ALIX – Good One

2008 è per gli Alix l’anno della grande svolta, in ogni senso. Nuovo produttore, un certo Steve Albini, semplicemente uno dei migliori produttori e ingegneri del suono in circolazione, nonché grande musicista e seminalissimo artista. Il quale vola da Chicago (Illinois) a Bologna -anzi per la precisione al Red House di Senigallia – per registrare il nuovo disco, e sitamo parlando di una persona che – tra il 1982 e il 2008 – ha prodotto gentaglia come Neurosis, Jesus Lizard, Pixies, Helmet, Om, Uzeda, Big Black e via dicendo (per info, andate su google e digitate “Steve Albini”). Quindi il risultato è senza dubbio ottimo, riuscendo ad incalanare e rendere più corposo ed a tutto tondo il suono del combo emiliano. Attivi dal 1995 ed autori di un’ottima discografia con rendita qualitativa esponenziale, in Good One assistiamo ad alcuni cambiamenti, in primis la preponderante scelta per la lingua inglese (ad esclusione dell’ultimo brano,) nei testi, tutti opera della bravissima cantante Alice Albertazzi (il vero valore aggiunto della band) e soprattutto conferma della scelta già intrapresa nel lavoro precedente, Ground, . Il sound questa volta si potrebbe definire come un incontro tra le sonorità rock n’roll dei seventies, il protopunk della scuola di Detroit e degli Stooges in primis (“the sweet – smelling road”; ) e lo stoner rock alternativo di band come queens of the stone age, Goon Moon, e band influenzate da Chris Goss. Il disco cresce notevolmente con gli ascolti, perchè ad un primo contatto è sicuramente spiazzante, incuriosendo grazie alle diverse soluzioni adottate ed agli incroci tra la chitarra – a tratti western a tratti fuzz – del bravo Pippo De Palma e le belle ritmiche corpose e dal bel tiro del basso di Franco Romanelli e Andrea Insulla, capaci di districarsi tra il garage, il southern blues e lo stoner. Gli Alix convincono a pieno, anche grazie alla loro insita capacità di rinnovarsi e mutare pelle, senza rimanere ancorati a sonorità sviluppate in precedenza, ma ricercando sempre una nuova via ed una nuova identità. E questo ripaga, senza ombra di dubbio, degli sforzi del quartetto poiché in Italia un gruppo come gli Alix è difficile da trovare, visto e sentito che non si pone dei limiti, ma si rende riconoscibile per la sua abilità nel creare nuove melodie e nuovi episodi. Magari in Good 1 si preferiscono bands come gli Yawning Man (per la loro componente quasi southern-stoner-country) e Stooges, rispetto alla psichedelia, ma l’ultima (ed unica in italiano) canzone, quel “Bianco E Nero” (presente nel primo disco omonimo), è un brano sopra gli 8 minuti che vale da solo l’ascolto dell’intero disco, perchè è la summa della bravura degli Alix e dovrebbe essere il gonfalone con cui promuovere la musica italiana nel mondo.

Grabriele “Sgabrioz” Mureddu