ACAJOU – Latin lover

Non stupisce più di tanto il fatto che lo stoner rock abbia attecchito nel lombardo-veneto, e se d’altronde questa musica ha avuto diffusione in territori desertici, nell’accezione più larga possibile, come non poter far rientrare in questo contesto anche la megalopoli padana e relative propaggini?
Gli Acajou sono riusciti per alcuni anni ad elettrificare, grazie alla loro musica acida e bluesata – e un immaginario rivolto ai veri ’70 italiani, quelli che non ti racconta più nessuno – le campagne limitrofe ai Colli Euganei, riuscendo ad essere apprezzati anche tra il pubblico specializzato d’oltreoceano.

“Latin Lover”, il loro disco più completo, fotografa un gruppo musicalmente molto compatto, sicuramente di matrice kyussiana, ma capace di rileggerla alla luce di una originale sensibilità melodico-compositiva, che non si limita a riprodurre il rombo del deserto.

Se “Martini Dry Revolution” descrive un brano stoner sincopato, da ascoltare su una Giulietta impolverata con i gomiti appoggiati sui finestrini, “Latin Lover” è una bella canzone da Sky Valley che ricorda i Fatso Jetson più hard rock.

In “Go Vegan” e “Black Horizon” i cori impostati da Ruffato, su fraseggi di acido blues, si fanno alieni ed escapisti, riuscendoci ad avvolgere in spire molto emozionali.

“Magirus Deutz” suona veramente Kyuss/Natas, con quei maledetti riff che ti entrano dentro grazie anche alle grasse partiture di basso; “Woman Sex Blues” propone strozzati riff desertici predisposti alla ricerca di un brano vero e proprio, e non certo una mera effettistica psichedelica.
Numerosi i cambi di tempo per la discreta “Aeiou”, che lascia il campo al brano migliore in assoluto, “Buenos Aires”, assolutamente fantastica, piena di misteriosa uggia e piacevole perversione latina, da spararsi in cuffia mentre si passeggia tra i giganteschi falansteri della capitale sudamericana.

La marziale “Lonely” tira in ballo Dozer e Lowrider, e la conclusiva, lunga, “Mad Dogs And Black Shells” dipinge con classe scenari dilatati, risultando un mirabile hard-psych.

Roberto Mattei

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