WOODEN SHJIPS
Roma – Circolo degli Artisti

Serata per uomini tosti e barbuti al Circolo degli Artisti. Dopo l’esibizione a San Lorenzo Estate del 2012 (penalizzata da un settaggio dei suoni per malati iperacusici), i Wooden Shjips tornano a Roma in occasione del tour europeo che accompagna l’uscita di “Back to Land”. Il richiamo della birra all’aria aperta è troppo forte e fa saltare la visione degli Holiday Inn. Poco male, ci sarà sicuramente occasione per rifarci.
La spirale acida inizia a formarsi quando sul palco sale Toni Cutrone, cantore dello sperimentalismo malsano con la NO=FI Recordings, programmatore delle folli notti musicali dal Verme e già batterista di Hiroshima Rocks Around e Trouble Vs Glue. Si presenta di stracci vestito e cappuccio munito per farci godere l’elettronica ambient drone della sua ultima creatura, Mai Mai Mai. “Theta”, album di debutto uscito per Boring Machines, è un concentrato dannato e raggelante di soundscape arcani e misteriosi. Diviso tra synth, sampler, cassette ed effetti vari, Toni elabora la materia con cura certosina. C’è una vibrazione “ballabile” nella sua musica, sebbene immaginiamo la sua proposta maggiormente godibile in una location più raccolta. Spasmi allucinatori e abrasive macchinazioni conducono in un vortice entusiasmante, che ha il suo culmine nelle graffianti folate di “Telos”. Una malattia piacevole, un virus della mente che divora la carne. Gloria e vita alla nuova psichedelia occulta, che valica i confini a est e a ovest.
Il tempo è giunto e alle 23 sono on stage i Wooden Shjips. Tra le migliori espressioni del rock psichedelico contemporeaneo, i quattro di San Francisco dopo una sfilza di EP, split e i primi due album ufficiali (“Dos” e l’incantevole “West”), sono tornati con “Back to Land”, otto tracce di solare, dilatata, vitale alchimia tra Velvet Underground, The Doors, 13th Floor Elevators, Can, Loop e Spacemen 3. Sarà perché Ripley Johnson (chitarra, voce) e Omar Ahsanuddin (batteria) sono andati in Oregon a registrarlo, là dove il clima è seducente e rigoglioso, ma il nuovo disco suona languido e raffinato rispetto agli esordi. La loro performance invece non lascia adito a dubbi: l’approccio è diretto e rock’n’roll, l’estasi psicotica è raggiunta con ritmiche fisse e ipnotiche, infiltrazioni morbide di organo e la chitarra di Ripley che si apre su oceani infiniti di delay, fuzz e wah-wah. Minimalismo colorato e imbevuto di psilocibina, che rende avvolgenti e maledettamente trippy “Black Smoke Rise”, “Flight” e “Other Stars”, mentre concede il dinamismo da avventurosa cavalcata elettrica nelle polveri alzate da “Lazy Bones” e “Ghouls”. Ossessivi e circolari nei loro ricami, i Wooden Shjips sono la narcosi della coscienza, l’esplorazione della psiche, romantici e idealisti cantori di un ponte tra passato e presente, luce e oscurità. La trance finisce quando la mezzanotte è ormai passata da un pezzo e i giramenti di testa lasciano spazio al ronzio nelle orecchie. Bentornati sulla terra, fratelli e sorelle. Fuzz & psych a tutti.

Alessandro Zoppo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *