ACID BRAINS – Far Away

Sono tra le band più longeve nate lo scorso decennio e sopravvissute alle continue mutazioni del panorama rock nazionale i toscani Acid Brains; attivi ormai dal 1997, hanno fatto dell’incessante attività live e della passione incondizionata per le sonorità ispide il proprio segno distintivo, collezionando oltre 150 date, numerose recensioni e soprattutto uno zoccolo duro di seguaci non indifferente, e c’è da dire che sono tutti risultati raggiunti col sudore e mantenendo uno stile coerente, pur muovendosi tra il rock noise impregnato di umori seattleiani dei primi album autoprodotti, e lo stoner ‘alternativo’ (segnatamente da “The end of the Show”, album del 2004), che non disdegna incursioni nella psichedelia di varia natura (indie e space).Passano altri due anni ed è la volta del quinto album “Far away”, fasciato da un artwork nettamente space, evidente sintomo di innamoramento per le sonorità trippy, anche se il sound del combo di Lucca rimane inossidabilmente legato all’originaria matrice noise/alternative, diretta filiazione del grunge e del punk.
In questo senso sono esemplificativi brani come “Do You Wanna Hear Me?”, “Be Like I Wanna Be” e “I Hate Reviews” basati su chorus iterati, riff ronzanti e ben squadrati, e incedere ritmico piuttosto potente, una specie di commistione tra Mudhoney, Qotsa, Mondo Generator e Sonic Youth lineari e “metallizzati”. La ruvidezza melodica impregnata di desolazione metropolitana di “Mirror” condensa l’esperienza del gruppo nel sapere realizzare brani incisivi, e anche “Something Wrong” e “If All The Same”, saltellanti e duri pezzi stoner-punk superano la prova, anche se forse lo schema segue percorsi già battuti. Riusciti pure i brani che si avventurano nelle sonorità psych : l’ultima energica semi-ballata “I’ll Go Away From Here” che ricorda molto episodi di quei gruppi di metà anni 90 che speziavano a dovere robuste canzoni rock, e soprattutto lo space rock alternativo di “In The Heavens” che con le sue malinconiche strofe e reattori garage/punkoidi, fa decollare la voce calda e lunare di Stefano Giambastiani.
“Far Away” forse non si impenna verso vette irraggiungibili, ma rimane un album positivo, senza fronzoli, passionale, suonato in modo asciutto e capace di suscitare emozioni più di tanti altri prodotti di tendenza. E non è davvero poco.

Roberto Mattei