SIGUR RòS
Villa Arconati – Castellazzo di Bollate (MI)

Grandissima prestazione della band islandese durante le tre date italiane (Ferrara, Firenze e Milano). In particolar modo quella relativa a Castellazzo di Bollate (MI), si è rivelato come uno dei concerti più belli ai quali abbiamo assistito quest’anno. I Sigur Ròs non suonano stoner e neanche metal, forse sono fuori da questo contesto musicale, e non hanno nemmeno una collocazione di facile etichettatura. Molti li definiscono impropriamente i nuovi Pink Floyd, anche se la vena lisergica di album quali “Atom heart to mother” e “Meddle” in alcuni passaggi dei Sigur può essere avvertita. Umili, semplici ed estremamente versatili, questo è quello che dal vivo si può cogliere da questi quattro giovani ragazzi. Accompagnati, come sempre, dal quartetto d’archi Amina, la band ha espresso il meglio di sè in quasi due ore di concerto, tra gli applausi concitati degli spettatori, attenti e variegati (si spaziava da gente del conservatorio ad appassionati di metal e rock, dai giovani “alternativi” ai padri di famiglia). Una performance che ha convinto tutti, anche chi li ha conosciuti solamente grazie all’ultimo album. Un fenomeno assolutamente originale e a se stante, sorprendente per la ricerca dei suoni e la capacità compositiva che fa di ogni brano una sorta di ‘suite’ inquietante, dilatata, dall’emotività davvero poco convenzionale.
Forse l’unica similitudine consentita è quella con il rigido clima islandese, evocato a più riprese da percorsi sonori che appaiono a volte involucri di ghiaccio e a tratti vulcani o geyser in eruzione. Anche se i quattro giovani di Reykjavik lo considerano un “noioso clichè”, è difficile non trovare un rapporto tra quei paesaggi incantati, quei getti d’aria calda e quegli inverni bui con una musica così rarefatta, crepuscolare, avvolgente. Ma probabilmente i Sigur Ros non hanno torto, visto che tutto nei loro brani è costruito in modo da lasciar concentrare il pubblico sul flusso delle note: cantano in una lingua inventata, un po’ islandese e un po’ quella che loro chiamano “hopelandish”, più che una lingua, un suono. Ma un suono che, per chi non ha avuto occasione di vederli dal vivo, potrebbe sembrare il canto di un bambino o una voce di un altro pianeta, oppure un falsetto digitale creato dal computer. Invece a cantare è un uomo, Jonsi Birgisson, che suona la chitarra con l’archetto del violino e preferisce esprimersi in una lingua che non esiste allo scopo di utilizzarla come strumento e nulla più. È la musica, insomma, che conta. E conta al punto che nel loro ultimo disco non c’è altro: non c’è titolo, non c’è segno grafico se non due parentesi, “()”, e le canzoni sono senza nome. Ciò che conta – e lo si è capito durante lo splendido concerto dell’altra sera – sono le sensazioni suscitate da melodie e arrangiamenti, fatti di tempi lenti e rintocchi di pianoforte, echi e nenie infantili, chitarre vaporose in grado di esplodere d’energia in crescendi roboanti che spezzano improvvisamente il quadro idilliaco, ma anche di graffianti intrecci di un quartetto d’archi che si inserisce come un coltello affilato, o di geniali trovate che portano il bassiata a creare la struttura di un brano picchettando il suo strumento con una bacchetta della batteria.

I Sigur Ros hanno una capacità di far viaggiare la mente dell’ascoltatore, richiamando colori e immagini, davvero senza eguali. E in concerto continuano a dipingere trame dense eppure sottili, spingendo il loro suono al limite di una trasparenza quasi spirituale, per poi trasformarlo con contorni solidi e più marcati; la ‘fisicità’ è restituita da una crescita dell’apporto ritmico, del volume e della velocità, e per quanto più duro il sound non arriva mai a piegarsi all’estetica dei lampi o dei bagliori, restando semmai vivido e materico.

Un concerto-capolavoro giustamente acclamato dai tanti spettatori presenti. E non poteva essere diversamente di fronte ad un così fulgido esempio di libertà espressiva utilizzata ad altissimo livello.

Peppe Perkele

SETLIST

Vaka
Samskeyti
Starálfur
Gong
Njósnavélin
Olsen Olsen
Viðrar Vel Til Loftárása
Hafssól
Smáskífa
N ý Batterí
Mílanó
Svefn-g-Englar
Popplagið

Total time: 1:45

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *