ACTIVATOR – Both Barrels

Di fronte ad un disco come questo “Both barrels” dei texani Activator viene alla luce il più grande dubbio del recensore: criticare o lodare? Il dilemma ovviamente lo pone la proposta della band, derivativa fino all’osso ma molto travolgente. Secondo i canoni di chi scrive va mantenuto un certo equilibrio, ecco dunque la soluzione: chi stravede per Kyuss e Unida faccia suo questo disco perché potrà ricavarne felicità e ampia goduria. Chi invece non digerisce lo stoner o chi vuole avviarsi a tale genere parta pure da qualcosa di diverso e più fondamentale.
Detto questo e messa da parte la questione dell’originalità, agli Activator va riconosciuto il merito di aver realizzato un lavoro intenso e scorrevole. Stoner rock grezzo e groovy, con qualche apertura doom (ad esempio in “Bashtari” e “Ozzy”), sterzate southern ed il classico stile fuzz impresso a caratteri cubitali su chitarre e ritmiche. Nulla di nuovo, questo è chiaro. Ma “Both barrels” è perfetto per far fronte al caldo cocente o ad un lungo viaggio in auto. La somiglianza con gli Unida a volte fa paura (ascoltate soprattutto la voce di Jason e ditemi se non è identica a quella di John Garcia..). Ma la compattezza dei pezzi ed un certo gusto per la melodia fanno sì che il songwriting sia sempre ispirato e mai stantio.

Svettano in particolare le bordate messe a segno da “Cadillac” (ideale colonna sonora per una scorribanda a 100 all’ora sulla Route 66) e “Bowl control”, matassa incandescente da far invidia ai migliori Dozer. Altri bei colpi li assestano l’iniziale “16 Ohm”, tirata e catchy, la bollente “Man’s plan”, la metallica “Song for nothin'” e la conclusiva “..The whole fuckin’ village”, misto di sonorità hendrixiane e heavy psych.

Gli Activator non saranno dei mostri di bravura o dei colossi del genere ma il loro lavoro (sporco e sudato) lo sanno fare. Se iniziassero ad essere più personali tantissimi osannati gruppi stoner dovrebbero iniziare a tremare..

Alessandro Zoppo