ACAJOU – Gold Ones

C’era un tempo in cui circolava una band capace nel suo stile di reggere il confronto con i colossi internazionali. Tempi in cui dischi come “Hidden from all Eyes”, lo storico split “Cookery Course” e (soprattutto) “Latin Lover” guadagnavano pareri e recensioni positive persino su Kerrang. Purtroppo a volte la magia svanisce e gli Acajou sono stati vittime di congiunture sfavorevoli. Dopo il bellissimo full lenght un altro paio di promo davvero interessanti e poi lo scioglimento, non prima di questo “Gold Ones”, cd di quattro tracce che rimane così ultima testimonianza di quanto prodotto dal gruppo veneto.Un dischetto che fa rimpiangere quei tempi, quella band. Una amalgama perfetta, una spiccata personalità, un sound che travalica stantii confini di genere. Parlare di stoner rock o heavy psichedelia per gli Acajou equivale ad un fraintendimento. Restano chiari certi riferimenti, cambiano completamente scrittura, personalità, esecuzione. In sole quattro tracce si mischiano hard e acid rock, funk, stoner e blues. Splendida la voce di Alessandro Ruffato (il migliore cantante italiano in questo genere), ipnotiche le ritmiche di Filippo Ferraretto (basso) e Simone Ruffato (batteria), ispirate come non mai le chitarre di Nicola Tomas Moro. Se “Freedom” resta appiccicata in mente sin dal primo ascolto grazie al suo fascino sinuoso, “Scandal” pigia sull’acceleratore con un’aggressività tosta e ragionata. “The Cube” è un piccolo gioiello che coniuga melodia e heavy psichedelia, mentre la conclusiva “Shoronne” viaggia su sentieri in cui si incrociano rock, groove funky e hard psych.
Non possiamo far altro che augurarci due cose: che l’interesse destato dagli Acajou faccia avvicinare tanti ascoltatori ad una band così importante. E che magari un piccolo gesto come questa recensione faccia tornare ai ragazzi la voglia di suonare insieme…

Alessandro Zoppo

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