STONED FESTIVAL – UFOMAMMUT + MORKOBOT + UZZOLO
Mantova – S. Biagio

Quinta edizione dello Stoned Festival di Mantova. Nato quasi per gioco, il Festival è poi diventato negli anni un appuntamento da non perdere per chiunque ami la musica alternativa (data anche la totale mancanza di appuntamenti simili nella città lombarda).Quest’anno la location è il campo sportivo di San Biagio, piccolo comune della provincia prossima al confine col modenese; location abbastanza improbabile, in quanto situata nel pieno della zona residenziale, con ciò che ne può conseguire per chi abita nei pressi del campo (infatti, scena esilarante, non appena gli Ufomammut cominciano il soundcheck, una signora esce dalla propria abitazione per lamentarsi della musica e del volume disturbanti).

È presente un discreto pubblico (almeno per la media dei concerti mantovani) quando alle 21.50 aprono la serata gli UZZOLO di San Benedetto Po (paese vicino alla località del Festival). Sebbene suoni da parecchi anni, ammetto di non conoscere assolutamente il gruppo, comunque il loro rock con venature post non dispiace, specialmente nei brani più lunghi (la canzone conclusiva raggiunge i 10 minuti), dove il trio alterna fasi cadenzate ad esplosioni hard.

Rapido cambio di palco ed è il turno dei MORKOBOT. La curiosità attorno a loro è parecchia, non fosse altro per vedere sul palco un trio che si regge su due bassi ed una batteria. L’idea di base è affascinante ed il gruppo dimostra di sapersi districare in un genere alquanto strano da comprendere. Qualcuno li ha definiti un incontro tra i Primus ed i Black Sabbath, ed alcune canzoni potrebbero in effetti rispecchiare tale tesi. Suonano soprattutto i brani dell’ultimo disco “Mostro”, tra cui le granitiche “Tobokrom” e “Zorgongollac” che il pubblico dimostra di apprezzare.

Tocca poi ai “Signori del rumore profondo” (così si autodefiniscono), gli UFOMAMMUT. Inutile nasconderlo, il pubblico è accorso (anche da altre città vicine, come Brescia, Verona e Cremona) per vedere ed ascoltare soprattutto questa gemma della scena psichedelica italiana, per tastare sulla propria pelle cosa significhi vedere on stage il trio alessandrino. Il loro muro di suono è pazzesco, un vortice di suoni magmatici che avanzano con la delicatezza di un pachiderma. Un suono che fonde, cementifica in un unico blocco l’effettistica space con la pesantezza del doom rock più estremo. “Hopscotch”, “Odio” (grandiosa), “Blind” lasciano interdetto il pubblico presente, ammaliato da una tale lisergica pesantezza sonora. “Astronaut”, coi suoi effetti drone/ambient, lascia riprendere un attimo il fiato, ma poi si è subito sommersi dal cataclisma sonoro di “Mars”, proposta in una versione ancora più slabbrata rispetto a quella in studio. Noto che non viene suonato alcun brano del debutto “Godlike snake”, segno di come il trio voglia definitivamente staccarsi dai modelli di riferimento degli esordi, per concentrarsi su uno stile personale e riconoscibile.
Il pannello posto dietro al palco proietta immagini lisergico/psichedeliche, gli effetti sonori sono infiniti, ma ciò che lascia più colpiti è il muro sonoro creato da Urlo, Poia e Vita. È la terza volta nel giro di un anno che vedo gli Ufomammut on stage ed ogni volta riescono a donarmi nuove emozioni e scuotermi col loro immenso wall of sound. Stanno intraprendo ed abbracciando nuove strade e soluzioni sonore gli Ufomammut; lo si può notare ascoltando con attenzione le nuove composizioni, ricche di effetti sonori che sembra stanno diventando parte sempre più integrante nelle loro composizioni. Ciò che non è minimamente cambiata è la pesantezza sonora di base, caratteristica fondamentale del gruppo piemontese.
Alla fine del loro concerto è bello vedere il loro tavolo/spazio preso di mira dalla gente, vogliosa di poter ascoltare qualcosa del gruppo, tornandosene a casa in macchina mettendo magari a palla “Lucifer songs” o “Godlike snake”.
Grandissimo concerto e l’attesa per il prossimo è già iniziata.

Marco Cavallini