CALIBRO 35
Roma – Alpheus

Ritornano quelli di Calibro 35, è proprio il caso di dirlo. Il gruppo capitanato da Tommaso Colliva torna a Roma per una serata organizzata da Marte Live all’Alpheus. Nel calderone di emergenti gruppi pop rock, installazioni d’arte e fotografia, proiezioni cinematografiche (un inchino per Antonio Rezza), c’entra poco lo stile roboante e groovy della formazione milanese. Anche perché la serata è preludio all’estate e avremmo preferito vedere qualche pantalone a zampa e qualche occhiale a goccia in più. Mentre il dominio è per un pubblico fin troppo ‘normale’, capitato in zona quasi per caso (lo dimostra la fila di persone in lista, il triplo dei paganti).L’attesa per farci sommergere da funk selvaggi ed evocazioni dal mitico immaginario di Fernando Di Leo, Ennio Morricone e Tomas Milian, è stressante. Tre le formazioni in apertura, abbastanza fuori contesto. Ci perdiamo i This Harmony ma siamo costretti a subirci Roberto Dell’Era, bassista degli Afterhours e autore di un rock piuttosto banale e telefonato (tra ammiccamenti romantici e trasgressioni da balera), e Piers Faccini, che almeno ha dalla sua un buon margine di personalità. Convince soprattutto la parte iniziale, tra il freak folk ed il blues, rimandi a Radiohead e Jeff Buckley ed un rock intimo. Passata la mezz’ora subentra però la noia e non ci si capacita di come un gruppo d’apertura possa suonare così tanto.
È l’una e sul palco arrivano finalmente i Calibro 35. Quattro elementi che per tecnica ed esecuzione sono davvero tra i migliori musicisti in Italia (e non solo). Il vero protagonista è Fabio Rondanini, batterista dal tocco magico: potente, preciso, capace di variare modi e tempi con una facilità disarmante. È ottima la sua complicità con il bassista Luca Cavina. Alla chitarra fa faville anche Massimo Martellotta, già collaboratore di Eugenio Finardi e Stewart Copeland, che deve avergli insegnato uno dei punti cardine del buon chitarrista: less is more. Parliamo di una chitarra funk fusion, ovvio, ma come tale vale molto più di amplificatori e testate in quantità spasmodica ed effetti da capogiro. Infine, tra organo, clavinet, flauto e sax, Enrico Gabrielli si destreggia con la consueta abilità, seppure il ruolo di leader del gruppo non gli si addica molto. In un mix di “Italia a mano armata”, “Indagine su un cittadino” e “Milano calibro 9” prende il via l’esibizione, con i quattro avvolti dal consueto passamontagna di malavitosa memoria. Una riscoperta di quella musica che corredava il cinema italiano di genere dei 60 e 70 con forza, urgenza, cinismo, violenza. Le atmosfere dei vari Ennio Morricone, Franco Micalizzi, Luis Bacalov, Armando Trovajoli: compositori eccezionali sin troppo spesso dimenticati. I Calibro 35 rendono omaggio a loro, a quel periodo così fervido per la cultura (di massa) italiana. E ci aggrediscono con il loro funk soul tinto di jazz sulfureo, rock distorto e psichedelia pop. Vengono eseguiti molti brani inediti del primo album e del nuovo lavoro ‘Ritornano quelli di… Calibro 35’, segno che la band milanese ha tante frecce al proprio arco, senza passare per il necessario riarrangiamento e gustando il piacere della jam. Gran finale con i funk assassini di “Notte in Bovisa” e “Bouchet Funk”. Ricordare con tale sagacia Barbara che danza meravigliosa in pailettes prima del pugno in faccia di Gastone Moschin davvero non ha prezzo.

Alessandro Zoppo