SUNN O))) & EARTH vs Europe Tour 2006
Firenze – Flog – 23 febbraio 2006
Milano – Jail – 24 febbraio 2006
Ferrara – Bronson – 25 febbraio 2006

EarthEarth significa stupendi riff ripetuti fino a creare un’atmosfera densa e trascinante, dal vivo gli Earth non deludono!
Il concerto inizia con poche note di Dylan Carlson accompagnate de un trombone che simula l’effetto vento prima e che poi con delicatezza accentua le note fino a creare un’atmosfera perfetta come introduzione al resto dello show. Entrano sul palco gli altri due membri e partono le esecuzioni dei pezzi più lunghi e suonati di “Hex”: “land of some other order” e “an inquest concerning teeth” sono riprodotte perfettamente e gli alti volumi degli strumenti permettono di godere ancora di più delle atmosfere desertiche delle canzoni. Un pò meno riuscita l’esecuzione di “Railford” in cui i ritmi eccessivamente lenti mettono un pò in crisi l’affiatamento tra la batterista (Adrienne Davies) e Carlson, qualche imprecisione che però non intacca la qualità generale dello show.
Verso la fine dei concerti viene proposta “Seven Angels” da earth2, suonata però con la strumentazione dell’ultimo disco. Il riff granitico perde di incisività ma la chitarra baritono e il trombone creano un sottostrato di suono che fà mantenere al pezzo tutta la sua forza.

Sunn O)))
“Concerto” per ciò che viene fatto dai Sunn O))) è una parola che non calza alla perfezione. E’ vero che si tratta di strumenti suonati, ma il volume e il tipo di musica rendono tutto molto più simile ad un’esperienza mistica che ad un live show. Partendo dall’immagine che il gruppo dà di sè: quattro monaci del Suono in tuniche scure che accompagnano le vibrazioni con movimenti e gesti sacrali; e in aggiunta Malefic, un uomo uscito dai più scuri cimiteri che recita il suo grido con sempre più convinzione. Il tutto immerso in una nebbia che ha più a che fare con i vapori infernali piuttosto che con l’incenso delle chiese.
Questo rito di dilatazione del tempo parte con l’arrivo della band sul palco sui suoni di “Sin Nanna” apertura dell’ultimo disco Black One. Inizialmente solo in 4, vengono presi gli strumenti e collegati ad una mastodontica amplificazione (2 amplificatori per ogni strumento), qualche secondo di rumori fanno da preludio a quello che per un’ora distruggerà ogni tipo di silenzio. Si potrebbe raccontare ciò che viene dopo parlando di cosa fà la band, ma il valore di questa esperienza sta tutto nello strettissimo rapporto che si crea tra le vibrazioni e il pubblico; per la prima mezz’ora vengono ripresi singoli riff da “00void” e da “Flight of the Behemoth”, ogni accordo risuona nel cervello a cui viene data la possibilità di liberarsi da ogni contatto con la realtà. Ogni riff viene sistematicamente suonato, decomposto in ogni sua dissonanza e ripreso. Grazie ai volumi altissimi ogni ondata di suono viene sentita da tutto il corpo, fino al punto in cui una persona può fondersi interamente con le vibrazioni, in un’annullamento di sè stessi. Ciò che ci viene offerto è una trance in cui ogni pensiero può prendere il volo.
Diversa è invece l’atmosfera con l’inserimento del cantato nella seconda metà del concerto. Meno spazio viene dato all’improvvisazione e alla dissezione dei suoni, gli strumenti seguono più fedelmente “CandleGoat” e “Cry for the Weeper” prese da BlackOne e l’implacabile flusso sonoro viene squarciato dalle urla effettate di Malefic. La trance viene interrotta dai versi che trascinano sempre più in basso la mente, quasi come un richiamo al male terreno che scaturisce dall’ascesi nel suono. Solo nel finale Malefic rimarrà immobile, impassibile e silente mentre la band compie l’ultima scorribanda nelle dissonanze che si conclude con l’abbandono degli strumenti al feedback mentre i 4 sacerdoti si inchinano agli amplificatori, veri padroni di questa messa sonora. Lentamente si rialzeranno e con un impercettibile gesto stopperanno la creatura vibrante che hanno creato nell’ora appena trascorsa, lasciando il pubblico frastornato.

Il soggiorno di Sunn O))) ed Earth nella nostra penisola sicuramente non è passato inosservato, i tre concerti a cui chi scrive è stato presente hanno registrato una buona affluenza di pubblico (forse insospettabile alla vigilia) e una serie di concerti di altissimo livello. Gli Earth, con le loro atmosfere desertiche, e i Sunn O))), con la loro impressionante offensiva sonora, hanno scosso i timpani e i cervelli senza pietà per nessuno. Un’ora per ogni gruppo, un’esperienza per tutti gli amanti delle sensazioni estreme.

Federico Cerchiari