BLUE SHOE STRINGS – For a Bottle of Coke

Padova un po’ come Clarksdale, è questo quello che ci vogliono far intendere i Blue Shoe Strings con il loro album di debutto “For a Bottle of Coke”. Clarksdale perché appare evidente, sin dal titolo dell’album (una citazione riguardante il bluesman Son House) che dal sound, l’incredibile passione di questi ragazzi veneti per la musica del diavolo. Un amore, quello per il blues, che viene eviscerato lungo le undici tracce di questo solido album d’esordio. Si parte subito con “Get Lost” e “Heartquake”, canzoni dal groove deciso e dai riff trascinanti, per poi prendere una piega più tradizionale con “Me o’ My, Me o’ Blues”. “I Ain’t” passa un po’ come il momento di stanca ma si recupera subito con “The Knife”, guidata da un riff di chitarra degno del miglior Tim Sult. Se “Dead’s Love Tree” è la ballad, “The Strings Go” è il rock’n’roll più sfrenato. I momenti migliori però si hanno con il dittico “Kimberley Road Blues” e la classica “John the Revelator”, vero e proprio standard del blues reso celebre da Blind Willie Johnson. Quello che traspare da questa opera prima è la sicurezza dei propri mezzi, e l’ambizione del quartetto padovano che tra rimandi classici (Son House, Mississippi Fred McDowell, Muddy Waters) e moderni (Clutch, Five Horse Johnson) cerca una via per creare un proprio sound. Pur non proponendo nulla di innovativo i Blue Shoe Strings riescono a confezionare un lavoro valido, forti di una sessione ritmica trascinante e di un impatto deciso.

Giuseppe Aversano

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