LOS NATAS + HAINLOOSE
Roma – Circolo degli Artisti

Tutto il mondo stoner attendeva da tempo la prima calata italica degli argentini Los Natas, tra gli assoluti protagonisti dell’attuale panorama heavy psichedelico internazionale. Le attese non sono state vane visto che la serata di Roma è stata a dir poco eccezionale.
Aprono i tedeschi Hainloose, band che ha debuttato nel 2003 con “Rosula”, disco uscito per la Elektrohash Recods sotto l’egida di Stefan dei Colour Haze. Mettiamo subito le cose in chiaro:il loro stile sa tanto di già sentito, si basa su una matrice Corrosion Of Conformity e allarga le proprie traiettorie prendendo a piene mani dal repertorio Kyuss e Fu Manchu. Qualche lampo di personalità lo si evince negli inserti più blues, non certo didascalici.
Detto questo, tali perplessità dal vivo vengono spazzate via in un attimo! L’impatto dei quattro è micidiale, soprattutto nell’intreccio delle ritmiche e delle due chitarre. Il wall of sound è devastante e nonostante arrivino alla fine un po’ privi di mordente gli Hainloose dimostrano di saperci fare. La coesione ed il groove di pezzi quali “Man and buduh”, “Rampadampa”, “Hula-hop” e “River song” sono invidiabili.
Li attendiamo al varco del prossimo full lenght nella speranza di ascoltare una maggiore dose di originalità.

Chi di personalità ne ha da vendere (ed in quantità industriali…) sono però Los Natas. Ne avevano dato prova su disco (i due volumi “Toba Trance” sono ormai sigillo di una carriera quasi decennale) e ce lo hanno dimostrato sul palco. I tre ragazzi argentini, perfetti figli della Pampa, sono tanto solari, cordiali e disponibili quanto micidiali non appena imbracciano gli strumenti.
Le note che fuoriescono dalle casse sono puro trip. Il motore ritmico creato da Walter (batteria) e Gonzalo (basso) è pauroso: il primo (nonostante la magrezza) sfodera una prestazione da urlo, pestando duro quando occorre e dilatando i tempi quando necessario; il secondo partorisce un groove titanico, sia nei tempi normali che nelle sue divagazioni di wah-wah. A chiudere il cerchio c’è infine un ispirato Sergio, chitarra infuocata e continuo andirivieni di fasi liquide e riff grassi.
Sullo sfondo scorrono le immagini di “Apocalypse now”, capolavoro di Francis Ford Coppola. La giungla, le fiamme, i volti straziati del capitato Willard e del colonnello Kurtz sono il sostrato perfetto per il feeling che i brani dei Natas trasudano. L’inizio micidiale affidato a “Carl Sagan” e “Tufi meme” (bellissima dal vivo) mette subito le cose in chiaro: l’alternanza tra visionarie fughe psichedeliche e vigorosi siluri stoner non può che essere migliore. Qualche pecca la si può rintracciare solo nelle parti vocali (non all’altezza di tanto splendore) ma per il resto tutto è azzeccato, sin nei minimi termini. Da “Delmar” ai due “Toba Trance” si susseguono le accelerazioni, le pause e le ripartenze dei tre, maestri incontrastati nel creare un’atmosfera di pacatezza lisergica squarciata da violenti veli elettrici.
Se “Tormenta mental”, “Meteoro 2028” e “Polverada” fanno scuotere e tremare, “Corsario negro”, “Patas de elefante” e “Humo de marijuana” (eseguita a patto che fosse passato ai ragazzi qualche “porro”…) sono accecanti bagliori, luminose esplosioni lisergiche che rapiscono la nostra mente e la portano lontano, là dove la musica ha ancora un senso…
Prima di concludere ci pensa “Planeta solitario” ad infiammare per l’ennesima volta la platea (purtroppo poco nutrita, unico neo della serata), che a fine concerto torna a casa felice e soddisfatta, conscia di aver assistito ad un evento nel pieno senso del termine.

Il 18 era anche il giorno degli MTV Music Awards. Un altro tassello che rende ancora più manifesta l’intelligenza di chi era presente al Circolo degli Artisti quella sera…

Alessandro Zoppo