HERMANO+SPOILER
Zurigo (SWI) – Rote Fabrik Kulturzentrum

Gran bel posto questo Rote Fabrik a Zurigo: una ex area industriale adibita a centro culturale polifunzionale. La zona concerti ricorda vagamente il Bloom di Mezzago (MI) ma, rispetto allo storico locale brianzolo,ha un impianto luci ultra-professionale ed un palco meraviglioso, senza transenne o impedimenti. Un’ottima cosa per “vivere” al meglio i concerti rock.Arrivo naturalmente in ritardo, giusto in tempo per godermi la seconda metà dello show degli olandesi Spoiler fautori di un buon rock & roll con divagazioni stoner, nulla di originale ma abbastanza piacevole all’ascolto. Il pubblico e’ del mio stesso parere e la band olandese non convince del tutto, forse anche per colpa del volume davvero troppo basso in occasione del loro gig.

Ore 22.45, salgono sul palco gli Hermano.
Due chitarre, basso, batteria e naturalmente lui, il “Re del deserto”: John Garcia.
Lo trovo in forma, dimagrito e con una strana espressione in volto.
I volumi sono decisamente più alti rispetto alla performance degli Spoiler e lo show inizia subito alla grande con “Angry American” (traccia numero 9 del nuovo album “Dare I Say” che da anche il nome al tour europeo in questione), sin dalle prime note appare subito chiaro che John Garcia non e’ del tutto in serata. Sembra stanco, scazzato anche se, tecnicamente parlando, canta meravigliosamente. Il pubblico (nel frattempo accorso numeroso a ridosso del palco) se ne accorge e cerca di trasmettergli calore, cosa che fa anche il resto della band soprattutto nella persona di David Angstrom (chitarrista, che definisce Jonh Garcia come il più grande singer mai esistito sulla faccia della terra) e che si dimostra il vero trascinatore di questa band, soprattutto all’inizio dello show, sfoggiando una serie interminabile di mosse, facce e atteggiamenti da poser, troppo rock & roll.
Grazie ad Angstrom (che nel frattempo continua a coccolarsi Garcia con abbracci e pacche sulla spalla) il concerto prende subito una piega molto energetica e divertente e pezzi come “5 To 5”, “Life” e “Cowboys Suck” riscaldano il pubblico a puntino. Anche John Garcia, man mano che il concerto prosegue, si scioglie ed inizia a sorridere dimostrando il coinvolgimento che mancava all’inizio. L’atmosfera, passando attraverso pezzi quali “Alone Jeffe”, “Rollover” e “Get It On” (cantata in duetto assieme ad una ragazza che vedrò poi dietro il banchetto del merchandise, risulta essere uno dei pezzi più trascinanti del live), inizia a farsi calda ma e’ con “One Inch Man” che diventa rovente. La cover dei Kyuss viene eseguita magistralmente dagli Hermano e l’interpretazione vocale di Garcia è da brividi. Il pubblico è in delirio e lo dimostra cantando tutte le strofe con un coinvolgimento tale che neanche il “Re del deserto” può rimanerne indifferente. Da qui, la svolta. L’aria diventa elettrica, il pubblico suda e si agita, eccomi finalmente ad un concerto di puro e sano rock & roll.

Gli Hermano sono in forma e si vede, ed anche i pezzi del primo album “…Only A Suggestion” rendono molto bene dal vivo. ”Landetta (Motherload)” e “The Bottle” hanno un tiro micidiale, mentre con la successiva “My Boy” (tratta dall’ultima fatica discografica “Dare I Say”) i cinque statunitensi tirano un po’ il fiato permettendo al pubblico di ammirare appieno la tecnica vocale dell’ex singer dei Kyuss. Prima della rituale pausa c’e’ il tempo di ascoltare “Brother Bjork” (testo struggente e chiaramente dedicata all’amico Brant Bjork) e “Quite Fucked”.
Tempo due minuti la band e’ di nuovo sul palco.
Si riparte con “Murder One”, ballata acustica in tipico “desert style” che lascia sospesi pubblico e musicisti in un’atmosfera magica ed ipnotica per i quattro minuti della sua durata. Fantastico! Il sound desertico viene mantenuto anche dalla successiva “Señor Moreno’s Plan” per poi ritornare alle ritmiche tirate grazie alla bellissima “Manager’s Special”, dove chitarre distorte e wah-wah la fanno da padrone assieme agli “yeah!” di John Garcia. Preludio al gran finale dove gli Hermano omaggiano per la seconda volta i Kyuss con la cover di “Green Machine”.

