ANTONIUS REX – Zora

Sebbene la data indicata sia quella del 2010, in realtà Zora è molto più datato nel tempo. Esattamente 32 anni fa – era il 1977 e fu il secondo LP degli Antonius Rex – ma la portentosa etichetta ligure (andate a leggere lo special dedicato alla Black Widow da Perkele) ha deciso di soffiare via la polvere e rimasterizzarlo per un edizione anniversario, come a voler tirare a lucido una piccola gemma degli anni 70.Tutto è stato curato nei mini dettagli: dal suono, all’estetica dell’opera di modo che l’acquisto sia gradevole non solo per le orecchie, ma sia anche soddisfacente alla vista. Foto d’epoca e immaginario vintage grazie ad uno stile che riprende il cniema horror-esoterico tricolore, con tanto di pin-up vampirizzata e mezza nuda. Antonius Rex è solo uno dei molteplici progetti di un grande musicista e polistrumentista, che risponde al nome di Antonio Bartoccetti, un persoanggio nel vero senso della parola (anche qui consigliamo di leggere l’intervista presente su Perkele, per capire il Bartoccetti-pensiero da una fonte più che attendibile). Tuattavia secondo lo stesso Antonius ‘Zora’ è un disco che lascerebbe in cantina, non ha buoni ricordi e non lo rappresenta per nulla.
Accantonando le logiche e la dietrologia, poiché ci occupiamo di musica e solo di musica, siamo in disaccordo con Mr. Bartoccetti. ‘Zora’ è un ottimo disco, avanguardistico e poliedrico e che meriterebbe maggiore visibilità. Sicuramente le canzoni sono orecchiabili e meno sperimentali del resto della produzione, ma la qualità c’è ed è netta. Non c’è solo la voce (e la recitazione) di Antonius, ma anche il suo sodalizio con la bravissima Doris Norton, straordinaria tastierista ed organista, appassionata di atmosfere jazz e kraut. Il disco è un’opera inclassificabile, anche se forse l’etichetta progressive sarebbe quella più naturale ed ovvia: sarebbe, perché si passa da momenti psichedelici ed acidi a discese decadenti ed oscure. Un disco all’avanguardia, che abbonda di soluzioni e di piste da seguire verso il castello di Zora. Un’esperienza da provare e non solo da leggere, perché qui si parla di uno dei chitarristi ed artisti più sottovalutati del panorama italiano, un musicista mai avaro di colpi di scena e di assi nella manica.
In ‘Zora’ si passa dal jazz al prog pre-raffaelita, dalle atmosfere barocche a quelle sepolcrali (“Spiritualist Seance” è per buona parte una sonata d’organo da cattedrale), fino ai percorsi influenzati dal kraut e dall’hard rock targato 70 dei nove minuti conclusivi di “Monastery”. Lasciatevi sedurre dal fascino proibito del peccato, abbondonate ogni resistenza e prendete parte all’avventura di Antonius Rex.

Gabriele ‘Sgabrioz’ Mureddu