, Perkele lo recensì positivamente, perchè oltre ai classici contenuti stoner rock emergevano altre potenzialità, rimarcate soprattutto dalla convinzione con cui frequentavate il vostro genere musicale, che fugava ogni dubbio sulla bontà della proposta, e ad un orecchio attento si intravedevano aperture verso altri orizzonti… Ci parlate del vostro primo album?
Dave: Ciao Rob. “Ode to Maximum” è un album che, con tutti i limiti che può avere una prima release autoprodutta di una band inesperta, ha svolto piuttosto bene il ruolo di trampolino di lancio. Con esso come unico biglietto da visita abbiamo calcato ripetutamente palchi italiani ed europei, fatto capolino su moltissime webzine e riviste in termini entusiastici o comunque molto positivi, e così via. Avevo 19 anni quando abbiamo registrato quel disco, ma l’inizio della gestazione risale addirittura a due anni prima. Come certamente capirai, include brani composti in ere diverse, da “S.N.A.P.R.S.T.” a “The Elephant March” intercorrono due anni, tempo in cui i nostri intenti e le nostre visioni sono maturati. Rappresenta senza dubbio l’istantanea di una band in piena crescita.

P: La crescita avvenuta con “The Road to Knowledge” mi pare innegabile: cosa vi ha spinto ad inserire elementi hard/prog e del nuovo rock? Intendo aldilà del concept del libro di Castaneda, degli ovvi ascolti contemporanei e del fatto che appartenete ad una generazione recente.
Stonino: Semplicemente suonavamo così nel momento in cui abbiamo concepito l’album. A parte ogni ragione stilistica dettata dal formato del disco e dal tema trattato, abbiamo fermato su supporto ottico un momento creativo.
P: Potete dirci come sono andate le registrazioni di “TRtK” e di come avete interagito con i guest? Avevo parlato di “comune casa metafisica”, naturalmente in senso metaforico. Avete pensato più ad una realizzazione studiata o vi siete lasciati trasportare da una specie di comunità di intenti?
Sergente: I guest di “TRtK” sono amici e musicisti competenti, sono stati messi al corrente di tutto il concept e hanno vissuto con noi tutte le registrazioni; sono entrati pienamente nello spirito e hanno poi, di loro polso, riempito gli spazi che gli avevamo assegnato.
Tutto il periodo in studio è stato bellissimo: serenità, competenza e una buona dose di risate, hanno animato i due mesi passati nel 12studio!

P: “TRtK” mi è parso un album da promuovere in blocco, qualche sporadica critica è venuta forse dalla complessità di alcuni brani. Però ci sono pezzi come “Ask Yourself a Question” che dimostrano che sapete comporre anche in maniera più ‘classica’ e legata all’hard psych…
Dave: Sicuramente, anche se a tal proposito credo che il brano più lineare del disco sia “Three Silver Crows”. “Ask Yourself a Question” ha una sua linearità dovuta a questa linea di basso pulsante e continua, ma riesce a svilupparsi secondo linguaggi progressivi, che sono appunto quelli sui quali abbiamo cercato di porre maggior enfasi rispetto al passato. Se ricordi, anche sul primo disco c’erano brani un po’ strabici, come ad esempio “Crazy Forest”, e alcune incursioni ‘deviate’ qua e là, ma il tutto rimaneva maggiormente ancorato allo stoner rock propriamente detto. Con “TRtK” abbiamo cercato di coniugare la nostra voglia di ricercatezza col nostro animo selvaggio.

P: So che siete piuttosto eclettici e amate avere un approccio “libero” alla composizione, una tendenza che per fortuna appartiene anche ad altri musicisti legati al vostro stile. Gli Zippo sono il vostro gruppo più importante in assoluto, ma in quali altre esperienze musicali siete (o siete stati) coinvolti?
Stonino: I gruppi paralleli agli Zippo sono stati e sono molteplici, dai Goddog in cui militiamo saltuariamente io, Sergente e Ferico insieme ad un paio di altri musicisti, un gruppo in cui ci divertiamo a comporre pezzi senza alcun criterio (e si sente…) ai progetti votati esclusivamente alle jam session in sede live, che sono i miei progetti preferiti, io e Ferico abbiamo un paio di queste situazioni, assieme al chitarrista dei Keep Out e ad altri membri intercambiabili, sempre in attesa di essere portate su un palco quando gli zippo nn ci impegnano troppo.

P: Cosa vi ha spinto della vostra formazione verso l’hard psichedelico? Qualche particolare ascolto, come spesso succede, o altri fattori?
Sergente: Tutti abbiamo una passione per anni 60/70: Black Sabbath, Hendrix, King Crimson e Led Zeppelin; in cuor nostro c’era la voglia di fare una musica che riassumesse tutte queste band storiche. Poi un giorno nel ‘99 ascoltammo i Queens of the Stone Age… Ovviamente quasi contemporaneamente scoprimmo gruppi come Kyuss, Los Natas… Decisamente erano quelle le sonorità che cercavamo!

