BANGTWISTER – The moon on a stick

Ultimamente tantissimi gruppi del circuito garage psych stanno venendo alla ribalta grazie a ottimi lavori supportati dalla costanza di etichette discografiche votate al recupero di questo tipo di sonorità. Non ultima ad unirsi a questa schiera è la nostrana Beard Of Stars, label savonese che ha avuto la grazia di riportare alla luce un vero e proprio gioiellino di puro garage heavy psych come questo “The moon on a stick” dei Bangtwister.
La formazione britannica in realtà aveva dato il disco alle stampe per TrapannerHead Music ormai due anni or sono, la BOS ha avuto il merito di recuperare il lavoro e arricchirlo con tre bonus tracks, nella fattispecie i singoli “We’re the reaction” e “Some kinda revolution” e “Your dumb life”, precedentemente presente su “Brainblood Volume 1”, sampler della TrapannerHead.

Per chi non conoscesse ancora questa stupenda realtà britannica, i Bangtwister sono un trio composto da Alasdair Mitchell (voce, basso, tastiere), Gordon Brady (chitarra, voce, organo, percussioni) e Keith Beacom (batteria, percussioni, voce) totalmente devoto al suono garage psych di Stooges ed MC5, condito però da sterzate hard rock e maree di debordanti fuzz e wah-wah, punto che può essere accostato all’operato di Ed Mundell con i suoi Atomic Bitchwax. “The moon on a stick” è un concentrato di pura energia sonora, servito su un vassoio cesellato da ritmiche assordanti, trame fumose e chitarre in preda a travolgenti sbornie lisergiche.

Stooges e MC5 vengono chiamati in causa soprattutto in episodi diretti e martellanti come l’iniziale “White knuckle ride” o la furiosa “Super-heavy black number”, mentre una perla del calibro di “Control” evoca fantasmi hendrixiani nel suo contorcersi tra riff indemoniati ed avvolgenti melodie. Ciò che stupisce è la freschezza di una band che suona un rock da tutti additato come giurassico ma che in questo caso rivive il suo splendore grazie ad uno ardore compositivo veramente esplosivo, personale e mai derivativo. Da lacrime sono alcuni momenti come “Downside up” e “Sleepwalking”, ballate imbevute d’acido che coinvolgeranno anche il più burbero degli ascoltatori, mentre “Birdman” e “The very next pop song” sono l’ennesima dimostrazione di forza di una band che sa unire alla perfezione cavalcate elettriche, break mozzafiato e aperture melodiche.

In conclusione, un solo consiglio: fate vostro “The moon on a stick” e non ve ne pentirete, sono pochissimi i gruppi che al giorno d’oggi hanno tanto feeling e tanto groove come i Bangtwister…

Alessandro Zoppo

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