ACTIVE HEED – Visions from Realities

Un progetto solare che esplora mondi fantastici è Active Heed di Umberto Pagnini che giunge alla prima uscita discografica con “Visions from Realities”. Come recitano le note di copertina, Umberto “crede nella collaborazione creativa e con Active Heed vorrebbe raggiungere tale obiettivo” e dopo l’ascolto bisogna prendere atto che l’obiettivo è stato addirittura superato, in termini di fantasia e creatività. Si scopre un’idea unitaria di composizione e una visione a lungo respiro, ma quello che più colpisce è il suono: una massa compatta ed omogenea come se una vera band avesse registrato live in studio. In realtà il merito va ad Alberto Callegari, nominato per l’occasione ‘Einstein’, che produce, mixa e masterizza in sala di regia tutte quelle idee che nel corso del tempo hanno attraversato l’immaginario di Umberto e che hanno trovato effettiva realizzazione insieme a compagni di strada come Lorenzo ‘Il Magnifico’ Poli, Pellek, Giovanni Giorni, Marit Borresen e Mark Colton. Idee che spaziano da un vago odore pop di “Forest and Joy” (inno alla gioia di riappropriarsi della parte naturalistica dell’uomo) al metal evoluto di “Every Ten Second Before” (vero e proprio anthem che non farebbe dispiacere ai fan dei Judas Priest dei Seventies) al progressive tout court di molti episodi che hanno il merito di divincolarsi dal prog rock stucchevole e tentano un ‘progressione’ tra generi che ha la stessa efficacia di contaminazione e combinazione di stili diversi. Emerge una visione della musica complessa ad articolata che si nutre di oltre tre decenni di storia e vuole fare focus sulla grazia della composizione e sulla delicatezza del tocco, cose non proprio comuni a tutte le band in circolazione. Chissà quali altri mondi creerà il nostro Umberto in futuro. L’importante è seguirlo nelle sue creazioni con la giusta voglia di lasciarsi andare. Con “attenzione attiva” per la precisione.

Eugenio Di Giacomantonio