P: Vi affascinano di più la psichedelia dell’età dell’oro (60/70), la scena ‘post’ attuale, o anche i classici metal/punk/alternative degli anni 80/90?
Stonino: Personalmente sono attratto dagli anni 90, ma non dai classici, diciamo dal sottobosco post punk derivante dagli anni 80, roba tipo Fugazi e ovviamente tutti i gruppi che hanno contribuito a creare una simil scena stoner (Kyuss, Sleep, Melvins, ecc.) anche se gli anni 70 hanno sicuramente un’influenza bella pesante su di noi.
P: In quale album del passato (recente o remoto, non importa) sarebbe stato il vostro sogno suonare?
Stonino: Personalmente avrei dato la vita per essere presente durane le registrazioni di “Dopesmoker” degli Sleep… Magari aggiungendo qualche linea di basso supplementare eheheh.

P: Avete suonato in Croazia, Ungheria, Austria, Repubblica Ceca, ecc.. e di recente siete stati recensiti bene in paesi chiave come la Germania, l’Olanda e l’Inghilterra, dove addirittura a livello underground la ‘scena’ stoner/doom/space/psych italiana viene citata e guardata con interesse da un po’ di tempo, grazie oltre a voi anche ai vari Doomraiser, Midryasi, Black Rainbows, e tanti altri… Sembra un miracolo, ma è una cosa meritata e che richiede molto lavoro. Avete in programma date da quelle parti?
Dave: Abbiamo in programma un tour in compagnia dei romani The Orange Man Theory che partirà venerdì 27 marzo per concludersi sabato 11 aprile, e che si snoderà tra Austria, Repubblica Ceca, Slovenia, Germania, Danimarca e Svezia. Comunque i miracoli non esistono, esiste solo la determinazione.

P: Tornate per un attimo alla vostra musica: lungo la via Yaqui giungete ad un crocevia con le diverse direzioni segnate da una iridescente donna psych, un alchimista, una divinità piumata, uno scaffale di liquori/essenze e l’accesso verso un’altra dimensione. Quale scegliereste? Non ditemi tutte che non si può…
Sergente: Bella domanda… Mi avvicino allo scaffale, assaggio un po’ di tutto, prendo la bottiglia che più mi garba per dirigermi poi verso l’altra dimensione!

P: E dopo quale dei vostri pezzi suonereste, non ditemi “Diablera” che è troppo facile.
Sergente: Io personalmente suonerei “Mitote” per poi passare a “Crazy Forest”! NO SCONTI!

P: Un vostro vecchio cavallo di battaglia è “The Elephant March”, e la riproponete sempre ai vostri concerti. Come e quando è nata?
Stonino: Non me lo ricordo più… Credo però che in quel periodo stessimo ascoltando parecchio gli Sleep…
P: Quali gruppi italiani ammirate di più o sentite più affini a voi?
Dave: La stessa comunità di Perkele.it è piena di band e amici coi quali ci troviamo in estrema sintonia e coi quali ci relazioniamo volentieri. Le band italiane che ammiriamo sono spesso anche quelle con le quali suoniamo maggiormente in giro, ad esempio Doomraiser, Last Minute to Jaffna, Midryasi, Oak’s Mary, The Orange Man Theory, e molte altre. Per rimanere a Pescara cito: Keep Out, Jester At Work, Santo Niente.

P: E internazionali?
Dave: Gli Stonebride, i nostri fratelli dall’altra parte dell’Adriatico; siamo estremamente compatibili come soggetti e non è da escludere un tour insieme in futuro. Inoltre gli Stereochrist, recentemente separatisi dal cantante Dàvid purtroppo, che continuerà negli affini Haw. Poi Cyruss, Sundust, Unhold.

P: Sono sorti oltre all’eccellente SHOD di Roma numerosi altri piccoli festival come il Tube Cult, l’Headstoned (giusto per citarne un paio). Pensate che si riuscirà a creare in futuro un grande evento all’aperto o è preferibile rimanere in questa maniera?
Dave: Io non sono mai stato un purista, quindi ben venga il grande evento all’aperto, ma in quel caso preferirei ci fosse maggiore varietà stilistica, quindi un festival che prenda a cuore la questione stoner/doom/space/psych ma non solo. L’habitat naturale rimane sempre quello familiare di un club, così come accade per lo Stoned Hand of Doom e per gli altri festival. È forse un caso che il Roadburn si faccia allo 013 e non al Philips Stadion di Eindhoven?

P: Come pensate che sarà il vostro prossimo album?
Sergente: Non mi piace fare previsioni, per adesso abbiamo moltissime idee… Vedremo!

P: Siete soddisfatti dell’attuale rapporto con la Subsound? Mi pare che sia un’etichetta che lavora bene.
Dave: Sì, molto soddisfatti. Sta facendo le mosse giuste e abbiamo piena fiducia nei suoi mezzi. Inoltre si è istaurato un rapporto di amicizia oltre che lavorativo col il Boss.

P: I prossimi impegni degli Zippo?
Dave: Come ti dicevo, il tour europeo che partirà tra pochi giorni e che ci terrà impegnati per oltre due settimane; poi abbiamo due date italiane a maggio, rispettivamente nella settimana dello SHOD a Roma (suoneremo il 12 maggio) e il Tube Cult Fest il 23 maggio, nella nostra Pescara. Dopodichè inizieremo a pensare a qualche riff nuovo probabilmente, non è da escludere.

P: Siamo in conclusione, salutate nella maniera che volete voi.
Dave: Suomi Finland Perkele.
Stonino: In dust we trust.
Sergente: Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con il fucile, l’uomo con la pistola è un uomo morto!

Rob Mattei