AA.VV. – Sucking the 70’s

La scena dell’heavy rock rende un grande omaggio ai propri ispiratori. I due cd in questione contengono trentacinque cover di band più e meno note palesando il variegato mondo di influenze di questo genere. D’altronde nessuno ha mai nascosto che Mountain, Led Zeppelin, Black Sabbath, Lynyrd Skynyrd, MC5,etc. hanno avuto un grosso peso nel modellare lo stoner sound.
Nel calderone troviamo di tutto. Chi segue alla lettera la lezione come i Five Horse Johnson con Never In My Life dei Mountain, chi sottolinea le proprie radici a stelle e strisce nell’acustica Can’t You See ( Marshall Tucker Band) degli Halfway To Gone, e chi queste radici le stravolge completamente nel doom rumoroso (The Men Of Porn alle prese con il Neil Young di Out On Weekend… stravolta!), in psichedelìa sottrattiva (Los Natas, Brainstorm degli Hawkwind) o stordente (The Heads, For Madmen Only dei May Blitz).
Tra i volti noti, The Glasspack, band rivelazione del 2002, che rileggono TV Eye degli Stooges con rinnovata acidità e ignoranza. Con una certa commozione ascoltiamo Wicked World di Ozzy e premiata ditta rifatta dai discepoli Spirit Caravan recentemente scioltisi e apprezziamo che tra le band più coverizzate della compilation ci siano i Jethro Tull hard rock. I boscaioli Alabama Thunderpussy si occupano di Hymn 43 facendoci riscoprire quanto gli aggettivi roccioso/ spirituale non sono così lontani come sembra; I Clutch invece ci offrono una Cross Eyed Mary spaventosamente in linea con l’originale. Allo stesso modo, come è fedele e coinvolgente Communication Breakdown dei Disengage, non lo è Bron-Yr-Stomp degli Hangnail. Piccolo passo falso.

“Sucking the 70’s” offre anche quello che davvero non ti aspetti e che ti arriva da gruppi che non hanno ancora un posto al sole. I Novadriver eseguono un’ottima versione di 20th Century Boy dei T-Rex ricreando alla grande QUELLO spirito glam; Michael Schenker viene rispolverato grazie ai Fireball Ministry (Doctor Doctor) e ti rendi conto (anche) da dove sia partito certo metal epico-melodico.

Fighissima la trovata dei Brought Low che lasciano agli originali Jagger & Richard introdurre Till The Next Goodbye. E a proposito di ‘nice tricks’, i Lord Sterling inframmezzano Black To Comm degli MC5 con pochi secondi introduttivi del fondamentale ‘Kick Out The Jams’.
A grandissimi livelli anche i Roadsaw con Vehicle, in origine degli Ides Of March, pezzo soul rock con venature funky. Blackexploitation in piena regola.

A descriverli tutti facciamo notte..anche perché il trasporto emotivo è grande e rischiamo di essere più logorroici del normale. Basta dire che alcune prove – Lowrider, Doubleneck, Broadsword, Puny Human- sono di buon livello ma tutto sommato didascaliche.
Il disco acquista punti nella produzione delle cover che è molto, molto rispettosa del sound originale. Insomma, non sono pezzi vecchi rifatti con produzione moderna, al contrario, l’impressione è che più o meno tutti siano stati attenti a ricreare quelle sonorità calde, coinvolgenti, boogie.

Sono diverse le letture che possiamo dare ad opere di questo tipo. Una autoreferenziale: le stoner bands celebrano se stesse e i loro miti. Su questo aspetto, sinceramente, continuare con la autoindulgenza ammazza la scena e la sua musica. Una didattica, per così dire, ed è quella che preferiamo di gran lunga. Pensiamo che questa compilation sia un ottimo strumento per avvicinarsi agli originali dando la lettura di formazioni più giovani, quindi (in teoria) più prossime a noi nell’approccio alla materia. La terza: meno pippe mentali e ascoltiamoci della buona, intramontabile musica rock. “Sucking The 70’s” è tutto questo.

Francesco Imperato

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