ARTEFIX FRAUDIS – The unassuaged’s maze

“The unassuaged’s maze”, primo lavoro sulla lunga distanza per gli italianissimi Artefix Fraudis (dopo il demo “Somnia Aegris”), è un dischetto che catapulta indietro nel tempo, all’inizio degli anni ’90, quando in Inghilterra nacque una nuova ondata che donò vigore ed inventiva al metal. Parliamo della scena gothic doom che sulla scia di acts ormai storici come Anathema e Paradise Lost portò un velo di oscura luce su un movimento ormai privo di mordente.
Gli Artefix Fraudis (progetto nato nel 1999 come band personale di Alessandro Spitale e poi divenuto gruppo vero e proprio con l’ingresso di Fabio Ferrari e Marco Spitale, fratello di Alessandro) si rifanno proprio alle sonorità drammatiche e lugubri che i suddetti colossi hanno portato allo scoperto. Se però gli intenti sono positivi, la realizzazione pratica in qualche punto lascia a desiderare: innanzitutto la voce di Marco, versatile ma poco incisiva e sicura; in secondo luogo la registrazione, che dona scarso vigore alle composizioni; infine alcune pecche in sede di songwriting, evidenti in un brano come “Bleeding eyes”, che vuole essere morboso e pestifero ma alla fine risulta piuttosto scontato.

Le note felici giungono invece dagli azzeccati inserimenti atmosferici donati dalle tastiere di Alessandro (vedi l’”Intro” e la conclusiva, malinconica “Unassuaged we rest”) e dall’aura aggressiva e al tempo stesso catacombale che ammanta “Morbid fantasies” e “Tears of a blossom”, episodi gotici, depressivi e a tratti epici sui quali gli Artefix Fraudis dovranno lavorare in futuro.

Nell’insieme siamo ben oltre la sufficienza, ma manca ancora quello spunto che renda la band acuta e più pungente. Magari proprio il recente inserimento in formazione di Marco Marzolla al basso e Matteo Casiraghi alla batteria servirà a donare nuova forza espressiva al gruppo. Noi ce lo auguriamo vivamente…

Alessandro Zoppo