BLAST, THE – Everybody wants to change the world… but not themself

Nuovo prodotto dell’underground italiano, The Blast si propongono a stampa ed appassionati con l’esordio “Everybody wants to change the world… but not themself”. Titolo eloquente per un lavoro molto interessante: rock a 360 gradi, capace di spaziare tra la tradizione rock italiana, crossover, hard dei ’70 e colorate virate psych. Tempesta (voce e chitarra), Sbunna (batteria), Remus (tastiere) e theUnNamed (noise & sounds) – nota negativa per i nomignoli terribili che consigliamo di cambiare – hanno ottime idee e discreta tecnica, sanno creare canzoni piacevoli e mutare bene registro senza mai annoiare l’ascoltatore.Piacciono molto le chitarre sature e distorte che bagnano “I die for all the things she says” e “Baciami”, così come le ‘dolci sfuriate’ di “As I was blind”, “Disperso nell’aria” e “Tossina”, i cui testi in italiano funzionano a dovere. C’è anche il tempo per un paio di ballate (“Unghie rotte (memorie di un condannato a morte)”, “Paracetamol”) – poste sapientemente tra i momenti più tirati per dare maggior respiro al disco – e per qualche variazione elettronica (“Your right”).
A completare l’opera troviamo 3 ghiotte bonus track. La registrazione evidenzia limiti palesi, tuttavia è una buona occasione per farsi un’idea di suggestioni e stimoli che hanno influenzato i quattro. “Il Partigiano John” è ripresa dal repertorio degli Africa Unite e proposta in chiave hard; “Jack Strappamutande” sottolinea la carica dei Blast dal vivo; “Sweet” è una demo che non rende del tutto giustizia sulla bontà della band, ancora lontana dalla maturazione che si può invece apprezzare nel resto del disco.

Alessandro Zoppo