ATOM MADE EARTH – Morning Glory

Mettere su un progetto di band strumentale pone delle prerogative specifiche: avere qualcosa da dire. Smarcare di lato il triunvirato strofa/ritornello/ponte e dover tessere la trama musicale dal basso è un lavoro difficile, che non a tutti riesce. Mettete poi che alla maggior parte del pubblico il fatto di non potersi attaccare al cantato risulta straniante (ma fortunatamente questa tendenza sembra rimpicciolirsi) e avrete la stima di quanto coraggio hanno i gruppi che decidono di intraprendere questa strada. Gli Atom Made Earth da Ancona dimostrano di averne a palate, così come di azzardo e fantasia, nell’ultimo “Morning Glory”, pubblicato da Red Sound Records.
L’uno/due formato da “Thin” e “October Pale” rappresenta il binomio stoner/space/ambient di band come 35007 e Monkey 3 che si accoccola con le dolcezze dell’orizzonte “Australasia”. Da “Reed” in poi le cose sembrano volgere lo sguardo altrove. Sembra un’immersione, con un tuffo a martello, su tutto quello che i giovanotti hanno ascoltato. Intrusioni jazz rock schizzano indisturbate su atmosfere roots rock (“Baby Blue Honey”, con vaghi accenti funk soul) come bambini dispettosi o deframmentano con ostilità un impianto progressive Seventies (la stessa “Reed”). Nella penultima “StaC” synth e chitarre, nel finale, riportano fortunatamente il risultato a casa, lacerando la visuale e la cognizione del tempo dell’ascoltatore, lasciandolo tramortito e contemplativo, come bong appena spento.
Daniele, Nicolò, Thomas e Lorenzo hanno trovato qualcosa di speciale nel loro modo di esprimersi insieme. Non facile. Non organico. Non omogeneo. Questa è la loro bellezza. Se poi si è interessato a loro James Plotkin per il master, volete altra garanzia per rassicurarvi sulla bontà dell’operazione?

Eugenio Di Giacomantonio

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