BLUTCH – Fra Diavolo

A quanto pare sono poche le band che in Belgio si confrontano con un certo tipo di musica estrema, ancora più nascoste quelle che prendono come fonte di ispirazione gente stonata come Sleep, Electric Wizard, Yob e Earth. Tra questi emergono i Blutch, trio che molti hanno potuto apprezzare dal vivo in Italia al fianco di altri folli di nome Bongzilla.
Il loro “Fra Diavolo” segue il convincente esordio “Enjoy your flight” e si posiziona su quell’onda lunga che fa dello sludge doom stordente e assatanato il proprio cavallo di battaglia. Dunque ritmiche compresse, tempi ultra slow, vocals cavernose e chitarre che penetrano in ogni singolo centimetro dell’epidermide. Drone metal con i fiocchi, duro, slabbrato, stordente, a volte anche difficile da sopportare e mandare giù, ma assolutamente acido e cattivo come richiesto dai canoni del genere.

A dimostrazione di una certa asprezza d’attitudine e compositiva, tutto il lavoro può essere fatto girare intorno al sesto brano, “Orchid”: 13 minuti di grande sludge ossessivo e squadrato, ricamato su distorsioni ferali e riff che sembrano uscire dall’antro di una sibilla… Ma d’altronde anche le iniziali “Introitus”, “Chromatic thoughts”, la strumentale “Broken breath” e “Bound” procedono come carri funebri in formato panzer che spazzano via ogni tipo di resistenza. A spezzare un po’ questa lunga soffocante litania ci pensano alcuni brani più tosti e veloci (“Light as an elephant”, “Into the pinball”, “A few second”), sempre costruiti su chitarre putride e vocalizzi da strangolo ma meno catatonici degli altri episodi.

A completare il quadro concorrono invece alcuni momenti convulsi e paranoici lasciati volutamente in fondo al disco: gli otto, infiniti minuti di “Pedigree” (doom da macinare i testicoli…) e i dieci minuti primi di “Requiem”, feedback e ronzii insensati presi in prestito dagli dei Earth.

T’Joens, Pascal e Gin sono dei ragazzi abbastanza disturbati. Non contenti della loro insanità hanno deciso di farla riverberare sui poveri ascoltatori. Cosa dire, se questi sono i risultati siamo felici di essere diventati pazzi…

Alessandro Zoppo

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