BLACK BOMBAIM – Titans

Barcelos, Portogallo settentrionale, la città del “Gallo nero”, emblema nazional-popolare portoghese. Da questa anonima cittadina di provincia provengono i Black Bombaim, band dedita alla psichedelia acida e pesante giunta nel 2012 al terzo album in studio, intitolato “Titans”. Il disco è costituito da soli quattro ma lunghissimi brani (denominati semplicemente A, B, C e D con aggiunti i nomi dei musicisti esterni che vi hanno collaborato) che non a caso potrebbero esser definiti come autentici macigni sonori, dei “titani psichedelici” appunto, dove la grande psichedelia dei Sixties (Pink Floyd in primis, ovviamente) si amalgama con i più recenti echi stoner doom e soprattutto con certo heavy psych acido di gruppi come Earthless, Mammatus e Bevis Frond, solo per citarne alcuni.Il primo brano inizia con una cavalcata acida in pieno stile Earthless, seguita da un frenata con un inusuale assolo di batteria che lascia presto spazio ad uno stoner cupo, ossessivo e martellante (è questa l’unica parte cantata dell’album), sostituito poi da una digressione lenta, sinuosa e acustica prima dell’esplosione finale, un autentico conato stoner doom che richiama subito alla mente un certo “Jerusalem”: veramente un gran pezzo!
“B” è nella prima parte un omaggio ai Pink Floyd, quelli più cosmici, psichedelici e dilatati (per intenderci, alla “Careful with that Axe, Eugene”, “One of These Days” o “There Be More Light”), mentre dopo percorre sentieri più elettrici già battuti e che richiamano ancora una volta gli Earthless, gli Ancestors ed altri: ed è qui impossibile non rotear dolcemente la testa e lasciarsi trasportare. Il terzo brano, “C”, è sicuramente l’apice del disco, un calderone psichedelico dominato nei primi minuti dalla sorprendente presenza del sax del redivivo Steve Mackay (già con The Stooges nei primi Anni 70!), un sax alla Causa Sui che scandisce il ritmo e avvolge l’ascoltatore ma che presto viene sostituito da una batteria precisa e incessante e soprattutto da un muro di chitarre acide guidate da quella di un certo Isaiah Mitchell. Proprio lui, il leader degli Earthless più volte citati! Dieci e più minuti di riff incendiari e ininterrotti, un’orgia di wah wah, distosioni, magma fluido fiammeggiante e incandescente. Spettacolare!
La quarta traccia che chiude l’album si presenta con una intro di theremin dai richiami spaziali per poi evolvere in un brano pienamente stoner dominato da basso e chitarre distorte, quasi ci trovassimo di fronte ad una jam dei Blue Cheer. Insomma, “Titans” è un gran bel disco, non una mera riproposizione, ma anzi un album complesso, variegato e destinato a crescere con gli ascolti. In una parola: sorprendente!

Alessandro Mattonai

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