BROTHERS OF CONQUEST – All the colors of darkness

Rock and roll is under siege! Preparatevi ad un duro attacco, gente, questo è un disco che spacca! Adam “The rock n’roll outlaw” Neal (meglio conosciuto come ex membro di Nashville Pussy, Nine Pound Hammer e The Hookers) ha assemblato insieme ad altri quattro balordi un concentrato di rock selvaggio, metal, punk e southern da lasciare a bocca aperta! E’ davvero incredibile la carica e l’eterogeneità che questo “All the colors of darkness” (titolo ispirato ad un film di Sergio Martino, ed infatti le tematiche e l’artwork sono costellati di morti, streghe, vichinghi e torture medievali…) sa dispensare: l’iniziale “Kill for rock n’ roll” è esemplificativa della proposta, ricca com’è di chitarre heavy targate Judas Priest e Iron Maiden (opera di Tony Rivers e Ian Spiders), ritmiche e cori punk (ottimi il basso di Rodney Roads e il drumming di Z.Z. Priest) e la voce sguaiata e roca di Adam, introdotta in questo caso da lugubri rintocchi di campane.
Recentemente mi era capitato di sentire qualcosa di simile solo dai Boulder, ma qui siamo su un terreno diverso, perché la band ha scaltrezza da vendere…questi cinque simpaticoni sanno mischiare le carte in tavola, passando agilmente da momenti southern-punk come “Holy trasformation”, terreno di incontro tra Misfits e Dixie Witch, a bordate sudiste lerce e impregnate di whiskey come nella meravigliosa “Hot southern nights” (il titolo dice già tutto…), mid tempo esaltante in quanto a intensità e dal chorus da cantare lungo polverose highways in cerca di un bar in cui sgolarsi l’ennesima birra. “Curse of the witch” fa tornare di nuovo alla mente quel satanasso di Glenn Danzig, ma in questo caso le chitarre ricamano riff e assoli ricoperti di colate metalliche, stessa scia seguita da “Sweet little Connie”, song dall’impatto mastodontico dove le vocals in formato carta vetrata di Neal sono anche capaci di creare un giusto impasto melodico, perfettamente mescolato all’ascia furibonda di Rivers.

Quando cala il buio arriva “Evil realized” a tempestare i nostri sogni più oscuri con chitarre di marca Black Sabbath e un refrain dal mood punk, mentre “Monster creator” pigia maggiormente sull’acceleratore fondendo Saxon, MC5 e Antiseen…un cocktail da brivido! Già immagino punkers e metalheads seppellire la storica ascia di guerra che li divide e danzare furiosi su una track come “Higher”, talmente anni ’70 da non far rimpiangere quei bei tempi ormai passati, rinvigoriti solo dalla potenza massiccia che questi ragazzi sanno trasmettere…l’incipit di “Gravel roads” è puro metal, tirato e compatto, un episodio che trascina vorticosamente in un gorgo oscuro e selvaggio (grandiosi i dialoghi tra i due axemen!) prima della conclusione definitiva affidata a “Say goodbye”, sentito saluto carico di passione, attitudine punk e assoli dannatamente coinvolgenti.

Il rock sporco e cattivo è risorto e ciò è avvenuto grazie a questi nuovi messia, dei fuorilegge al di là di tutte le etichette e le categorie, unici e inconfondibili…Brothers Of Conquest want you to kill for rock n’ roll! Buy or die!

Alessandro Zoppo

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