AVVOLTOI – Amagama

È proprio vero che gli Avvoltoi non sono tornati, ma rinati nel vero senso della parola. Ce ne accorgiamo subito, dalla distorsione garage rock di “Storia di una notte”. D’altra parte non ci sono comparti stagni nella musica di Moreno Spirogi: il beat, il garage e l’hard sono tutti incesti tra mamma blues e figlio rock ‘n roll. Sopra, sotto, di lato, ovunque la sua voce a narrare storie di ordinaria provincialità italiana. Amori, amici, scommesse perdute, occasioni perse. Con tutto il rispetto Moreno fa sua la massima motorheadiana born to lose, live to win, anche se gli aggiunge quel tocco scanzonato da entertainer del suo carattere che conosciamo bene.
Gli 8 pezzi più bella cover (stavolta imbevuta fino al midollo di italian beat) di “Un figlio dei fiori non pensa al domani” sono il compendio di quasi quarant’anni di frequentazioni musicali. Gli Steppenwolf tirati per la giacchetta di “Eh Eh Ah Ah”, Canterbury meets cantautorato italiano nella bellissima “Come puoi” e prog Seventies in “Isabel”. Ecco: le donne. Punto focale (doloroso?) nella poetica di Moreno. Sfuggenti, scontente, ma anche forti e pronte al cambiamento, da sempre sono nell’immaginario del rocker croce e delizia. Il nostro non fa eccezione: le guarda, le vive, ne scrive. Con la delicatezza che gli è propria. In questo gli Avvoltoi e il suo promoter principale sono cosa preziosa nel panorama italiano, perché sono lontani dallo stucchevole che l’argomento porta con sé. Avanti così Moreno. Per altri quarant’anni almeno.

Eugenio Di Giacomantonio

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