BLOOD THIRSTY DEMONS – Mortal Remains

L’heavy metal merita di ritrovare considerazione, dopo che per troppi anni le derive bombastic – fatte di iperproduzioni fredde, goticismi edulcorati, estremismi claustrofobici quanto sterili, ed epos artefatto – hanno funestato la scena metallica, cosa che ha rischiato seriamente di alienare le simpatie di parecchi rockers sanguigni (e non per forza della vecchia scuola).Molti musicisti hanno saputo reagire con orgoglio dall’interno di questo mondo, senza piegarsi al conformismo imperante per compiacere il pubblico, e la riprova lampante ne è il riemergere di generi ‘tradizionali’ come l’epic e il thrash, rinvigoriti giurando fedeltà alla matrice originale: si è trattato solo di reinterpretare questa musica con la credibile convinzione e pathos finalmente ritrovato, apportando energie fresche che non possono che fare piacere.
Tra i settori più interessanti c’è l’horror metal, quel particolare filone che interpreta le prelibate atmosfere del dark sound psichedelico 60/70 (Black Widow, Agony Bag, Atomic Rooster, Coven) secondo i canoni del power e del doom, e ricorrendo anche a folate thrashy quando necessario. I Blood Thirsty Demons hanno già una discografia sufficientemente copiosa al riguardo, e l’ultimo “Mortal Remains” non fa che confermare la loro totale dedizione ad atmosfere sepolcrali e demoniache, realizzando l’ennesimo disco che impasta i Death SS (periodo Heavy Demons) con Mercyful Fate, Pentagram, Megadeth (primi 3 album), Minotauri, Sarcofagus, qualcosa degli Annihilator, Ripper, Cathedral e Angel Witch.
Dopo la classica maligna intro con tastiere liturgiche e voci sgomente, si può tranquillamente partire per un viaggio grand guignol senza ritorno, tra ululati, nitriti e voce narrante in pieno gothic movie sessantiano, che alzano il drappo a “Symphony of the Grave”: arioso e spettrale (ma pesantemente heavy) traditional metal sabbathiano dotato di accelerazioni power thrash, con tastiere e basso molto dark, e insieme alla successiva “Time to Die” – il cui riff doom portante sembra estrapolata da un disco dei Sarcofagus – inquadrano già quasi completamente il sound del disco.
“Deadly Sins”, “End of Days” e “Welcome to My Funeral”, seguono schemi decisamente consoni a quanto ci si possa attendere: riff taglienti e chorus grezzi ben adatti alla voce posseduta di Christian, arricchite di parti darkeggianti evocative. “Day By Day” si concede a melodie sulfuree con il bell’arpeggio iniziale, per poi incattivirsi con cadenzati fraseggi che portano al crescendo di aspra durezza. Un’altro intermezzo teatrale, fatto di scrosci di temporale e frasi impronunciabili, presenta uno dei pezzi più rapaci, ossia “Upon The Cross”, seguita dall’ottima “Roads of Amenti”, dark-metal molto intenso, con forse le parti solistiche (chitarra e tastiere) e il rifferama migliori dell’intero lotto.
“Mortal Remains” è molto godibile, anche al di fuori della cerchia degli appassionati

Roberto Mattei