Voto:

R.A.I.G.
2005

Official site: www.7thatspells.com

TRACKLIST

Seven That Spells:
1. My mommy wants to kiss your mamma
2. Space cake overload
3. Inhale me/The pink garden of mistery
4. Bliss my cosmic peach
5. Merry Mary’s sweet Inferno
6. Black liquorice/Tragic boredom of the universe
7. Naked harem flashback


Voto:

R.A.I.G.
2006

Official site: www.iamaboveontheleft.com

TRACKLIST

I Am Above On The Left:
1. The elephants will never come back
2. To swallow a wasp
3. The Korova milk bar (Vomitorium)
4. Mr. Father
5. Ptichee Moloko versus Virus
6. Z N E D O (6.2.5.5)
7. My kidney is in bloom
8. Deaf in the morning
9. Lucifer’s hammer
(How many distortions sleep within an a-bomb?)


Voto:

R.A.I.G.
2006

Official site: www.uschristmas.net

TRACKLIST

U.S. Christmas:
1. Lazarus
2. Death by horses
3. New war
4. Devil’s flower
5. Thin the herd
6. Norpo
7. Black snake
8. Queen of the world
9. Silent tongue
10. Black lung


 

SEVEN THAT SPELLS - My mommy wants to kiss your mamma
I AM ABOVE ON THE LEFT - An a-bomb to wake up
U.S. CHRISTMAS - Salt the wound

Il progetto R.A.I.G. è lodevole e interessante. Si tratta di un consorzio produttivo (l’acronimo sta per Russian Association of Indipendent Genres) che pubblica e promuove musicisti emergenti provenienti da tutto il mondo. Catalogo impegnativo quindi, dal quale emergono delle chicche di rock psichedelico che qui ci preme segnalare.

Partiamo con i Seven That Spells, band croata formata da Stjepan Jureković (batteria), Tomislav Kalousek (basso), Hrvoje Nikŝić (synth) e Niko Potoĉnjak (chitarra, anche autore dello splendido artwork erotico stile 70’s). I quattro elaborano con ironia e spiccato senso dell’umorismo fitte trame psichedeliche, in un delirio tutto strumentale che non può non rimandare all’universo lisergico targato Acid Mothers Temple. Makoto Kawabata come guru per questi simpatici ragazzi, che al grido di ‘love and rock’ si addentrano senza paura nei meravigliosi, colorati meandri dell’acid rock. Sette lunghe jam infinite ed esplosive, condotte da ritmiche pompate al massimo, synth penetranti e chitarre travolgenti. I Seven That Spells fanno tutto ciò senza annoiare, risultando solo un po’ ‘eccessivi’. Un limite da tenere in conto per chi si dedica anima e corpo ad un tipo di rock così azzardato.

Altro giro altra corsa con gli I Am Above On The Left, quartetto russo composto da Alexei Taroutz (chitarra), Artenuy Galkin (chitarra), Pavel Eremeev (basso) e Sergei Ledovski (batteria). Rock strumentale quindi, che pesca da stili e stratificazioni sonore diverse. Post rock, psichedelia, noise, math e avant jazz core. Un insieme scomposto di frammenti che esplodono improvvisi, schegge che prendono vita a partire da uno spunto, un’idea che si materializza nella (de)strutturazione del caos. Nove tracce difficili da digerire, sicuramente affascinanti non appena l’ascoltatore inizia a darsi delle risposte, a costruire il proprio percorso di fruizione tassello dopo tassello. Per gli amanti di French TV, Don Caballero, Naked City, Melvins, Zeni Geva e Zu sarà certo manna dal cielo.

Concludiamo con gli U.S. Christmas, cinque folli americani che rispondono ai nomi di John Presnell (basso), Nate Hall (chitarre, voce), Tim Greene (batteria), Matt Johnson (theremin, chitarre) e Chad Davis (synth, chitarre). “Salt the wound” unisce le diverse anime del gruppo in un piatto ricco e molto saporito, i cui ingredienti sono l’acid rock (direttamente dagli anni ’60 e ’70), la psichedelia cosmica, l’hard & heavy sound e certe tentazioni sperimentali tipiche degli anni ’90. Il risultato sono questi dieci, sorprendenti brani, che per sensibilità e potenza potremmo accostare a Comets On Fire e The Heads. “Death by horses” e “Devil’s flower” fondono al meglio lo space degli Hawkwind e l’hard libertario, stordente degli Acid Mothers Temple; “Thin the herd” è una strumentale magnetica dal taglio southern; “Norpo” e “Silent tongue” sono due sinuosi heavy blues intergalattici; la conclusiva “Black lung” una nervosa cavalcata elettrica. È proprio su queste alternanze che si basa il fascino degli U.S. Christmas. Resistergli è davvero difficile. Ah, altro punto a favore il bellissimo artwork di Victor Pushkin, un piccolo capolavoro.

Alessandro Zoppo

 

   
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