BLACK ANGELS, THE – Passover

“Illness, insanity, and death are the black angels that kept watch over my cradle and accompanied me all my life”. Sono queste parole di Edvard Munch ad aver ispirato The Black Angels, sei angeli neri che con questo disco d’esordio ci trascinano nel bel mezzo di un vortice sonoro da brividi. Puro rock psichedelico, venato di folk e virato in colori acidi. Sorprende il fatto che il gruppo (Christian Bland, Alex Maas, Stephanie Bailey, Jennifer Raines, Nate Ryan, Kyle Hunt) provenga da Austin, Texas, patria di southern, country e blues. Anche se a pensarci bene è proprio lì che si svolge ogni anno il South By Southwest, uno dei più grandi festival indie. I Black Angels saranno venuti fuori in queste circostanze, forse ibernati per una quarantina d’anni.L’ascolto di “Passover” ci riporta infatti in pieni anni ’60, quando 13th Floor Elevators, Velvet Underground, Pink Floyd, The Doors e Neil Young riscrivevano le coordinate del rock. Ritmiche paralizzanti, vocals straniate, chitarre piene di fuzz e riverberi, drones avvolgenti. Riff secchi che saturano l’aria, un senso di smarrimento per una musica che colpisce dritto al cuore. Canzoni come “Young men dead”, “Black grease” o “Empire” sono emblematiche. “The sniper at the gates of heaven” e “The prodigal sun” rendono omaggio al diamante pazzo Syd Barrett, “The first vietnamese war” ha una melodia che rapisce sin dal primo ascolto, “Better off alone” e “Bloodhounds on my trail” sono gioielli di blues distorto e deviato. La spiritualità di cui è imbevuta “Manipulation” fa il paio con la conclusiva “Call to arms”, la “I’m waiting for the man” dei nostri tempi.
Insieme a Dead Meadow, Dark Fog e Mocassin i Black Angels sono quanto di meglio ci sia da assaporare in ambito acid rock al giorno d’oggi.

Alessandro Zoppo