STONED FROM THE UNDERGROUND 2013
Erfurt-Stotternheim (Germania)

Ho cominciato la settimana con il solito lamento estivo, il solito inizio di settimana tedesco, di S.H.Palmer. Come se poi fossi una di quelle persone che sta sempre sulla spiaggia ad arrostirsi modello arrosticino/bratwurst (par condicio culturale riguardo la nomenclatura). Mi sono dovuta ricredere questa volta, però, verso il fine settimana: la terra di Germania mi/ci ha regalato un weekend spettacolare di sole, lago, musica and other commodities durante lo Stoned From the Underground Festival 2013. Nomen omen sembra la dicitura più adatta a questo festival di piccole dimensioni, dedicato agli amanti dello stoner rock tenutosi a Erfurt – più precisamente sull’Alperstedter See, piccolo lago della Turingia. Quest’edizione – la numero dodici – ha raccolto il meglio del panorama di genere, confermando la Svezia regina della nuova psichedelia pesante.
Un weekend perfetto, trascorso spostandoci (parlo al plurale perché il team quest’anno comprendeva la sottoscritta e il fotografo autoctono, teutonico giovanotto arruolato poco prima del festival da Perkele) con fluidità intorno e dietro al palco, tra il chiosco nel backstage e le sponde del lago. Dopo circa 100 ore di silenzio italico (non sono riuscita a parlare il mio nativo idioma con nessuno, a parte qualche parolaccia tirata per accidente come un dado, prossemicamente distante) mi appello al karma, allo spirito di David Foster Wallace e a Gonzo per riuscire a concludere il mio lavoro: le parole devono cominciare a fluire.
Appena arrivati (colonna sonora dell’arrivo, ore 18.00 circa: “Somewhere in Time” dei Maiden) prendiamo i nostri pass e cerchiamo un posto per accamparci. In fondo la collaborazione Italia/Germania non è stata così traumatica, credo che entrambi ci aspettassimo di peggio. Il primo giro perlustrativo ha prodotto qualche scatto alle band della prima tornata. Ancora non pienamente sintonizzati ci guardiamo intorno, osservando tutto ciò che accade. Questa fase analitica è durata circa 10 minuti: più coscienziosamente, ci siamo fatti prendere dall’onda sonora riuscendo a godere di tutto ciò che il festival ha proposto.
Giovedì 11 luglio 2013
I cambiamenti dell’ultima ora (niente concerti notturni in party zone per problemi burocratici) hanno prodotto una serie di variazioni nel running order dello SFTU, ma nessuno sembra farci realmente caso. L’unica cosa che sembrava interessare a tutti era la parola Bitchwax. Probabilmente era l’unica cosa che interessava anche me, in quel momento: dal palco arrivano notizie contrastanti e un po’ confuse, che ci fanno restare tutti sulle spine, aspettando (per ore, illudendoci a ogni pennata) l’avvento della band americana.
Nel frattempo i concerti non aspettano. Pur sotto Bitchwax trip, ascoltiamo ciò che il bill propone. La sorpresa più bella del primo giorno sicuramente è stata il live degli Earthless, non ce lo aspettavamo e ne siamo stati entusiasti. Più che altro ci aspettavamo qualcosa un po’ più in stile Pelican – anche loro sul palco in precedenza. Trippy, loopie, heavie from the ground: scusate, come specificavo prima è difficile per me esprimermi in maniera sintetica ed efficace in italiano di questi tempi.
L’ordine dei gruppi americani è saltato, ma a noi sembra continuare a non importare niente. Dopo qualche chiacchiera da backstage (gossip from the underground, birra e bratwurst) finalmente li sentiamo. Inconfondibile, il sound dei nostri eroi del giorno emerge dal fumo, di fronte ai nostri occhi: «Credo stiano cominciando gli Atomic Bitchwax» – dico a chi mi sta accanto. «Eh, credo proprio di sì: andiamo», la risposta calma, secca. Headliner per forza di cose, hanno tirato schiaffi sonori in ogni senso: sonori schiaffoni sulla nuca della gente, suonando canzoni che ci hanno deliziato nelle ultime due decadi; schiaffoni sonori, con volumi e distorsioni al limite della perfezione energetica. Un tripudio di folla felice, uno stuolo di teste roteanti, un inizio in grande stile. Solo due parole, sempre le stesse ormai da ore: Atomic Bitchwax.
Venerdì 12 luglio 2013
Tagline del giorno: «Ragazzi, tonnellate di capelli in giro per il camping». Quasi tutti gli uomini hanno capelli più lunghi e più belli dei miei. Lo giuro. La mattinata al lago, rigenerante e divertente, ci vede alle prese con un paio di bagni, qualche nudista, i soliti amici di merenda. Mi conviene precisare che a gusto mio – perché un “secondo me” sarebbe riduttivo in questo caso – sebbene tutto il festival sia stato promosso a pieni voti, la giornata di venerdì è stata la più concentrata, la più rock’n’roll dello SFTU.
