ALICE TAMBOURINE LOVER – Naked Songs

Una parte degli Alix (storica band psychedelic della prima ondata di stoner italiano) ha deciso di riunirsi attorno al progetto Alice Tambourine Lover, facendoci gradita sorpresa. Alice Albertazzi e Gianfranco Romanelli (coppia nella vita e nella musica) appendono al muro le distorsioni della band madre (ma non il wah wah!) presentandosi con nove gemme di autentico candore. Un dolce tappeto acustico dove esplorare al meglio le qualità vocali di Alice, vera chanteuse dalla classe cristallina, e dove il risultato assomiglia molto, nella forma, alla primigenia creatività di una PJ Harvey di album come “Dry” e “Rid of Me” (“Track of You” e soprattutto “Shall I Walk Around”) e nei contenuti riflette un mood interiore libero di esprimersi in qualunque registro: folk, country, blues al ralenti o psychedelic roots. Qualcosa di simile a ciò che ha fatto, di recente, Jason Simon dei Dead Meadow, registrando le sue honey songs solo con l’ausilio della chitarra classica e di qualche inserto effettistico.In queste “Naked Songs” (mai titolo fu più azzeccato) troviamo giri settantiani di “Angels Gone” e “Candy Cars” (quest’ultima è sintesi perfetta di come avrebbero potuto suonare gli Alice In Chains se nel loro “Unplugged” ci fosse stata una femme fatale al canto), spogliati di qualunque ruvidezza e appoggiati a chorus desiderosi di sporcarsi con il pop. In certe occasioni il discorso diviene via via più intimista, come nelle bellissime “Let Desires Come” e “Pills of Fire” dove la voglia di raccontarsi, di esplorare le proprie emozioni, è tanto più funzionale quanto le strutture compositive rimangono semplici ed evocative; altre volte il ritmo cresce e la voglia di lasciarsi andare segue traiettorie più allegre, “Hungry Thieves”, ritmo in levare e schiocco delle dita assicurato e “Crash” dove Alice sembra tornare bambina, tanta è la spontaneità riscontrabile nei suoi vocalizzi. Il tutto risuona omogeneo e privo di forzature, cosa non di poco conto se consideriamo che gli Alix godono di una riconoscibiltà tale da non permettere, ipoteticamente, cambi di direzione: a maggior ragione, chapeau! Speriamo che il progetto non si limiti a questo singolo episodio e affronti al meglio il discorso appena iniziato.
“Naked Songs”, canzoni nude: un volo d’uccello sugli elementi basici della musica che si ama, con cui si è cresciuti. Un ritorno a casa con la testa sgombra da cattivi pensieri, con la volontà di creare un calore famigliare, un angolo dove raccogliere le forze. Chiunque abbia voglia di farsi accarezzare le orecchie, deve interessarsi a questo progetto: true songs in a true life.

Eugenio Di Giacomantonio