BRANT BJORK & THE BROS
Parma – Fattoria di Vigheffio

Doverosa premessa: un sentito grazie ai ragazzi della Fattoria di Vigheffio per aver organizzato un concerto insperato e sognato da anni, in una terra avara di rilevanti emozioni musicali che ogni estate è soltanto capace di concedere la solita minestra riscaldata al gusto di Nomadi, Modena City Ramblers e amenità simili. Il bilancio generale della serata è totalmente in positivo: oltre al magnifico concerto di cui narrerò a breve, un folto pubblico (agevolato dall’ingresso gratuito) composto da circa 800 anime ha bazzicato con più o meno coinvolgimento attorno al palco.Il concerto si apre con la performance degli emiliani Slugs. Gente che sa suonare, tiene bene il palco, ma la cui proposta risulta alla fine sin troppo dispersiva, tra pretese di rock decostruzionista e folate post-punk. La situazione migliora nei momenti in cui senza cervelloticità il gruppo comincia a scorrazzare per quella terra di mezzo tra grunge e hard rock che più si addice solitamente alla veste ‘live’. Se ne risentirà comunque parlare. Una risistemata al palco, luce rossa soffusa fissa sugli strumenti ed è il turno di Brant Bjork. Da 2 anni ininterrottamente on the road accompagnato dai fidi Bros. (Dylan Roche-basso, Cortez-chitarra, Mike Peffer-batteria), a Vigheffio lo show si incentra prevalentemente sull’imminente nuova uscita “Saved By Magic”, una summa in doppio album dell’intera carriera solista dell’ex-Kyuss.
Bjork a poco più di 30 anni d’età si trova già ad essere un’istituzione. Fondatore a fine ’80es dei padri dello stoner, più che comparsa in altre band e progetti essenziali per lo sviluppo della scena (Fu Manchu, Fatso Jetson, Desert Sessions), da qualche anno Brant si è fatto grande e, fatto tesoro di ogni esperienza del passato, giunge impassibile alla sesta fatica da solista. Sempre più marchio di fabbrica, il sound di Brant è tanto personale quanto ben radicato nel sottosuolo californiano tutto palme, sole e deserto.
La prestazione di Vigheffio ha sinceramente entusiasmato in ogni suo istante. Forse per il suo non so che di retrò (chi ha detto Hendrix-experience?), o per il clima così intimista venutosi a creare tra la band e le prime file del pubblico, o ancora per la mole di suoni e parole riversata dai 4 (un’ora e mezza abbondante e senza pause). La scaletta è un fiume in piena: le canzoni proposte da Brant provengono in prevalenza dal suo più datato repertorio solista, vedi “Sounds Of Liberation” con il supergruppo Chè e “Jalamanta”.
Brant è un ex-batterista di lusso, ma da quando ha lasciato i Kyuss ha imbracciato la chitarra e ha cominciato a cantarci sopra: sul palco si diverte, recita, sembra quasi un bambino che esibisce il giocattolo preferito; tutto questo a conferma della sua genuinità e della spontaneità del suo chitarrismo, semplice ma sanguigno.
Ma andiamo con ordine. La cosa che stupisce è il totale coinvolgimento che il ‘wall of sound’ dei californiani riesce a creare per tutta la durata del concerto. A stregare è l’alternanza tra sfuriate post-stoner tipo ultimi Kyuss e primi QOTSA (vedi “The Knife”, “Adelante”, “Too Many Chiefs…Not Enough Indians”) e l’esigenza di un tuffo tra tiepida psichedelia semi-strumentale (il dilatato tribalismo di “Cobra Jab” o il sognante trip di “Captain Lovestar” o l’iniziale nenia di “Automatic Fantastic”); tra deliri di lunghe jam strumentali si viene poi investiti dall’incontenibile heavy-stoner-punk alla Unida grazie a song del calibro di “Low Desert Punk” e “Rock’n’Rol’e”. Semplicemente unica l’interpretazione di Brant nell’acid-blues di “I Miss My Chick”. Per chiudere, dal fresco “Saved By Magic” spicca “’73” che trasuda di estate e surf da ogni sua nota e “Sunshine Of Your Love” cover degli immensi Cream. In attesa di un ascolto più dettagliato dell’album l’impressione del palco è sembrata ottima.
La serata è quindi scivolata via tranquilla: concerto da ricordare, suoni dignitosissimi, la band stra-disponibile per foto più chiacchierata nel dietro le quinte e un banchetto molto fornito anche se inaspettatamente oneroso (‘colpa’ dell’ingresso gratuito? 15 euro cd e maglie; 20 il nuovo doppio album).

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