EINDHOVEN PSYCH LAB 2015
Eindhoven – Effenaar

English version below
Eindhoven Psych Lab è ricerca continua. Il festival olandese dedicato al nuovo suono psichedelico arriva alla seconda edizione con un programma da far invidia ai più blasonati eventi europei ed americani. Un vero e proprio centro di ricerca con live, DJ set, installazioni e visual happening in versione laboratorio e stazione d’osservazione presso l’Effenaar di Eindhoven, uno dei migliori club in cui ascoltare musica dal vivo.
Gli audio test prendono vita il 5 e 6 giugno. Lasciare l’aeroporto di Ciampino è sempre una piacere, specie se il bus parte dalla metro Anagnina con 20 minuti di ritardo, l’autista è un uomo a dir poco becero e rischi di perdere l’aereo. L’assurdo Dutch Weed Pass per turisti si aggira con una capatina nella simpatica Utrecht ed eccoci all’Effenaar pronti alla maratona. Saranno due giorni di rivalsa e distacco dal mondo, fuori dal tempo e in viaggio nel nostro corpo.
La missione del festival è chiara e semplice: comprendere e superare i limiti di ciò che la psichedelia ha da offrire nell’anno di (dis)grazia 2015. Aiutano allo scopo lo Skid Audio Plant organizzato da Luk Sponselee (un team di artisti che tra un concerto e l’altro deliziano il pubblico del Main Lab con soundscapes allucinati e situazionisti), gli Inflight Movies in synth e droni di Hermann Blaupunkt (Het Droste Effect), il “Waterballet” di Kamiel Rongen (sonorizzazione di video acquatici proiettati nel Research Module) e la mostra “Don’t you wonder sometimes?” curata da Glenn Peeters (Radar Men From the Moon) e Pernilla Ellens al Nul Zes, quattro passi dall’Effenaar.
La netta sensazione è che la commistione tra l’elettronica e le basi classiche kraut psych sia perfettamente bilanciata dagli influssi sporchi e circolari del post punk e dello spirito Novantiano. Lo dimostrano quelli che sono i trionfatori della prima giornata del festival, Radar Men From the Moon e The Cosmic Dead: dal loro incontro sorge lo show hit, quit, rave, repeat, sublime esperienza lisergica che fa esplodere il sound interstellare della band olandese con il cosmodelic rock del quartetto di Glasgow. Concerto preceduto da un’attesa spasmodica da autentico evento, il live conferma le premesse: un magma psichedelico completamente free form, che si dipana bloccando la linea spazio-temporale e congelandola con beat forsennati e una jam finale poggiata su memorabili riff Sabbathiani. Chapeau. Altra gemma del giorno sono i Teeth of the Sea: il gruppo londinese travolge l’Observatory a notte fonda con un set cinematico e suggestivo, nel quale scorrono psychedelic rock, ammalianti pesantezze “post” e spavalda avanguardia. Strappano applausi i norvegesi Electric Eye con una psichedelia floydiana da brividi (ripeteranno lo show anche sabato causa assenza improvvisa dei Pauw) e gli svizzeri Klaus Johann Grobe, trio che a colpi di Moog e Farfisa miscela electronic dance music e vintage kraut rock: si canticchia, si sorride e per mezz’ora pare di essere nella West-Berlin del 1978.
Il Main Lab è dominato dalle band di casa Trouble In Mind Records, etichetta di Chicago che succede Fuzz Club Records e Rocket Recordings nel ruolo di annuale partner in crime (a quando Bad Afro e Tee Pee?). Doug Tuttle e Jacco Gardner sono quelli che destano maggiore impressione: l’ex chitarrista dei MMOSS (recuperate i loro “I” e “Only Children”, fatevi un piacere) ingabbia psychedelia e motorik kraut rock in un’avvincente forma canzone (l’arrangiamento della splendida “Turn This Love” è sorprendente, come la coda lisergica che chiude lo show); il cantautore di Hoorn declina il garage pop con pulizia progressiva e solennità barocca. Sempre circolari ed ipnotici i Moon Duo di Ripley Johnson (Wooden Shjips) e Sanae Yamada, suggestivi anche Morgan Delt con la sua band retro psych e i simpatici The Limiñanas, garage pop come se Serge Gainsbourg deflagrasse Jesus & Mary Chain. Peccato per i problemi tecnici che funestano l’esibizione dei titanici Hey Colossus: i sei Brit condensano cattiveria groovy sludge e geometrico heavy psych in un imbuto seducente. E la t-shirt “Underground Resistance” del chitarrista vince su tutto e tutti. Ancora acerbi invece i tedeschi Warm Graves, gli inglesi Soft Walls, i belgi Tubelight (peccato, il loro “Heliosphere” è uno dei migliori esempi recenti di shoegaze) e Alpha Whale.
