AA.VV. – Trip In Time Vol. 3 – Psychedelic Adventures On Planet Earth

Con uno spettro sonoro che copre il maggior range possibile della psichedelia, le compilation Trip In Time / World in Sound possono considerarsi tra le più esaustive del settore, offrendo innumerevoli delizie raccolte un po’ da tutto il mondo. Si arriva al terzo volume intitolato “Psychedelic Adventures On Planet Earth” e anche stavolta i selezionatori hanno voluto spaziare da formazioni di culto e discretamente affermate a realtà ultra sotterranee, cercando di rendere complessivamente omogeneo il livello qualitativo della raccolta. La fede assoluta nel suono acido 60/70 (ricordiamo che la WIS è specializzata in strepitose ristampe d’epoca) permette di offrire una euforica e poetica visione d’insieme che scandaglia efficacemente il panorama attuale, che è più vivo e vegeto che mai, nonostante i grossi network tendano ad ignorare il lascito (e le evoluzioni) di nomi come Led Zeppelin, Janis Joplin, Zappa, Hawkwind, a discapito di dozzinali sottoprodotti usa e getta.Poco male, visto che la scarsa esposizione preserva bene questi artisti liberi di esprimersi con la dovuta naturalezza, e basta inserire il dischetto per fugare ogni dubbio. 18 gruppi dicevamo, andiamoli a commentare, tenendo presente che nel caso di raccolte di questo tipo un brano può non essere sufficiente per giudicare compiutamente ognuno di loro, verità addirittura lapalissiana nel mega-cromatico mondo psichedelico, ma che risulta sicuramente utile per farsi un’idea del valore dei partecipanti!

Bene, aprono gli inglesi Electrical Mystical Soul Vibration con “Bohemian Droput”, abbastanza breve (meno di tre minuti) ma favolosa, un incrocio tra Tubes, Roxy Music, Gong, Acid Mothers Temple e un miliardo di altri nomi storici, tra sitar, mellotron e chi più ne ha più ne metta.. procuratevi tutto di loro. (www.myspace.com/electricmysticalsoulvibration).

Tocca poi all’ottimo rock-blues dei The People, in pieno retro-trip-style tipico del nuovo hard svedese (Siena Root, Abramis Abrama, ecc) con “Real Love” (www.myspace.com/folket), tra l’altro dotato anche di belle fuge “acidose” che fanno la loro parte… un pezzo tra Hendrix, Kiss, Free e l’heavy-psych per intenderci.

Gli svizzeri Ginger continuano con l’hard-psych 60/70 tra riff ruvidi e blueseggianti, che imbrigliano le calvacate jamming e pastose di “Now I See” (www.myspace.com/gingerjamband), niente male.

“Unstable Mind” è la song della bravissima chanteuse bluesy-psychofuzz Jenda Wright (http://www.myspace.com/jendawight), qui alle prese con un pezzo dal sapore classicheggiante, ma che basta per comprendere lo spessore della singer di New York.

Jarvis Jay era il nome originario degli australiani Shaman Son, e da quella prima formazione ascoltiamo “You’re Gone”, un bel pezzo ancorato alle cose migliori del grunge-psych di metà anni ’90, che guarda anche ad esperienze attuali come i Black Mountain. (http://www.myspace.com/jarvisband).

Per tutte le teste acide ci pensa lo stoner bluecheeriano degli ottimi danesi Fuzz Manta (www.myspace.com/fuzzmanta) pilotati dalla voce profonda di Lene, che ci sommerge di feeling con l’hard fuzz di “Mysterious Thoughts”. Come dicono loro.. heavy hippie… e così sia.

Altro gruppo notevole sono gli svedesi Mother And Sun (www.myspace.com/motherandsun), che con “Lasting The Circle” offrono una convincente mistura di neo-psichedelia, 13th Floor Elevators e Mother Superior dal mood crepuscolare.

La sinuosa “Serpentado” ci fa apprezzare gli spagnoli Psychoine (www.myspace.com/psychoineesp), poliedrico gruppo di pop-rock psichedelico con all’attivo già svariati album cantati in lingua madre.

Il giro di boa è affidato invece agli acid rockers tedeschi The Magnificent Brotherood (www.myspace.com/themagnificentbrotherhood) che propomgono “My Flash On You”, specie di Quicksilver Messenger Service arricchiti di farfisa.

Si riparte con un altro ottimo combo, sempre dalla Svezia, i Crystal Caravan (www.myspace.com/crystalcaravan), che dopo la partecipazione al secondo volume si ripresenta con l’indiavolata “A New time Is Coming”, nella quale sparano a manetta la loro passione per MC5, Arthur Brown e T-Rex, ispessita con bordate hard ’70.

Torniamo quindi in Germania perchè la World in Sound vuole recuperare una cult band attiva nei mid-nineties, i Living Room, rock psychedelico post-Jefferson Airplane di ottima fattura, melodicamente ipnotico. Il brano in questione è “Times Like Lakes”, estrapolato dal loro secondo album mai pubblicato.

Dagli USA (Maryland) arrivano invece i giovani The Flying Eyes (myspace.com/theflyingeyesmd) presenti con la bellissima “Lay With Me”, tra Dead Meadow, Doors, Floyd, Cream e Julian Cope. Da tenere d’occhio, hanno pubblicato un solo EP nel 2008 e stanno lavorando al debutto.

‘Psychedelic & Experimental Rock Sessions’ recita la didascalia che introduce “Djingis Kong” dei Black Box Massacre.. (www.myspace.com/blackboxmassacre) e come dargli torto?? immaginate un kraut/space trasfigurato da batoste ai limiti dello sludge-noise e momenti di iterativo trance/post rock… forse il pezzo migliore. Tedeschi, sono un progetto di membri dei Cogan’s Bluff.

I nuovi tiranni dello space rock Serpentina Satelite (www.myspace.com/serpentinasatelite) sono presenti col trip senza ritorno di “Madripoor”; per chi non li conosce un succulento antipasto da abbinare a qualche bevanda aromatica.

Esoterismo acido, fughe psicotiche e dilatazioni da bad trip: è “Celestial Dream”, dei francesi Aqua Nebula Oscillator (www.myspace.com/aquanebulaoscillator), un riposo tutt’altro che rassicurante, visto che si tratta di un orrorifica versione di Sun Ra, Suicide e Hawkwind.

Il prog/psych dei tedeschi Space Debris (http://www.spacedebrisprojekt.de/) è ricco di organi caliginosi e partiture jazzy, ma sempre solidamente rock; in parte richiamano i nostri Standarte, oltre allo storico heavy prog. Ottima la loro “Medicine Man”.

Non potevano mancare i decani del rock psychoprogressivo inglese Fantasy Factory (http://www.fantasyy-factoryy.com/), qui alle prese con l’articolata “Summer Days”, uno showcase di riff hard, taglienti tastiere e ovviamente tonnellate di groove. Sempre una garanzia, la copiosa discografia comprende pure (per chi l’avesse dimenticato) la partecipazione ai tributi a Black Widow e Moody Blues. Un nome storico.

La chiusura spetta alla rilassata psichedelia dal flavour western e bluesy di un altro gruppo tedesco, i Zaphire Oktaloque (www.myspace.com/zaphireoktalogue): “Green Grass And The Black Clouds”, titolo alquanto sintomatico.

Come al solito un gran lavoro… Trippin’ in time… on Earth!

Roberto Mattei

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