Tube Cult Fest 2008
Pescara – Orange Cafè

Continuano a sorgere nel nostro paese i festival dedicati alle sonorità heavy/psichedeliche e che attualmente vedono nello SHOD di Roma il punto di attrazione focale (attesissima la quarta edizione all’Init con sugli scudi Witchcraft e La Ira de Dios). Solo 5-6 anni fa contare una decina di questi appuntamenti sembrava improponibile, ma la realtà è ora cambiata, e tra le novità importanti Pescara ci delizia con la prima edizione del Tube Cult Fest, doppia serata di tre gruppi ciascuna, che ha visto partecipare 4 solide formazioni dell’underground italiano con in più Cyruss e Stonebride. Da rimarcare l’ottima forma e attitudine live dei gruppi, un buon riscontro di presenze (maggiore per forza di cose nella serata di sabato) e soprattutto il fatto che il Tube sia già partito col piede giusto, impostato com’è sulla falsariga degli altri concerti europei, che vede come protagoniste formazioni sanguigne e creative. Se le cose continuano così come hanno avuto inizio, quello del Tube sarà uno degli appuntamenti stabili e di richiamo per ogni band psych, ma andiamo con ordine.

Venerdì
Il pubblico inizia a stiparsi attorno al piccolo perimetro dello stage angolare dell’Orange e i Camion partono con il loro show adrenalinico e senza fronzoli, l’ideale per scaldare muscoli e cervello trangugiando qualche bevanda muriatica…
La muraglia di catramosi riff Fu Manchu/Alabama Thunderpussy/Motorhead si staglia con una ferocia ai confini dello sludgecore ed è equilibrata da ritmiche quadrate e mood sudista… insomma si scapoccia fino all’ultimo pezzo, Night of the Living Daesert (accolto entusiasticamente), passando per le nuove Cowbell from Hell e Beers on Wheels e il resto della roboante scaletta. Da seguire con passione, anche perché gruppi come i Camion sono piuttosto rari… se amate il wall of sound pregno di livelli di saturazione studiati per esaltare a mille il vostro roadtrip, non avete che da fiondarvi ad un loro concerto.

Il live set dei Cloud 9 articola classica psichedelia heavy e la trance telecinetica risorta in quest’ultimo decennio, grazie ai primi fondamentali dischi di QOTSA, Foo Fighters e Mammoth Volume. Lo spettro sonoro dei Cloud 9 copre una gamma sufficientemente ampia, pur all’interno di uno stile definito, cosicché il loro avvolgente suono robotico – ma solidamente impiantato in un contesto metropolitano – è riuscito a catalizzare non poco l’audience (tra l’altro piuttosto numerosa durante la loro prova).
Il gruppo lombardo ha dimostrato di consolidare con sicurezza la sua presenza all’interno dell’underground stoner/psych, oltre agli estratti da Light Stoner Rock fanno ottima figura anche i pezzi dell’imminente cd.. Da rimarcare l’ottima coesione strumentale e il feeling trasmesso dal trio, decisamente superiore a tanti spocchiosi gruppi overground.
Viaggio di sola andata verso le lande dove non sorge mai il sole già sui primi accordi degli headliners Cyruss… un’ecatombe bastarda di nerissimo sludge e post-doom… il tutto ‘arricchito’ dal growl disumano (ma competente) di Alfred.. Diciamo subito che live rendono benissimo, ma l’ora tarda e la misantropia della materia trattata hanno sfoltito il pubblico. Poco male, la prova dei viennesi ha convinto appieno, i loro pezzi pescano dagli Iron Monkey ai Cult of Luna e hanno offerto una botta notevole… a più riprese poi i Cyruss offrono inserti psichedelici puri, il che ha ci ha fatto scivolare fino alla fine in stato di completa ipnosi. Dal più fetido dell’ultimo centro occupato squat ad una seduta pranoterapica in un lussuoso studio mitteleuropeo non passa molta differenza, e l’abissale ruggito dei Cyruss non ce lo ha fatto dimenticare.

Sabato
La seconda serata ha fatto registrare il pieno, vuoi di sicuro per l’ottima organizzazione e il seguito di cui godono gli idoli locali Zippo, e vuoi soprattutto per l’alto livello del Tube, evidentemente l’eco del venerdì era risuonata eccome. Rendiamo subito onore ai Godwatt Redemption, il loro stoner doom prende le mosse dai padri del genere (Sabbath, Pentagram e Cathedral su tutti) ma risulta dannatamente efficace e zeppo di feeling lisergico. Brani classici e trascinanti vengono arricchiti da un’attitudine jam tutta da gustare, sia all’interno dei pezzi dalla struttura circolare che in quelli più dilatati, e da questo punto di vista i GWR sembrano ulteriormente cresciuti.Di sicuro tra i nostri esponenti del lysergic doom più significativi, panorama che si sta’ rinfoltendo gradualmente negli ultimi anni, grazie proprio a diverse formazioni italiane, ben accolte nel resto del continente europeo. Non è mancata la devozione alla leggenda di Palm Springs, con la chiusura affidata a Thumb cantata (alla grande) da Dave degli Zippo…

Con gli Stonebride le pareti dell’Orange hanno rischiato di frantumarsi sotto le mazzate dei terremotanti stoners croati, freschi della collaborazione con Billy Anderson in vista del loro prossimo Inner Season. Sludge-doomrock classico di ottima fattura, quello che ha fatto (e fa) la gioia dei seguaci di Down, Sleep, Melvins, Eyehategod e Clutch e tanti altri: lo spettacolo è stato fresco e devastante, e il paragonare la loro musica all’ebbrezza della velocità sotto le ruote di una Ford Mustang non pare azzardato (vedere le influenze citate sul loro myspace). Poco da aggiungere, se non che groove e perizia strumentale l’hanno fatta da padrone fino alla fine, in una bolgia di riff circolari e aperture ipnotiche, come i mostri sacri del genere hanno insegnato .. Di sicuro siamo di fronte ad una realtà continentale di spessore, anche se il richiamo alle sonorità d’oltreoceano sono estremamente marcate.
Il Gran Finale della due giorni è spettato agli Zippo, che oltre ai cavalli di battaglia del debut, il gioiellino Ode to Maximum, hanno impressionato per la progressione e la ricchezza dei nuovi pezzi che figureranno sull’imminente following-up. Le composizioni brillano per un approccio originale e approfondito alla psichedelia, senza perdere un’oncia in impatto e dinamismo, anzi arricchite da un feeling progressivo tipico di una band in piena crescita creativa, che arricchisce il loro approccio al desert rock, rendendolo denso di suggestioni che vanno da Fatso Jetson e Yawning Man fino alla durezza dello stoner più classico e addirittura a stralci di ottimo modern-rock, mediati da una ricerca spirituale che non scalfisce il rigore heavy a cui si attengono i musicisti. L’esibizione scorre fluida e ottimamente eseguita, il connubio col pubblico che stipava il locale è stato catalizzato dal trascinatore/frontman Dave, una delle migliori ugole in questo ambito (e non solo…) che guida una formazione coi fiocchi.

Riduttivo limitare i commenti alla cover di Supa Scoopa & Mighty Scoop – che gli Zippo omaggiano giustamente come manifesto generazionale – visto il valore del materiale del combo adriatico. Quasi superfluo aggiungere che l’attesa dei nuovi album di tutte e sei le band del Tube Cult 2008 è notevole…. Loudest Festival !!.

 

Roberto Mattei