Nonostante la giornata di sole e un temporale improvviso, tutto è andato liscio. L’Effenaar è accogliente e comodo: nessuna sovrapposizione, spazio per muoversi e godersi ogni concerto, persino uno stand di birra speciale ai funghi prodotta per l’occasione dal locale birrificio Van Moll. Lo stesso giorno a Milano c’era il Sonisphere con Metallica e Faith No More e spunta un ghigno isterico leggendo della class action intentata alla Live Nation per l’organizzazione dell’evento stile prigione messicana. Siamo soltanto a 1.000 chilometri di distanza ma pare di essere su un altro pianeta. Poco male, perché è sabato e il secondo giorno di Psych Lab è ancora più ghiotto.
The Soft Moon si confermano band di livello superiore: la creatura di Luis Vasquez prende letteralmente a calci il temuto revival new wave e offre un deflagrante show in bilico tra psych ossessiva e lancinante industrial. Sembrano i Killing Joke meno introversi e ancora più drogati. Lo stravolgimento che brani come “Insides”, “Far” e “Wrong” subiscono dal vivo è straordinario. Un concerto che rimarrà impresso nella memoria di tanti. Non sono da meno i colossi giapponesi Kikagaku Moyo: si presentano on stage uno per volta da autentici samurai, hanno in formazione Ryu Kurosawa che suona il sitar come fosse la Stratocaster di Jimi Hendrix e fanno esaltare con le loro cavalcate hard psych. Fenomeni. Come l’idolo di Agadez Mdou Moctar, che con i suoi compagni di viaggio fa splendere il sole nel Main Lab, creando un rituale da visione acida che conduce dritto alle porte del Sahel.
Dylan Carlson è una leggenda vivente e il concerto degli Earth una liturgia, una preghiera alla polverosa lentezza. Non uno dei migliori del trio, che primitivo e mortale insegna il minimalismo a schiere di giovani leve. L’esecuzione di “The Bees Made Honey in the Lion’s Skull” e “High Command” lo testimonia e ci porta dritti in the style of Demons. I finlandesi K-X-P hanno il compito di spazzare via gli ultimi neuroni rimasti attivi degli astanti: incappucciati e minacciosi, martoriano la loro dark electro con incedere violento e marziale, in un vortice sonoro totalizzante che sembra durare all’infinito. Come il selvaggio boogie doorsiano dei folli zZz (con loro si chiude il festival e parte lo stage diving) e l’odissea psichedelia dei portoghesi Black Bombaim. Sono una rivelazione i londinesi Desert Mountain Tribe: power trio (ottima la voce del chitarrista Jonty Balls) che fa gustare un verace psych rock dalle recrudescenze grunge e stoner. Tengono alto il nero vessillo della psichedelia italiana gli In Zaire, appaluditi e apprezzati per la loro eccitante e psicoattiva trance che avvolge nelle sue fumose spire.
Menzione speciale anche per le bordate fuzz hypno-rock di The Cult of Dom Keller e la fissità killer dei gloriosi The Telescopes, autori di uno show lancinante a base di droni, rumoristica e shoegaze estrema. Bravi i Bed Rugs da Antwerp con il loro psych pop vivace e metanfetaminico, i The Lucid Dream da Carlisle con il loro garage noir spaziale e i Dead Rabbits da Southampton con il loro cupo e ammaliante shoegaze. Curioso l’esperimento dell’orchestra noise Bonnacons of Doom con James dei Cosmic Dead al basso; margini di miglioramento per i bluesmen psichedelici Pretty Lightning; ampia delusione per i mosci e irritanti Toy, che confermano di essere una delle band neo-psichedeliche più sopravvalutate degli ultimi tempi.
