BLACK MOUNTAIN
Roma – Circolo degli Artisti

Proiettati nel futuro con un occhio (o forse due, o meglio ancora tre) verso il passato. I Black Mountain non sbagliano un colpo e la riprova dal vivo ce ne dà conferma. Circolo degli Artisti stracolmo e concerto sold out per il gruppo canadese, reduce dall’ottima prova del nuovo lavoro “Wilderness Heart”. Un disco che convince in più punti: per la ricercatezza della scrittura; per l’impatto melodico dei brani; per il felice connubio di hard rock sabbathiano, folk rurale e psichedelia agitata. Forse migliore di (o semplicemente diverso da) “In the Future”, album che in molti versanti tendeva a perdersi in tanta grazia, specie quando questa meraviglia si piegava alle pomposità del progressive rock d’antan.In “Wilderness Heart” la composizione è a dir poco perfetta. Canzoni che si imprimono nella mente al primo ascolto e sul palco hanno lo stesso effetto di una carezza che arriva dolce dopo una scossa di terremoto. Stephen McBean, Amber Webber, Matt Camirand, Jeremy Schmidt e Joshua Wells sono tanto statici quanto coinvolgenti. Riempiono una presenza scenica pressoché assente con le loro note. Semplicemente con i loro strumenti. McBean è il leader assoluto: in elettrico è tagliente e avvolgente; in acustico ci culla di delizie folkadeliche come una nonna premurosa. Nella prima parte di concerto i suoni non sono il massimo, anzi. Ed è strano per una venue come il Circolo. Ne risentono canzoni bellissime come “Wilderness Heart”, “Evil Ways”, “Let Spirits Ride” e “Wucan”. Da “Buried by the Blues” in poi le cose migliorano. E non di poco. La toccante “Angels”, le vibranti “Stormy High” e “Old Fangs” infiammano il pubblico romano. I Black Mountain pestano duro e fanno sognare. Si passa dall’eleganza acida di “Druganaut” (estratta dal primo album) al capolavoro “Roller Coaster”, fino a giungere al colosso “Don’t Run Our Hearts Around”.
Il concerto termina alle 23.30, orario piuttosto insolito per gli avventori della musica live a Roma. Tuttavia comprendiamo le esigenze di chi si trova a combattere tra multe e proibizioni varie. Restano due punti saldi. Il primo: i Black Mountain sono uno dei migliori gruppi “retrò rock” in circolazione. Il secondo: perché ai concerti di ottime band che suonano uno stile simile al loro rimanendo nei circuiti underground, di solito c’è un quarto della gente presente al Circolo? Potere della promozione e del music business… Ma un gruppo come i Black Mountain ne ha davvero bisogno?

Alessandro Zoppo