CATHEDRAL + THE GATES OF SLUMBER
Roma – Init Club

L’Init propone un live act della band seminale del doom europeo, quella che ha aggiornato la lezione dei Black Sabbath e ne ha fatto virtù, disciplina, stile di vita e che quest’anno compie venti anni di attività: i Cathedral.
Aprono i Gates of Slumber: tre barbuti lungocriniti che maneggiano gli strumenti come giocattoli per bambini! Sono in giro per promuovere l’ultma fatica discografica “Hymns of Blood & Thunder” su RIse Above e il loro suono è un misto di Pentagram, Death Row, Saint Vitus suonato con un appeal prettamente heavy metal. Epico è il contesto in cui si muovono e il pubblico numeroso sembra apprezzare soprattutto gli assoli lancinanti del cantante/chitarrista che più volte cerca, tra un pezzo e l’altro, una corrispondenza con i presenti. Sciorinano una serie di canzoni che passano da una cadenza lenta e mortifera a degli assalti frontali di pura violenza sonora. Unico tasto debole è la voce che di fronte a delle composizioni così ben costruite risulta un tantino monocorde. Comunque un buon antipasto per iniziare la serata: i Gates of Slumber riescono nel loro intento, donare alla sala un climax da scavafosse.
È il turno dei Cathedral: che la cerimonia abbia inizio! Che sia qualcosa di più di un semplice live è dimostrato dal fatto che Lee Dorrian si presenta non come un semplice cantante bensì come un cerimoniere di un rito occulto che inizia proprio con “Funeral of Dreams”: l’abbandono delle speranze. Ogni lirica è rafforzata da una concezione quasi attoriale del frontman che vuole incarnare i suoi incubi con espressioni di terrore mutuate dai film horror di serie b: avanza sul palco con passo da zombi, mima la sua impiccagione con il filo del microfono, si inginocchia immobile per pregare un dio assente… Leo Smee e Gaz Jennings sostengono il cuore di questa scena dedicandosi anima e corpo nella costruzione di un sound serrato e raffinato al tempo stesso, qualcosa che sta molto vicino, immaginiamo, ad un concerto del sabba nero, periodo “Sabbath Bloody Sabbath”, anno di grazia 1975. Questa idea è sostenuta anche dalla presenza di un quinto elemento, un tastierista, che dona al tiro dei nostri un ricercato sapore progressive.
Vengono pescate canzoni da tutti gli album della numerosa discografia e avanzano mano a mano “Carnval Bizzare”, con il ritornello cantato da tutti i presenti, “Cosmic Funeral”, sorpresa dell’ep “Statik Majik”, 1994, e le più recenti “Corpsecycle” e “Upon Azrael’s Wings” dal penultimo album “The Garden of Unearthly Delights”. Lee Dorrian ha voglia di comunicare i suoi stati d’animo, presenta i pezzi con una breve intro, invita il chitarrista a mettere del fuoco nei suoi assoli, si appoggia sfinito sulla spalla di Leo Smee… Il pubblico è complice del suo entusiasmo e reagisce con cori da stadio, headbanging e corna al cielo.
C’è il tempo anche per una comparsata del cantante dei Gates of Slumber che urla la sua furia dentro il ritornello di “Night of the Seagulls”, segno che tra le due band c’è comunione di intenti e voglia di far festa insieme. Chiude “Ride” ma la folla sotto al palco non è ancora pronta per smorzare il fuoco sotto la cenere: a gran voce il bis richiama una “Hopkins (the Witchfinder General)” da urlo!
Nero come Cathedral si diceva. Nero come una musica che oggi ha la sua forza e la sua ragione d’essere nelle menti di questi gentlemen inglesi che rinnovano ancora una volta il gusto di un sentire heavy psychedelico, privo di fronzoli e lontano dalle mode imperanti: sono IL doom, qui e ora, per restare.

Eugenio Ex