ABSTRACTER – Tomb of Feathers

Gli Abstracter vengono da Oakland, California. Non sembra ascoltando “Tomb of Feathers”, esordio sulla lunga distanza edito dalla Path Less Traveled Records. Tre soli brani per 40 minuti di musica. Un magma opaco e torbido, che attraversa il (post) metal, la psichedelia mutante, lo sludge ed il crust. Registrazione analogica e mastering di James Plotkin aggiungono fascino oscuro ad un prodotto che si posiziona in quel limbo che ha reso Amebix, Godflesh, Today is the Day, Disembowelment, Swans e Killing Joke dei riferimenti imprescindibili dopo anni di oblio. Robin (chitarra), Mattia (voce), Ben (batteria) e Jose (basso) hanno le idee chiare e fanno funzionare tutto alla perfezione.”Walls That Breathe” è l’incipit a questo complesso viaggio nel cuore soffocante delle metropoli moderne, un grido di liberazione ed elevazione verso l’alto. Come un volo d’uccello, un rito di preghiera e purificazione. Mattia alterna growl a parti pulite, i riff sono ossessivi, le ritmiche elaborate. Manca ancora qualcosa, un marchio che sia riconoscibile in pieno. Quel taglio industriale e apocalittico che “To Vomit Crows” si gioca bene nella prima parte, soprattutto quando spinge sull’acceleratore e sulla cattiveria, esasperando una derivazione neurotica senza per questo esserne schiavi. Come nella pausa lisergica che rianima il vomito e trascina a “Ash”, 16 minuti di solennità doom e cataclismi metallici. Una sensazione di fastidio, di profondo disagio. L’obiettivo è centrato in pieno.
Born dead, buried alive. From East fucking Oakland, California, United fucking States. Tosti, eh? Non fateli arrabbiare, gli Abstracter.

Alessandro Zoppo

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