80 BLAST – A Hopeful, Sad & Compulsive Episode

Una bella sorpresa i parigini 80 Blast, band che ha scelto la via dell’autoproduzione mantenendo però altissimi gli standard qualitativi. Già a partire dalla bella e curata confezione in digipack si capisce che questi ragazzi credono al 100% nella propria musica e la voglia di presentarsi al meglio è palpabile. La musica suonata dal gruppo è assimilabile a dei Queens of the Stone Age più rock, una via di mezzo fra “Songs for the Deaf” e “Lullabies to Paralyze” senza le derive più polverose. A questa influenza primaria vanno ad aggiungersi le melodie e i suoni dell’alternative rock americano (Foo Fighters su tutti).Il respiro internazionale è dato dalla scelta di affidarsi per il mastering a Ue Nastasi (Panic! At the Disco, Soilwork, Devil Driver, Type O Negative, Sepultura, Fear Factory, Paradise Lost) e all’uso delle vocals in inglese con una buona pronuncia. Particolarmente convincente infatti la prova di Romain dal buon timbro e autore di ottime linee vocali. Il disco non parte con il botto, a conti fatti le due songs d’apertura sono le più deboli del lotto e particolarmente “mosce”. Da “This Flus” invece il disco prende quota, i riff si fanno più decisi (questi si debitori al 100% dei QOTSA) e le linee melodiche più ficcanti.
I pezzi migliori sono “I Confess”, “Fugitive” e “So What?!?”, una tripletta posta a metà del disco e tre potenziali singoli sbanca classifiche rock. Notevole anche “Fallen Angel” che vede la partecipazione alla voce di Loky dei Doyle (no, non sappiamo chi sia…) che apporta quel quid di violenza che da una bella sferzata al disco. Un dischetto fresco e disimpegnato che si fa ascoltare con piacere. Non un ascolto imprescindibile ma senz’altro godibile.

Davide Perletti

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