ATOMIC BITCHWAX, THE – The atomic bitchwax

Nel 1996 Eddie Glass, in compagnia di Ruben Romano, ha lasciato i Fu Manchu per dar vita ad una nuova creatura, i tanto amati Nebula. Il risultato è stato un ritorno alle sonorità psichedeliche e roboanti che caratterizzarono il capolavoro dei Fu “In search of…” grazie a dischi strepitosi come “Let it burn” e “To the center”, una spanna sopra le future uscire di Scott Hill e soci.
Lo stesso fenomeno è sembrato ripetersi nel 1999 con un altro gruppo fondamentale per l’evoluzione dello stoner rock: i Monster Magnet. Il chitarrista Ed Mundell infatti, pur non abbandonando l’istrionico Dave Wyndorf, mise in piedi una band come gli Atomic Bitchwax (che a dirla tutta jammavano insieme sin dal lontano 1993…) per recuperare le proprie radici e la libertà compositiva smarriti nei Magnet. Il risultato è quasi uguale a quello dei Nebula: i dischi successivi del “mostro magnetico” incespicarono sempre di più in prove incerte ed inconcludenti mentre l’esordio omonimo del guitar hero ha fatto gridare al miracolo.

Purtroppo proprio quest’anno è arrivata la notizia che il progetto Atomic Bitchwax è giunto all’epilogo con “Spit blood”, quindi cogliamo l’occasione per celebrare un lavoro stupendo come il debutto della band. Compagni d’avventura di Ed sono stati Keith Ackerman, drummer potente e preciso, e Chris Kosnik, basso e voce (il quale ha a sua volta creato il progetto Black Nasa). Le sonorità su cui viaggia “The Atomic Bitchwax” sono un calde e pastose: si tratta di un tributo all’hard blues dei ’70, riletto in chiave moderna, votato allo spirito dell’improvvisazione e giocato sulla bravura tecnica e l’ardore passionale di Mundell.
Furiose cavalcate strumentali come “Stork theme” e “Ain’t nobody gonna hang me in my home” si alternano a superbi pezzi di bravura quali la splendida “Hey alright”, “Birth to the earth” e “Shit kicker”, dove il cantato bluesy di Kosnik si contrappone ad uno sbizzarrito Ed Mundell, diviso tra riff ciccioni, assoli al fulmicotone ed effetti psichedelici. Sorprende anche la presenza di due cover: in “Crazed fandango” i Bitchwax rendono omaggio al grande Tommy Bolin (troppo spesso dimenticato da orde di sbarbati che sbavano per gente come Malmsteen…), mentre in “Kiss the sun” tributano i Core di “Revival”, loro superlativo disco d’esordio del 1996.

Un colosso liquido e psicotropo come “The formula” è posto a chiusura del lavoro proprio come marchio distintivo dei tre: drumming variegato e dinamico, basso agile e slabbrato, chitarre indemoniate che debordano in un orgia di umori e visioni del passato…insomma, un must assoluto!

In una fase storica piena di meteore che si affermano per poco e poi scompaiono nel più assoluto anonimato è giusto non far passare inosservata una band di gran caratura come gli Atomic Bitchwax. Il consiglio è uno solo: se ancora non avete comprato questo album correte in un negozio di dischi e fatelo vostro!

Alessandro Zoppo

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