ADMIRAL BROWNING – Maiden voyage

Si propongono come ‘instru-metal’ band. Mai definizione fu più azzeccata per gli Admiral Browning, sorta di ibrido stoner prog doom metal, formazione senza dubbio particolare nel panorama musicale del Maryland. Il loro rock strumentale è oscuro e perverso, è il viaggio di una zattera abbandonata nel mezzo di una tempesta, diario di bordo di un ammutinamento scritto da uno sguattero costretto nello spazio angusto della stiva.Difficile inquadrare il loro sound. Come stile e affinità possiamo accostare gli Admiral Browning a Stinking Lizaveta e Zebulon Pike. Insomma, un calderone nel quale confluiscono varie esperienze sonore, dai King Crimson ai Karma To Burn, passando per Black Sabbath, Rush, Mastodon e Melvins, il tutto miscelato con ampie dosi di psichedelia, thrash, doom, progressive e hardcore. Ma è una sintesi imperfetta, perché dare dei nomi di riferimento è abbastanza inutile. A parlare sono questi otto pezzi, quattro registrati in studio e quattro dal vivo (dove la registrazione perde in qualità, non in intensità). “Deus ex machina” si apre e si chiude con un riff granitico e ritmiche impazzite, nel mezzo una pausa arpeggiata sognante e delicata. “Slippery slope” possiede un groove caldo e fragoroso, nel quale oltre il muro sonoro creato dalla batteria (dietro le pelli Tim Otis) si esaltano il basso di Paul Grabenstein (il cui ruolo – come nelle bonus track dal vivo – è ora occupato da Ron ‘Fezz’ McGinnis) e gli intrecci delle due chitarre, Matt Legrow e John Marion.
La pioggia e il rintocco delle campane aprono “Markley’s grudge”, solita struttura circolare che esalta la bordata hard posta a metà brano, così come “Beast of Gevaudan”, altro bolide che fa fuoco e fiamme. Le bonus track non fanno che confermare la buona vena degli Admiral Browning, che sul palco amplificano al massimo il concetto portante della propria musica e si dedicano a lunghe e dilatate matasse psichedeliche. Rock strumentale che non annoia mai, anzi. Per la serie, quando ci sono intelligenza e coglioni.

Alessandro Zoppo