Inutile aggiungere che professionalità, cortesia e acustica al top sono prerogative di casa Effenaar. Con il sorriso ancora stampato sulle labbra, facciamo ritorno all’afa romana ringraziando gli scienziati di Eindhoven Psych Lab per l’impulso dato alla ricerca e al progresso del fenomeno psichedelico.
See you next year, always on the other side.

Eindhoven Psych Lab is an infinite research. The Dutch festival exploring and showcasing the futuristic sights and sounds of the modern psychedelic scene comes at its second edition with an amazing line up that confirms the event as one of the most exciting in Europe. A real research center with gigs, DJ sets, audio tests and visual happenings, taking place in the Laboratory and the Observatory at the amazing Effenaar in Eindhoven, one of the best live clubs ever.
Audio tests happen on June 5 and 6. Leaving the airport of Ciampino is always a pleasure, especially when the bus leaves from Anagnina metro station 20 minutes late, the driver is a rude man and you risk to miss the flight. The ridiculous Dutch Weed Pass for tourists is bypassed travelling to the funny Utrecht and here we are, ready for our psych marathon. It’ll be two days of revenge and detachment from the world, out of time and floating in our body and mind.
Eindhoven Psych Lab mission is clear and simple – please, understand and exceed the limits of what psychedelia has to offer in the year of (dis)grace 2015. The Skid Audio Plant organized by Luk Sponselee (a team of artists who create crazed and situationist soundscapes), the Inflight Movies in synths and drones by Hermann Blaupunkt (Het Droste Effect), the “Waterballet” by Kamiel Rongen (an audiovisual experience with underwater videos and warm sounds in the Research Module), and the expo “Don’t you wonder sometimes?” curated by Glenn Peeters (Radar Men From the Moon) and Pernilla Ellens at the Nul Zes (five minutes walking from the Effenaar) help on the way to enlightenment.
The feeling is that the mixture of electronics and classical psych kraut basis is perfectly balanced by the influences of dirty and circular post punk and 90’s roots. This is demonstrated by the winners of the first day, Radar Men From the Moon and The Cosmic Dead: their hit, quit, rave, repeat show is a sublime lysergic experience that let the interstellar sound of the Dutch band and the cosmodelic rock of the Glasgow freaks explode into an acid trip. Preceded by a spasmodic wait feeling the vibe of the authentic event, the result confirms the premise – a psychedelic and completely free form magma, which unravels blocking the line of space and time and freezing it with mad beats and a final jam resting on a memorable Sabbath-ish riff. Chapeau. Teeth of the Sea is another gold nugget of the day: the London-based combo overwhelms the Observatory at night with a cinematic and evocative set, in which psychedelic rock, charming “post” heaviness and defiant electro avant-garde flow in the air. Norwegian Floyd-esque psych rockers Electric Eye (with a double show due to the absence of Pauw) and Swiss Klaus Johann Grobe with their electronic dance music and vintage kraut rock (Moog, Farfisa, smiles, happiness and for half an hour it seems to be in 1978 West-Berlin) confirm to be weapons of mind destruction.
Main Lab is the home for Trouble In Mind Records outfits, a celebration of the Chicago-based label, one of the most influential in the psych scene. Trouble In Mind follows Fuzz Club Records and Rocket Recordings: what about Bad Afro and Tee Pee as next partners in crime? Doug Tuttle and Jacco Gardner deliver amazing, style filled performances: former MMOSS guitarist (please, make yourself a pleasure and listen to “I” and “Only Children”) cages psychedelia and motorik kraut rock in a thrilling and brilliant song shape (“Turn This Love” fresh arrangement and its lysergic coda are surprisingly touching); the songwriter from Hoorn declines garage pop with prog cleansing and Baroque solemnity. Ripley Johnson (Wooden Shjips) and Sanae Yamada’s Moon Duo set the stage on fire with their circular, hypnotic, big-boom party rhythms, as well as Morgan Delt (a crafted and delicate homage to the late ’60s sound) and The Limiñanas, funny garage pop played as Serge Gainsbourg raped Jesus & Mary Chain. Pity that some technical problems marred the performance of the titanic Hey Colossus: these London-based gentlemen condense evil groovy sludge and geometric heavy psych in a charming funnel. In addition, the T-shirt “Underground Resistance” worn by the guitarist wins over everything and everyone. Warm Graves, Soft Walls, Alpha Whale and Tubelight sound still unripe – it’s a pity for the Belgian authors of “Heliosphere”, one of the best shoegaze and dream pop record of the year.
