THE MARS VOLTA
Milano – Rolling Stone

Le prime cose che si notano sul palco vuoto dei Mars Volta sono i quattro Orange e le decine di pedali che compongono il set up del chitarrista mancino Omar Rodriguez-Lopez. Una vista che rende bene l’idea di ciò che investirà il pubblico nelle due ore abbondanti di concerto che seguiranno: aggressive sfuriate alternate a psichedelia spinta e coinvolgente. I sette che entrano sul palco sono accolti da un pubblico particolarmente esaltato anche e soprattutto per merito dell’ottimo album appena pubblicato dalla band che però verrà chiamato in causa solo a metà scaletta.L’inizio del concerto è a un ritmo medio che permette però all’impressionante linea ritmica del gruppo di mettersi in mostra. L’Haitiano dietro le pelli inizia il concerto con un’intensità che trascina gli altri attraverso le continue variazioni ritmiche di “Drunkship of lanterns”, canzone che apre le danze; danze vere e proprie del pubblico che si infiamma letteralmente per le più tirate “My concertina” e “Roulette dares”, canzoni che si chiamano dietro un discreto pogo sotto al palco nelle improvvise accelerazioni rese perfettamente dalla band.
Ed ecco che finalmente si sentono le prime note di “Cygnus Vismund Cygnus” (traccia iniziale del nuovo album) che inaugura una parte del concerto più incentrata su atmosfere dilatate e riflessive, con improvvisazioni di tutta la band, cantante compreso. Nonostante l’esecuzione dei sette sia all’altezza delle aspettative parte dei presenti sembra non apprezzare l’atmosfera alchemica, resa anche dai semplici ma efficaci giochi di luce dietro la band. Malcontento un po’ inspiegabile ad avviso di chi scrive…
Il concerto prosegue fluido fra riff infuocanti che si rincorrono spezzando i lunghi momenti di psichedelia che continueranno fino alla fine. Fine che arriva quasi improvvisamente proprio quando si inizia a pensare che la band possa andare avanti all’infinito. Sensazione resa soprattutto grazie all’eccezionale (bisogna ripeterlo) coppia ritmica basso-batteria. Le ultime note di “Cassandra Gemini” chiudono un concerto iniziato con una intensità mai scesa durante tutti i 130 minuti passati fra improvvisazioni ed energia. Decisamente un ottimo concerto!

Federico Cerchiari