Facile immaginare il livello di eccitazione raggiunto da parte del pubblico in sala. Già al primo accordo il Rote Fabrik si trasforma in una bolgia infernale e tutti i presenti (compreso il sottoscritto, posizionato sempre e rigorosamente a ridosso del palco) iniziano a cantare a squarciagola una delle canzoni-simbolo di quel genere denominato “stoner rock” i cui padri naturali furono proprio i Kyuss di John Garcia e Co. agli inizi degli anni novanta.
L’interpretazione da parte degli Hermano è deliziosa. Impeccabile, magnetica, commovente e capace di riportare i presenti dodici anni indietro nel tempo. Da far venire i brividi…davvero! Un concerto bellissimo, conclusosi in maniera ottimale. Gli Hermano sono stati in grado di far salire la “vibra” sempre di più nel corso della serata, raggiungendo l’apice proprio con “Green Machine” e lasciando gli spettatori storditi e disorientati. Una sensazione unica e particolarissima, provata pochissime volte dal sottoscritto! Una grandissima band!
Peccato solo per lo scarso coinvolgimento iniziale dell’ex-singer dei Kyuss (il quale, comunque, si e’ ampiamente rifatto nel proseguo dello show). Sono dell’idea che a volte ci si aspetti un po’ troppo da personaggi del calibro di John Garcia. Siamo, probabilmente, portati a pensare che essi siano quasi degli dei e quindi immuni alla stanchezza fisica e, perché no,allo scazzo.

A fine concerto parlando con il chitarrista ritmico (Olly Smit dei Celestial Season) ho appreso, appunto, la notizia di una stanchezza generale da parte di tutta la band (questa di Zurigo era la dodicesima data sulle quindici, senza nemmeno un giorno di pausa, previste per questo tour europeo), stanchezza generale alla quale va aggiunta una leggera nostalgia da parte di John Garcia e soci nei confronti delle proprie famiglie. E’ quindi comprensibile il “passo falso” fatto nella primissima parte dello show.
Show che comunque ha rispettato appieno le mie personali aspettative e che mi ha mostrato una grandissima ed umilissima band. Gli Hermano, infatti, subito dopo la fine del concerto si sono precipitati al banchetto del merchandise dove non hanno lesinato autografi, chiacchierando amichevolmente e a lungo con il pubblico accorso a salutarli e aspettando che la sala si svuotasse completamente prima di andare a smontare personalmente la strumentazione sul palco (mi aspettavo di trovare orde di roadie a lavorare per loro ed invece…nulla…e’ questa l’attitudine vera, quella che fa grande una band!!!).
Oltre ad Olly Smit (molto simpatico e disponibile) ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere anche con John Garcia (purtroppo non aveva molto tempo a disposizione e non ho potuto effettuare l’intervista che mi ero preparato…peccato). Ho trovato una persona molto disponibile e pacata ma soprattutto un grande amante della musica. Sono infatti riuscito a porgli soltanto una delle domande che avevo intenzione di fargli e cioeè quella dove volevo sapere se lui vedesse la musica come un mondo a parte in cui entrare o come una grande parte del suo mondo.
La risposta?
“Una grande parte del mio mondo! Sono dell’idea che la musica sia come una medicina…quando stai male prova a mettere su un bel disco e vedrai che tutto ti apparirà sotto una luce diversa”.
La risposta che mi aspettavo, degna di un’anti-rock star del calibro di John Garcia.
Grande John, grandissimi Hermano.

Go motherfucker,motherfucker go!

Go motherfucker,motherfucker go!

The Rawker

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