Despite the sunny day and a sudden storm, everything went smoothly. The Effenaar is cozy and comfortable: no overlapping, space to move around and enjoy each concert, even a stand of special beer (local brewery Van Moll brewed a delicious mushroom beer exclusively available during the festival). On the same day in Milan, Sonisphere Festival featured Metallica and Faith No More – a frantic snigger shows up reading comments on social media about a class action against Live Nation for the event organization in a “Mexican prison” style. We’re only 1,000 kilometers away but it seems to be on another planet. Never mind, because it’s Saturday and the second day of Psych Lab is even more juicy.
The Soft Moon confirms to be a high-level band: Luis Vasquez creature kicks the dreaded new wave revival out with a burning show hovering between obsessive psych and excruciating industrial. They sound like less introverted and even more doped Killing Joke. Songs like “Insides,” “Far,” and “Wrong” are totally upset. This concert will remain engraved in the memory of several people. Not to be outdone the Japanese giants Kikagaku Moyo: they come on stage one at a time like real samurai, they have Ryu Kurosawa playing the sitar like Jimi Hendrix his Stratocaster and enhance with their hard psych rides. Wonder. The sun shines with the prodigy from Agadez Mdou Moctar, who creates an acid ritual with his traveling companions, leading straight to the doors of the Sahel.
Dylan Carlson is a living legend and the Earth gig is a liturgy, a prayer to dusty slowness. Not one of their best concerts so far, but they’re still primitive and deadly teaching minimalism to legions of young talents. When Dylan starts with “The Bees Made Honey in the Lion’s Skull” and “High Command,” we’re straight in the style of Demons. Finnish kings K-X-P have the task of wiping out the last active neurons of the audience. They’re hooded and menacing and torture their dark electro with violent and martial gait, in a totalizing vortex of sound that seems to last forever. Like the wild Doors-ish boogie powered by Dam weirdos zZz (they close the festival and let the stage diving start) and the psychedelic odyssey guaranteed by amazing Portuguese masters Black Bombaim. London-based Desert Mountain Tribe are surprising: a hot power trio (guitarist Jonty Balls has also an excellent voice) mixing psych rock, stoner and grunge outbreaks. In Zaire hold high the black flag of Italian psychedelic rock: they were applauded and appreciated for their exciting and psychoactive funk trance which wraps in its smoky coils.
Special mention for the powerful fuzz hypno-rock shots of The Cult of Dom Keller and the killing steadiness of glorious The Telescopes, whose throbbing drone-based show was a rise and fall from noisy shoegaze to extreme rock. Like being swallowed by sound. Bed Rugs from Antwerp delivered a nice happening of energetic and methamphetaminic psych pop, as The Lucid Dream from Carlisle with their space garage noir and Dead Rabbits from Southampton with their dark and attractive shoegaze. The experiment provided by the noise orchestra Bonnacons of Doom with James from The Cosmic Dead on bass was funny and curious; there’s still substantial room for improvement for psycho bluesmen Pretty Lightning; the biggest disappointment came from Toy, confirming that they’re one of the most overrated neo-psychedelic bands in recent times.
Needless to say, competence, courtesy and top acoustic are the Effenaar’s prerogatives. Sooner or later, we have to get back to real life. With a big smile still on our lips, we come back home thanking the Eindhoven Psych Lab scientists for the impetus given to research and progress of the psychedelic phenomenon.
See you next year, always on the other side.

Alessandro Zoppo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *