BRAIN PYRAMID – Chasma Hideout

I Brain Pyramid sono un’autentica bomba. Sul filo elettrico che passa tra Radio Moscow, Blues Pills e i mai dimenticati Josiah, si piazzano loro, in perfetto equilibrio tra aggressività e classe. Come diceva qualcuno, “il tuo è culo, la mia è classe!” e la loro è quella classe simile ad un Bud Spencer, per rimanere in ambito cinematografico: non di forma, ma di assoluta sostanza. Di carne al fuoco ce n’è parecchia in “Chasma Hideout”, sin dal trittico iniziale dove tra riff affilati con l’acido e base percussiva stile Gran Funk siamo di ritorno da Woodstock infangati e strafatti.
Tornano in mente i giorni in cui caricavamo il bong a ritmo di Orange Goblin, Nebula e Atomic Bitchwax. Gran bel pezzo di storia. Ma i nostri il bong lo hanno sicuramente caricato mentre partivano per la tangenziale con gli Sleep: “Lucifer” è doom, lenta e ipnotica come una buona erba. Ma è solo un passaggio, un momento di rilassamento dei nervi che ritornano tesi con “Into the Lightspeed” che come droga preferisce lo speed al THC: cavalcata su puledro indomabile ed incazzato.
La migliore qualità è data dall’uso modico della voce, mai sopra le righe, sempre in funzione del pezzo, e dall’arricchimento compositivo in fase di arrangiamento dei pezzi. In più di un’occasione emergono dal marasma fuzz/psych della chitarra e del basso un moog e delle keyboards che creano una dilatazione space meravigliosa.
Se avete in mente come possa suonare un gruppo di biker cresciuti a heavy psych piuttosto che a rockabilly, avete in mente cosa succede in casa Brain Pyramid. Scorpio Rising diceva qualcuno, il secolo scorso.

Eugenio Di Giacomantonio

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