A DESERT ODYSSEY FEST
Modugno (BA) – Demodè

Nonostante cause di forza maggiore abbiano ostacolato lo svolgersi di questa fitta trama omerica, la tanto attesa edizione dell’A Desert Odissey Fest 2015 aveva già attirato troppa curiosità ed una notevole massa di consensi per sfumare come un sogno da hangover. Ed infatti la risposta del pubblico è stata estremamente positiva: non solo appassionati del genere da tutta la Puglia, ma curiosi d’ogni foggia ed apparenza hanno pian piano riempito il locale, in un crescendo di fermento e torsioni viscerali.
Quando sono venuto a sapere del cambio di location ho percepito dello sconforto, l’evento era stato infatti programmato all’aperto, in un’atmosfera decisamente più libera. Tuttavia gli sforzi fatti per non spostare né, peggio ancora, far saltare un evento così decisivo per la scena musicale pugliese sono valsi tutti i volti felici, estasiati, esaltati, sbronzi, sorridenti, colpiti di un pubblico così variegato.
Arrivo leggermente in ritardo, ma posso già sentire dall’esterno il primo gruppo, La Casta. Le vibrazioni positive si potevano già palpare nell’aria, anche durante la performance dei Diana Spencer Grave Explosion e dei Banana Mayor, band emergenti ma non nuove a chi è stato ai rari e piccoli eventi di questa scena sparsa qua e là per la regione. L’ideale per riscaldare i primi arrivati ad assistere ad una vera e propria riunione di persone che desideravano la nascita di un gran festival nel sud Italia. Spiace soprattutto per i DSGE, che non hanno potuto suonare per intero l’ultimo pezzo. Poco male, l’impressione netta è che a breve si faranno sentire forte e chiaro.
A sole tramontato e sera imperante si alternano sul palco TÖRSO, The Moregunfield e Teverts. Ottima scelta alternare potente sludge, blues/rock fuori di testa e stoner doom sulfureo: hanno incuriosito una grossa fetta di gente arrivata con l’oscurità. Ottimi pareri sui Teverts, che hanno messo a disposizione sui banchetti alcune copie gratuite, per i primi fortunati, del loro disco “Thin Line Between Love & Hate”, idea a cui si sono associati anche i Godwatt ed i Banana Mayor.
Saliti i Cancrena sul palco il pubblico si è decisamente infoltito e conciato adeguatamente, dopo tutto qualche livido non ha mai ucciso nessuno, specie se dopo a tenere i tizzoni ardenti c’erano i Godwatt, semplicemente grandiosi. Tra chi non li conosceva ho sentito pura goduria nel commentarli. Naturalmente arriva il turno della meravigliosa Lili Refrain. Tra chi osservava con interesse per la prima volta un approccio dal vivo imponente come il suo e chi non aveva idea di che stesse succedendo, Lili ha abbracciato, riscaldato ed inebriato tutta una folla ipnotizzata dalla sua arte.
Tocca poi agli Zippo, che, come nulla fosse, mantengono alto il livello del festival, seppure hanno avuto bisogno di cominciare a suonare prima di assestare il sound al meglio. Chi non li conosceva o non li ha mai visti dal vivo li ha semplicemente adorati, non potevano che esaltare un pubblico ormai già affezionato allo svolgersi della serata, e che già adesso freme di curiosità riguardo a una futura edizione!
Dopo aver martellato le nostre coscienze hanno lasciato il posto agli headliner che di certo non hanno avuto bisogno di presentazioni o fronzoli alcuni: Karma to Burn.
Semplicemente dovere per un amante del riff essere là presente a farsi calciare in faccia dalla potenza sonora del trio. Francamente concordo con chi ha definito il suono della batteria di Evan Devine il più bello sentito da anni, non scherza affatto. Per non parlare del macello che girava sotto al palco, specie per convincere i K2B ad uscire nuovamente a suonare.
Che aggiungere, si percepisce in maniera netta che finalmente la Puglia ha manifestato tutto il suo bisogno di atmosfere desertiche quanto fumose: non dimenticate mai che questa terra è arida ma anche madre di tanta vita, e non si tratta solo di ulivi e fichi d’India.

Woland Vitzliputzli