ARCHON – Ouroboros Collapsing

Arriva la seconda prova in studio per i newyorkesi Archon, dopo “The Ruins at Dusk” uscito nel 2010. Il quintetto della Grande Mela continua a farsi alfiere di uno sludge doom a tinte gotiche. Però c’è qualcosa che non torna, perché gli Archon non sembrano avere tanto le idee chiare: sembrano vagare alla ricerca di una identità sperimentando soluzioni che non sempre riescono a rendere al massimo.L’apertura del disco è affidata a “Worthless”, brano nel quale atmosfere sinistre e voci evocative si snodano nell’arco di 15 minuti, decisamente troppi. “Desert Throne” ravviva un po’ la situazione, il lungo intermezzo di chitarra riesce nello smuovere le acque della monotonia. “God’s Eye” rimane nella mediocrità, non spicca né per dinamismo né per atmosfera. “Masks” è un altro tour de force di 13 e oltre minuti: prova a recuperare puntando su una parte centrale sommessa che prelude ad un crescendo finale che tende all’epicità.
Insomma, non convince il sophomore degli Archon, nulla si eleva al di sopra della mediocrità, e la monotonia tende a farla da padrona quando i pezzi si ripetono stancamente e non durano mai meno di 9 minuti.

Giuseppe Aversano