Trecker prima e Operators poi aprono le danze svegliando tutti i presenti, sfoderando energia ed entusiasmo. Questi ultimi, formazione giovane berlinese, sono anche stati l’unica band con un organista sul palco; il karma positivo della situazione ha però, purtroppo, preteso un sacrificio e l’organo dopo un paio di canzoni ha smesso di funzionare: menzione d’onore quindi all’organista degli Operators che invece di stizzirsi ha dato il meglio di sé continuando a fare un gran casino sul palco, come fan numero uno dei suoi compagni.
A seguire un climax che ha raggiunto il suo apice durante l’esibizione dei Mustasch, headliner navigati che hanno dato il meglio in uno spettacolo potente. Di questo concerto, che noi abbiamo visto dal palco, una è la scena – chiara e lineare – da portare nel cuore: un backliner entra a portare una sigaretta al batterista dei Mustasch, il quale picchiando come un assatanato sui suoi tamburi espira il fumo, in una spirale surreale che lo trasforma per qualche attimo in un drago, tutt’uno con il suo strumento. Immagine epica. Davvero. Durante il pomeriggio la voce del cantante degli Horisont ha riecheggiato potente tra i campi, i Troubled Horse hanno deliziato i presenti con uno show variegato (la prima parte più sul Turbonegro andante, la seconda più soft), i Truckfighters hanno squarciato il “quasi tramonto” e gli Acid King (unica band con componente femminile in dotazione) hanno risintonizzato le frequenze mentali del pubblico. Una lode speciale ai Sardonis (che come duo ci hanno ricordato i Dÿse, a tratti) per aver scatenato l’inferno.
Sabato 13 luglio 2013 (Gran Finale)
L’ultimo giorno di festival è sempre il mio preferito, indipendentemente da tutto il resto: ti senti a casa tua, confidenza 100% con i luoghi, il palco è diventato l’alternativa alla tenda. Relax è la parola d’ordine. Passiamo la mattinata a mollo nel lago, intorno a noi gente di ogni tipo: intravediamo anche il chitarrista dei My Sleeping Karma, tra il pubblico, a prendere l’ombra più che il sole da buon tedesco.
I concerti cominciano, il warm up della giornata è divertente e soffuso. Hyne e Hercules Propaganda (questi ultimi il vero spot estetico del weekend, coloratissimi, rumorosi e ironici) riscaldano l’atmosfera e preparano il sentiero ai Deville. Proprio durante l’esibizione di questi ultimi mi trovo scalza sul palco, con un bicchiere in mano e gli amici intorno: «Amo il mio lavoro, in momenti come questo», affermo rivolgendomi all’amico accanto a me. Lo adoro davvero – il mio lavoro – in momenti come questo.
Black Bombain, gruppo portoghese dal sound “stoned” per definizione e Been Obscene, a seguire, come Caronte hanno guidato il percorso sonoro verso i super headliner della giornata: i Lowrider. Sentiamo la loro presenza sul palco dai tavoli di legno del backstage, durante una discussione sul prezzo della mozzarella in Svezia (i Deville sono dei ragazzi adorabili), partita da considerazioni sulla scena musicale del Paese: anche questo è stato lo Stoned from the Underground, warum nicht? Ci avviamo sul palco: lo show è impressionante, condivido la mia opinione con i presenti: «Quando li ho visti al Desertfest, non mi erano sembrati un granchè… Ma giuro, mi devo ricredere». L’opinione è condivisa da chi come me era presente anche al Desertfest dello scorso aprile. Mi guardo intorno e intravedo sull’altra sponda del palco i compagni di questa avventura, la prima a Erfurt per me (la seconda in Germania nei miei primi tre mesi qui): tutti promossi, tutto promosso.
Stoned from the Underground, ci vediamo nel 2014. E la prossima volta il liquidator non ce lo scordiamo, no. Colonna sonora del viaggio di ritorno, il demo degli Operators.
In ordine più o meno sparso ecco le band che si sono esibite allo Stoned from the Underground 2013 di Erfurt, alla sua dodicesima edizione.
Giovedì: Isoptera (GER); Mirror Queen(USA); Atomic Bitchwax (USA); Pelican (USA); Earthless (USA).
Venerdì: Trecker (GER); Operators (GER); Pet the Preacher (DK); Horisont (SWE); Sardonis (BEL); Troubled Horse (SWE); Truckfighters (SWE); Acid King (USA); Mustasch (SWE).
Sabato: Hyne (D); Hercules Propaganda (GER); Deville (SWE); Black Bombaim (PT); Been Obscene (AT); Lord Vicar (FIN); Five Horse Johnson (USA); Lowrider (SWE).
Per visitare la gallery, clicca: http://www.facebook.com/media/set/?set=a.362004103926942.1073741829.305225979604755&type=1

In fede,
S.H.Palmer

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *