ROCK IN IDRO
Milano – Idroscalo

“Rock in Idro” …. un nome, un programma! Con mio grosso dispiacere arrivo solamente alla 16.30 ed assisto a quello che poi risulterà essere il secondo concerto più brutto della giornata: juliette and the licks. Cosa dire, la presenza scenica c’e’, la voce anche ma la musica non è niente di che.Nonostante l’eroina di Natural born killers, travestita da Black Mamba con tanto di pantaloni gialli aderenti e tinta bionda, ce la metta tutta, le canzoni stentano a decollare e tra un eh eh oh oh e qualche mossa di culo si conclude lo show.
I Turbonegro sono un altro mondo. Diretti, provocatori e anche abbastanza repellenti sparano senza pietà addosso a centinaia di fans deliranti tutte le loro hits…”the age of pamparius”, ” get it on” e “prince of the rodeo” tra le più coinvolgenti. Soldi finti sparati da cannoni e palloncini colorati fanno da cornice al rock and roll show di Hans Erik Dyvik Husby e compagni, cazzo bisognerebbe clonarli…unica pecca i continui problemi tecnici verificatisi.
Per i Pennywise il discorso è differente, non ci si aspetta niente di sorprendente da loro ma in ogni modo regalano energia anche dopo più di 15 anni d’onorata carriera. E’ una passeggiata scatenare i kids…”same old story”, ” fuck authority”, “my own country”, ” pennywise” e ” bro hymn” bastano e avanzano, un delirio di ragazzini (e non solo) che rendono grazia ad uno dei migliori gruppi di Calipunk in circolazione. Culmine del set la cover di “Blitzkrieg bop”.
E finalmente arriva il turno del gruppo rock del momento, venerati da molti e odiati da altrettanti ecco a voi The Hives! Stilosissimi nei loro completi bianco-neri divertono e fanno scorrere adrenalina, non trascurano nessuno dei tre album pubblicati e grazie a quel grande animale da palco di Howlin’ Pelle passano a pieni voti l’esame del live.
Dulcis in fundo, si fa’ per dire, alle 10.30 tocca a quei quarantenni annoiati degli Offspring che, sacrificando una serata tra pantofole, popcorn e TV ci onorano della loro arte.
Partono male rompendo una chitarra e concludono anche peggio, ma non si sono stufati di ripetere all’infinito copie di “come out and play”, non ne bastava una?Noia e tristezza…molti sembrano apprezzare.

Antonio Anigello